L'analisi

Xavier Jacobelli avverte il Milan: «È l'Hellas il diavolo»

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Gianluca Caprari
Gianluca Caprari
Gianluca Caprari
Gianluca Caprari

«Mi sono innamorato di mia moglie Cecilia passeggiando una sera insieme a lei. Eravamo a Castelvecchio». Se Giulietta e Romeo sono leggenda o la prima grande trovata di marketing dell’Italia del Dopoguerra, la magia della nostra città rimane intatta. A raccontarla non è un calciatore ma chi ha raccontato e ancor oggi racconta, le vicende pedatorie. Xavier Jacobelli è Tuttosport, da sempre ma non solo. E la parte romantica in lui che ci presenta Verona-Milan, partendo dall’amore.

«Con Cecilia abbiamo raggiunto vette elevate, che sono Edoardo, Maria Luisa e l’ultimo nato Lucas. Adoro Verona e i veronesi che sono un po’ come noi bergamaschi: gente che ama il lavoro. L’Arena è il luogo che preferisco e Cecilia fa un ottimo risotto all’Amarone. Dov’ero il 20 maggio ’73? Non ricordo, avevo tredici anni e non ero al Bentegodi».

 

L’impermeabile di Sacchi. Jacobelli però, come tanti altri, era allo stadio quando Davide Pellegrini tolse di fatto il secondo scudetto al Milan. «Era il 1990. Ricordo Arrigo Sacchi» racconta il direttore di Tuttosport, «che prende la via del tunnel là verso la curva di Maratona. In campo era successo di tutto. Sia il Milan che l’arbitro Rosario Lo Bello non erano particolarmente in forma». Xavier Jacobelli, il Diavolo lo segue ancora, anche se non come all’epoca di Capello. «Feci per sette anni l’inviato. La notte di Atene col 4 a 0 al Barcellona e la relativa conquista della Champions, fu un grande momento. Il Diavolo giocava a memoria. Tra l’altro, nei giorni scorsi, ho sentito mister Capello. Il Milan attuale, per lui, è all’inizio di un ciclo. Tanti giovani che sono cresciuti pian piano. Loro rappresenteranno il futuro. Bravo Pioli che da quel 5 a 0 a Bergamo contro l’Atalanta quando aveva appena sostituito Giampaolo in panchina, ha saputo crescere anno dopo anno».

 

Un grande club. Jacobelli ha grandi parole anche per il club. «Ivan Gazidis ha portato coraggio, determinazione, idee ed esempi. Pur provato da un tumore alla gola, non ha mollato un centimetro. Maldini e Massara si completano. Ora con Investcorp il futuro appare radioso. Col Fondo del Bahrain, dopo la grande ristrutturazione di Gazidis, il Milan potrà tornare ai fasti berlusconiani».

E il Verona? «Non so se Setti voglia realmente vendere» racconta Jacobelli, «certo non è facile continuare a rimanere a questi livelli con plusvalenze e diritti televisivi, però la società è lanciata. Credo che Tony D’Amico e soprattutto Igor Tudor in campo, abbiano fatto un grandissimo lavoro. Il Verona a tratti quest’anno ha giocato il miglior calcio in Italia. Quei tre davanti sono irresistibili. Chi mi piace dell’Hellas? Dico Montipò. Lo seguivo fin dall’Under 21. È un portiere dalla grande tecnica e qui a Verona sta trovando la giusta consacrazione. E dico Caprari. Il suo gioco mi esalta. Dopo la partita commiato del gruppo dell’Europeo a Wembley fra Argentina e Italia, sono convinto che Roberto Mancini convocherà Caprari. Non può ignorarlo».

 

Bagnoli e Faraoni. La città e le sue icone sportive che entusiasmano Xavier Jacobelli. «Cinque anni fa circa, quand’ero al Corriere dello Sport Stadio, venni ad intervistare Osvaldo Bagnoli» prosegue, «Ma lo sapete che terminata l’intervista, mi accompagnò con la sua auto in stazione a prendere il treno? Capite la grandezza del personaggio. Come Joe Jordan che da Bristol viene per l’ultimo saluto a Ciccio Mascetti». La chiacchierata è piacevole, Jacobelli ogni tanto aggiunge qualche tassello: «Dimenticavo, a parte Barak uomo ovunque, stupisce sempre di più Davide Faraoni. Guardatelo bene in campo. È un vero leader. Domenica sera al Bentegodi sarà un’emozione fantastica. Tanta tifosi con il Milan a 270 minuti dallo scudetto e il Verona, incredibile ancora l’Hellas, che si porrà come ostacolo al titolo rossonero. La squadra di Pioli farà bene a non rilassarsi un secondo, perchè i gialloblù sono fortissimi. Sarà una serata di grande calcio con un incontro spettacolare. L’Hellas è un diavolo».

Gianluca Tavellin