Setti e poi Caprari Dominata al Picco la partita più lunga

Esplode la gioia  L’abbraccio del Picco tra il ds Tony D’Amico e Igor Tudor FOTOEXPRESSSpuntano le ali Caprari si consegna al popolo dell’Hellas, accompagnato da Lasagna e Simeone FOTOEXPRESSApplausi Ivor Pandur
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Ha vinto il Verona, evviva il Verona. Basterebbe quest'inciso per commentare la partita più lunga della recente storia gialloblù. Un tifoso, appena l'incerto Mariani di Aprilia ha fischiato la fine, ha scritto due parole semplici semplici: «Grazie Asl». Può esserci scappata una risata. Alla fine però, c'è un po’ di verità. In molti dibattono pur non conoscendo le sfumature della «partita più lunga». I gol di Caprari, la felice giornata di Lasagna e le parate di Pandur, sono figlie di una gestione maniacale da parte del Verona e corretta dall'Ulss 9. La società ha espletato tutto il ciclo di vaccinazioni previsto e con loro pure i tamponi necessari. Non una cosa scontata visto il resto della serie A. Di questo ne sa qualcosa l'ex medico sociale gialloblù Roberto Filippini, che da Ortisei ha diretto tutte le operazioni necessarie affinché la carovana gialloblù potesse partire per La Spezia. Già il il Roby, uno della «Vecchia Guardia». L'Hellas si è presentata ed ha vinto grazie a se stessa e, perché no?, a quanti l’hanno aiutata nei giorni precedenti la gara del «Picco». Più forti dell'Inter Maurizio Setti e Tony D'Amico sono stati più forti dell'Inter e di Marotta, che ieri ha mostrato un po' la corda con un’uscita poco felice. «Non capisco la posizione del Verona» ha detto il dirigente nerazzurro. La battaglia è stata fatta da una parte e dall'altra. Così proviamo ad interpretarla. Un po' di pianto, che nel calcio italiano e non solo, è la base per il successo, e molta fermezza. In questo è stato deciso il presidente Setti. Il pilota di Manila, fedele alla sua professione di imprenditore tessile ha sempre sostenuto la necessità di andare avanti. Il movimento rappresenta la quarta azienda del Paese. La Pandemia finora è costata al calcio italiano 1,2 miliardi di euro. Rispetto alla stagione 2019/’20 si è registrato un calo del 3,5% di iscrizioni di club e il 2,8% di tesserati. Cifre che fanno riflettere. Se si ferma il pallone, si deve fermare anche il resto dell'economia, il ragionamento del presidente Setti, che non fa una piega. Tony, Igor e Gianluca Sul campo, il resto l'hanno fatto questi tre. D'Amico inviso ai giornalisti di un tempo (ne sono rimasti?), vieterebbe perfino a se stesso, di entrare a Peschiera, per difendere la squadra e non solo in periodo di coronavirus. Ha occhi vispi e muscoli nevrili, tanto da saltare in braccio al Gigante di Spalato a fine gara. Tony ha gestito, insieme a tutti gli uomini del Presidente, sia l'aspetto politico che tecnico della vicenda. Tudor invece, è stato capace di motivare tutti, anche se alcuni giocatori li ha visti solo, poco prima del match. Riguardo alla perfetta lettura tattica dell’incontro con lo Spezia, è singolare, come a volte gli allenatori che sono stati calciatori, compiano delle trasformazioni. In passato Emiliano Mondonico da grande fantasista in campo, più o meno un Caprari di oggi, è divenuto un difensivista in panchina. Tudor sta facendo il percorso contrario, come ha smascherato, ancora una volta, Erlic a La Spezia. Bravo però il mister che a fine gennaio «rischia» di avere già raggiunto l'obiettivo salvezza. Ed infine Caprari, attaccante unico in Italia, in quanto atipico. Sono dolori quando l'avversario non riesce a sporcare il suo raggio d'azione. Va a destra e sinistra, avanti e dietro. Un numero dieci di impostazione sudamericana, che usa destro e sinistro indifferentemente. Batterà il suo record di nove reti in serie A, statene certi. Un pensiero va al giovane Pandur per l'applicazione mostrata. A La Spezia è stato determinante insieme ai tre dietro: Casale, Gunter e Ceccherini. Se solo la difesa avesse un po' più di filtro davanti, vedremo un Hellas ancor più vincente. Buona la prima e avanti, vaccinati gialloblù. •.

Gianluca Tavellin