L'analisi

Tudor ha nel mirino i 30 punti di Juric, l'Hellas ha le carte in regola per l'Europa

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Antonin Barak, un "direttore d'orchestra" dell'Hellas Verona
Antonin Barak, un "direttore d'orchestra" dell'Hellas Verona
Antonin Barak, un "direttore d'orchestra" dell'Hellas Verona
Antonin Barak, un "direttore d'orchestra" dell'Hellas Verona

Avanti così. Il Verona di Tudor in appena dieci giornate ha cancellato il ricordo di quello di Juric. Non si sente più parlare nè di Pessina, nè di Kumbulla o Silvestri e neppure di Zaccagni, l’ultimo «Eroe del Bentegodi» emigrato altrove. Frenetica la vita, il calcio e anche il club. Di Francesco è passato come un soffio di vento e con lui anche quello che doveva essere il nuovo leone gialloblù: Martin Hongla. Nel dimenticatoio pure Lasagna, che l’altra sera ha parlato fitto fitto per almeno venti minuti con Federico Pastorello, il suo agente. Pure Cancellieri, Under a parte, è rimasto coinvolto dallo tsunami Tudor. Anche Magnani resta a guardare.

Igor ha battezzato la sua squadra, e che squadra. A due punti dall’Europa dopo una partenza da retrocessione sicura. Cinque vittorie su cinque in casa, come con Mandorlini nel 2013, quattro pareggi ed un solo ko. Una formazione che si esalta al Bentegodi, mentre fuori casa è un ostacolo difficile da superare per molti. Alla «follia» di Juric, padre padrone, si contrappone l’essenzialità di Tudor che non soffre di gelosie e conduce con serenità, forse il Verona più completo in attacco dell’era moderna. Solo in due circostanze nei dieci incontri con Igor in panchina, i gialloblù hanno segnato appena, si fa per dire, una rete. A Napoli e Udine. Per il resto 2, 3 o 4 gol a chiunque. Ed anche con l’Empoli, ha potuto più l’attacco della difesa.

 

Un angelo e una pantera

Barak e Tameze. Loro hanno deciso la gara. Non solo per i gol o gli assist ma per quello che hanno prodotto. Adrien scivolava sinuoso nella ragnatela predisposta dall’Empoli mentre “Toni“ cercava la giusta luce. Agevolati dall’ingresso di Lazovic, hanno spaccato l’incontro.

 

C’è play e play

Il calcio moderno, etichetta cara alla Grande Olanda, presuppone l’impiego di tre registi. Nel caso del Verona, Gunter veste i panni di Bonucci per intenderci, Veloso nel mezzo e Barak in attacco. Il portoghese aggredito, è stato sorretto da uno straripante Tameze e il turco è incappato nel solito errore. Qualcosa bisognerà pur fare per Koray, visto che la dinamica dei suoi lisci parla di palloni che giungono da destra. Stupisce perché un centrale e mancino naturale, casomai, dovrebbe avere difficoltà con cross che spiovono in area dall’altra parte e non il contrario.

 

Lotta continua

Nessun abbinamento terroristico, per carità, ma sono forse le due parole più dense di significato, per esaltare la prova di Giovanni Simeone. Il Cholito ha dato vita con l’azzurro Luperto ad un duello in stile Anni Settanta, bello come i calzettoni calati sulle caviglie di Barak, altro fermo immagine di un’epoca un po’ più in là come cantavano i Gatti di Vicolo Miracoli.

Il centravanti gialloblù è stato picchiato in maniera leale dal suo controllore. Ovvero in ogni entrata decisa di Luperto, il rischio di farsi male era per entrambi e non solo per Simeone. Il Cholito ha fatto reparto da solo ed è stato una costante minaccia per la difesa toscana. Non ha segnato ma ha sgobbato molto per far sì che altri compagni trovassero la via del gol.

 

Cosa farà Setti?

Domanda lecita, soprattutto dopo aver visto la tribuna che pullulava di osservatori e non solo di club italiani. Barak, Simeone e Tameze i pezzi da novanta. La salvezza è ancora da ottenere ma è fuor di dubbio, che questa squadra ha le carte in regola per crescere ancora. Tanto da avvicinarsi a quei 30 punti, con relativo ottavo posto, ottenuto nella passata stagione con Juric dopo il girone d’andata. Ci sono 18 punti a disposizione per Veloso e compagni. Ne basterebbero 11. Non vendere nessuno dei top player a gennaio, significherebbe molto per i tifosi. Nonostante il Covid e i mancati introiti, l’ottima gestione del club e le plusvalenze di questi anni, hanno portato una certa serenità all’interno dell’azienda Hellas Verona.

Gianluca Tavellin