L'intervista

Henry: «L'Hellas è il massimo. Avevo preso casa 20 giorni prima di firmare»

L'attaccante del Verona si racconta: da Venezia a Verona passando per il quasi omonimo Therry, Lasagna e Haaland
Thomas Henry e l'autografo per i lettori de L'Arena
Thomas Henry e l'autografo per i lettori de L'Arena
Thomas Henry e l'autografo per i lettori de L'Arena
Thomas Henry e l'autografo per i lettori de L'Arena

L’appuntamento è per le 11,45 fuori dal ristorante del Club Hotel di Peschiera, a due passi dal campo. Thomas Henry è puntualissimo, come quando arriva il cross giusto in area di rigore. «A proposito» ci dice con un sorriso e in un italiano perfetto, «ho fatto tre gol, non due». Fatale la schiena di Audero nella rete con la Samp. Thomas è un ragazzo semplice, sorridente. A vista non ha tatuaggi. È già un segnale per un bomber che ricalca le figure mitiche del passato. Quelli che il numero 9 si perdeva in mezzo a due spalle da centrattacco.

 

«L'Hellas è il massimo»

«Ho voluto Verona» racconta, «per me è stato facile. Quando Marroccu ti chiama spesso e con lui Cioffi, è normale scegliere qui. Voglio crescere e l’Hellas oggi è il massimo. Città stupenda, club solido e tifosi caldi. Non potevo trovare di meglio». Per tanti che volevano andarsene, un calciatore che aveva preso casa in centro tre settimane prima di firmare. «Come lo sai?» sorride Thomas, «non si può dire. Però è così. Sono nuovo qui ed il mio lavoro è fare il massimo per la squadra. Non sono i miei compagni che devono cambiare per me, ma il contrario. All’inizio sono arrivato tardi in ritiro ma ora sto bene e mi sento parte di questo gruppo con equilibrio».

 

Il giacobino dell'Hellas

Sorride spesso Thomas durante l’intervista, quasi a scusarsi se non azzecca qualche termine. «Sai per me» ammette il francese, «ora è più agevole perché la lingua non è una barriera. L’anno scorso lo era». A vederlo sembra un esponente della nobiltà francese prima della Rivoluzione ma in campo, Henry si trasforma come un accanito giacobino. Ride e poi risponde: «Non voglio perdere. Non ce l’ho con gli arbitri o con gli avversari. La Serie A è difficile e voglio impormi in tutti i duelli. Sono così e non è perchè non rispetto l’avversario». Henry non ama parlare, vuole prima dimostrare. «Non so se posso arrivare a 14 gol. Ma vi posso assicurare il massimo impegno per la squadra e il rispetto verso ai nostri tifosi. Non voglio fare solo gol. Al Napoli ho segnato sì, ma non sono contento di quello che ho fatto in campo». 

 

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L'intesa con Lasagna

E poi, sempre in quella partita hai rotto un dente a Lasagna. «Mi dispiace ma non l’ho visto dietro di me. Succede. Ero felice per il gol. Comunque posso dire che con Kevin mi trovo molto bene. Lui attacca la profondità mentre io vado incontro come mi dice sempre il mister». Scendono le scale dell’hotel per andare in sala a mangiare Hien, Doig, gli inseparabili Terracciano e Coppola. Henry ha un sorriso per tutti. Gli chiediamo chi l’ha aiutato ad inserirsi, forse Tameze? «Sì, però non ho avuto il problema della lingua» prosegue il numero nove gialloblù, «A me piace parlare l’italiano e poi si va con l’inglese. L’anno scorso a Venezia ho fatto fatica ma qui sto andando bene con la vostra lingua. Sono molto contento di essere un riferimento per Josh (Doig ndr) per l’inglese. Lui ha bisogno ora. Anche per me è importante e stimolante sapere tante lingue. Doig? È bravo e un buon ragazzo. Uno scozzese fatica di più ad inserirsi per via dell’italiano. Ma ha tanta volontà ed io l’aiuto volentieri». Dal più giovane al più anziano, l’ex Venezia non ha dubbi: «Miguel Veloso». Perchè? «La sua carriera parla per lui e poi è un esempio per tutti. Se devo dare un nome è quello. Tutti i giocatori dell’Hellas sono i più forti con i quali ho giocato. Lo dico rispettando gli ex compagni di Venezia e quelli del Belgio». Qual è il tuo idolo? «Guardo un po’ tutti i giocatori. Quando ero giovane guardavo Thierry Henry ma ora sto seguendo molto Benzema e Haaland». Ma Thomas non si ferma agli attaccanti che vanno per la maggiore. Ingoia letteralmente ore e ore di video degli altri campionati. «Sono curioso e voglio imparare».

 

Senza nostalgia

Da due mesi vive e lavora a Verona ma non sembra avere particolari nostalgie. «D’accordo mi mancano i miei amici e la mia famiglia. Alcuni di loro sono già venuti a vedermi, a trovarmi. Ma non voglio tornare in Francia. In Italia e prima in Belgio, ho avuto e avrò l’opportunità di fare esperienze diverse. Un giorno tornerò a casa ma ora voglio girare il mondo e fare bene qui al Verona». Finora non è andata poi così male ad Henry. Prima Venezia e poi la città di Romeo e Giulietta. «Bello vero? Adoro passeggiare in mezzo alla storia. Ho visto l’Arena e il famoso balcone. Mi hanno rapito le piccole strade del centro e poi le paste». La pasta o i dolci? «I dolci, ma non posso esagerare. Con mio papà mi sono concesso un bicchiere di vino ma vado ad acqua o tè alla pesca». Le giovani tifose dell’Hellas rimarranno deluse, perchè Thomas è fidanzato. «Si con Victoria. Lei è per metà italiana. È calabrese. Hobby? Non ne ho. Sono una persona semplice, mi piace prendere un gelato e passeggiare per Verona. A me piace scoprire la città e il Lago di Garda».
Ecco il nuovo centravanti gialloblù, al quale l’Hellas chiederà i gol per la salvezza. Ora testa a Lazio e Fiorentina. «È la Serie A» chiude il bomber, «pure per questo sono qui. A San Siro ho segnato, all’Olimpico no». C’è sempre una prima volta, merci, Thomas Henry.

Gianluca Tavellin