Nbv, il Covid picchia duro sugli sponsor

Le maglie bianche utilizzate nella gara contro Cisterna non sono passate inosservate e sono state oggetto di diverse critiche da parte dei tifosi. In campo sembrava ci fosse una squadra che, dimenticata a casa la divisa ufficiale, fosse scesa in campo con quella da allenamento. Quelle indossate dai giocatori, infatti, sono parse più maglie bianche di cotone che di tessuto tecnico. Poco aderenti e per niente “stilose“. Ma quello che ha colpito di più e che è subito saltato all’occhio al di là dell’aderenza o meno dei tessuti è stata l’assenza quasi totale degli sponsor. Ecco tutto quel candore. A parte i marchi delle aziende dei soci della Nbv Verona, quello tecnico Erreà, e quello di Just, che era il match sponsor, c’era il vuoto. O meglio, il bianco. Forse era una maglia dedicata esclusivamente a Just, ma è anche vero che nemmeno la maglia nera è tanto diversa e, a parte qualche marchio in più come Velox Servizi, Karrelle e Agsm su quella del libero, non c’è altro. Insomma, domenica, contro Cisterna, si è mostrata in tutta la sua drammaticità la difficoltà che sta attraversando la pallavolo di alto livello a Verona. Quelle maglie bianche così vuote hanno raccontato meglio di qualsiasi altra parola il momento difficile del nostro volley in Superlega e che, per adesso almeno, è praticamente tutto - ma con impegni finanziari abbastanza diversi tra di loro - sulle spalle dei quattro soci e delle loro aziende: Stefano Magrini, Andrea Corsini, Luca Bazzoni e Gianmaria Villa che, a fronte di enormi sacrifici, riescono ancora (ma per quanto?) a garantire la presenza di una squadra in Superlega. Che costa considerato che solo l’ingaggio di Kaziyski è di circa 300mila euro l’anno. Più le tasse. O di Boyer e Jaeschke, gli altri pezzi da novanta, che valgono altri 400 mila euro... Per non parlare poi di tutto quanto è necessario a mantenere una squadra con staff, spostamenti, organizzazione e, adesso, pure i protocolli sanitari. Ricordiamo che Verona, dopo il divorzio con Calzedonia, è l’unica formazione del campionato a non avere un main sponsor. La società, come dicono, è stata a un passo da un accordo con un importante marchio straniero, ma, alle battute finali, si è fermato tutto. La recrudescenza del Covid ha fatto battere in ritirata la multinazionale. Che aspetta tempi migliori. Ma a guardare le maglie, e confrontandole, per esempio, con quelle della scorsa stagione, non è stata l’unica azienda a battere in ritirata: oltre a Calzedonia mancano gli stemmi di Forno Bonomi, Bolla, Sorella Ramonda, Vanni auto, Pellegrini, Hikoki, Vetrocar, Gls, Pata snack... Ci sono altri partner, magari minori, menzionati sul sito del club, ma per ora non appaiono sulla maglia. Pesa sulla stagione e sullo sport in generale l’enorme crisi economica generata dal virus. Un’azienda fa fatica a sponsorizzare una squadra, tanto più se poi non ha nemmeno visibilità. I palazzetti sono tornati ad essere vuoti dopo l’ultimo Dpcm (ma prima con la capienza al 15%) e di sicuro, nonostante il credito d’imposta, un’impresa non è incentivata a investire nello sport. Taglia le spese e aspetta tempi migliori. Se ci saranno. Il futuro del volley di alto a livello a Verona per ora è aggrappato agli sforzi economici della società. Ma quanto potrà resistere? •

Marzio Perbellini