L'intervista

Juanito Gomez: ««Voglio scrivere ancora belle storie»

Da una sponda veronese all’altra. Juanito Gomez con la maglia del Legnago contrastato da Manuel Daffara durante uno dei derby dello scorso anno. I due sono ora diventati compagni di squadra
Da una sponda veronese all’altra. Juanito Gomez con la maglia del Legnago contrastato da Manuel Daffara durante uno dei derby dello scorso anno. I due sono ora diventati compagni di squadra
Da una sponda veronese all’altra. Juanito Gomez con la maglia del Legnago contrastato da Manuel Daffara durante uno dei derby dello scorso anno. I due sono ora diventati compagni di squadra
Da una sponda veronese all’altra. Juanito Gomez con la maglia del Legnago contrastato da Manuel Daffara durante uno dei derby dello scorso anno. I due sono ora diventati compagni di squadra

Il lungo viaggio di Juanito Gomez non è ancora finito. Più forte del tempo, come l’amico Toni di cui al Verona è stato il partner perfetto. Sempre lì Juanito, il sorriso di chi sa tutto o quasi in anticipo e la voglia di rimettersi in gioco come se non avesse già fatto vedere di che pasta è fatto. «Mi sento bene, sono carico. Soprattutto», spiega Gomez, «so di poter dare ancora molto. Anche alla Virtus. E non vivere solo di passato».

 

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Ora manca solo Hallfredsson... Arriva anche lui però, per la Virtus ma anche per me è un’ottima notizia. Bello ritrovarlo, per quello che abbiamo fatto insieme al Verona e per quel che proveremo ancora a fare. Uno come Emil poi è sempre bene averlo dalla propria parte.

Trentasette anni e sentirli quanto? Il giusto direi, alla mia età bisogna soprattutto sapersi gestire. La carta d’identità a volte te la fa pagare cara. Ho un personal trainer, tre volte a settimana lavoro con lui. Qualcosa mi manca, ma mi sto allenando duramente per mettermi alla pari coi miei compagni.

Torna mai indietro a ripercorrere la sua storia? Capita sì, il primo pensiero è che sono stato fortunato per aver giocato tanti anni nei professionisti. Poi il Verona, tanta Serie B e A, tante gioie. L’Hellas mi ha lanciato nel calcio che conta, non potrò mai dimenticarlo.

E adesso? Voglio continuare a scrivere storie belle, stavolta per la Virtus. Sono felice di aver firmato, conoscevo l’ambiente, so quel che può darmi. E io dare alla società.

Gomez con Hallfredsson.Si ricostituisce la coppia dell’Hellas
Gomez con Hallfredsson.Si ricostituisce la coppia dell’Hellas

Magari un giorno scriverà un libro sulla sua carriera... Non sono sicuro di avere abbastanza argomenti, per scrivere un libro bisogna aver avuto una vita che meriti davvero di essere raccontata. Non so se ne varrebbe la pena leggerlo. Di sicuro Fresco ha molti più argomenti di me. Una vita dedicata alla Virtus è già un libro.

I gol alla Juve li rivede ancora? Se non lo faccio io c’è sempre qualcuno che me lo ricorda. Le immagini qualche volta me le rivedo ancora. Bell’effetto che fa. Anche se ho ancora tutto in testa, non potrebbe essere diversamente.

Argentino di Reconquista: mai incrociato il suo concittadino Batistuta? Sono nato lì, ma ho vissuto fin da bambino a Buenos Aires. Ho lasciato Reconquista piccolissimo, per la verità non so neanche dove abiti. Resta comunque uno dei miei grandi idoli da ragazzino. Come Maradona, ovviamente.

Il feeling con Fresco? Prima di tutto ho rispetto per lui. Lo merita. Oltre quarant’anni per la Virtus è qualcosa di straordinario. Potevo firmare anche l’estate scorsa, poi le strade non si sono incrociate. Adesso sì, sono contento sia andata tutto per il meglio. Mi auguro di ripagare tanta fiducia.

La sua idea di fondo sulla Virtus? Quando ci ho giocato contro mi ha sempre fatto una grandissima impressione. Già col Gubbio, ma anche col Legnago. Una bella famiglia la Virtus. Ancora non conosco benissimo la squadra, datemi il tempo del ritiro prima di un giudizio. Per la Virtus parla comunque il suo recente passato, i quattro campionati di fila in Serie C e la continuità acquisita in una categoria per niente semplice. Sono fiducioso anche per la prossima stagione.

Che coppia sará Gomez-Danti? Conosco Mimmo, mi sono già allenato in passato con lui. Giocare con chi sa giocare a calcio è bello. E lui è proprio bravo. Calcia di destro e sinistro, vede la partita, la vive intensamente, ha la giocata sempre pronta, capisce le cose in campo un attimo prima. Danti ha qualità vere.

Se la sente di promettere almeno dieci gol? Premetto: il risultato di squadra viene sempre prima di quello individuale. Detto ciò, chiaro che un attaccante vive per segnare e io ho ancora fame di gol. Arrivare in doppia cifra sarebbe bellissimo, specie ora che non sono più giovanissimo. Non conta però. Gli attaccanti, c’è poco da fare, vengono presi per far segnare. O per far segnare gli altri. Quel che voglio fare io. Guardando agli interessi della squadra e dei compagni. Poi vengo io, ma solo perché faccio parte di un collettivo.

Suggerimento a Pellacani? Quanto sarà diverso giocare nel Pescara rispetto alla Virtus? Ha già dimostrato di valere tanto, l’ho sempre elogiato prima di trovarmelo di fronte da avversario. Ora che avremmo potuto giocare insieme lui se ne va. Peccato, mi dispiace vada via ma per la sua crescita Pescara non può che essere una tappa utilissima. Contenti tutti. Ora però dovrà mostrare quel di cui è capace anche in un contesto più complicato, soprattutto dovrà mettersi nell’ordine delle idee di vincere e salire in B dove Pellacani potrebbe stare benissimo. Vincere non è facile però. Se non ottieni risultati sarai sempre a metà strada. Puoi essere bravo finché vuoi, ma se non vinci il salto vero non lo fai. È una regola per tutti. Per me, per Jorginho, per Hallfredsson. Non si scappa.

Cosa non è andato a Legnago? Siamo partiti male, ma anche con l’andare della stagione non siamo mai riusciti veramente a cambiare l’inerzia. Mi spiace tanto per i ragazzi, per la società e soprattutto per il presidente Venturato. Persona seria, appassionata, di parola, deciso a fare le cose fatte bene. Peccato».

La prossima Serie C? Dura come sempre, ma anche difficile da gestire con l’impiego dei giovani. Giusto farli maturare coi giusti tempi ma sempre tenendo conto che la marcia in più, al di là degli elementi più esperti, dovranno darcela loro. Io sarò lì, a guardare le spalle a tutti.

Alessandro De Pietro