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L’uomo della svolta

Salvetti fa l’assist al Verona: «Saponara? Sempre in campo»

Anche per gli ex Beppe Colucci, Bruni e Ferrarese è difficile rinunciare al talento forlivese, che può giocare anche trequartista
Estro Saponara 
al tiro allo stadio Olimpico Grande Torino contro i granata di Juric FOTOEXPRESS
Estro Saponara al tiro allo stadio Olimpico Grande Torino contro i granata di Juric FOTOEXPRESS
Estro Saponara 
al tiro allo stadio Olimpico Grande Torino contro i granata di Juric FOTOEXPRESS
Estro Saponara al tiro allo stadio Olimpico Grande Torino contro i granata di Juric FOTOEXPRESS

Saponara sì, Saponara no. Questo il dilemma nella testa di Baroni. Tra forma approssimativa, incomprensioni e, diciamolo pure, cocciuttagine del tecnico, il giocatore più talentuoso della rosa dell’Hellas, non ha nemmeno messo insieme centocinquanta minuti di gioco. Acquisto sbagliato? Per il momento sì. Ma nel 4-3-3- del «New Deal» che scatenerà, si spera, Baroni contro il Lecce, troverà posto.

Chi ha fatto l’esterno alto o il trequartista nel Verona, prova a sbilanciarsi. «Saponara è un grande giocatore» esordisce Claudio Ferrarese, ora nell’area tecnica della Lucchese, «Ha la stessa qualità di Verdi, però lo vedo più sull’esterno sinistra o che si accentra e gioca al limite vicino alla punta centrale. Non so quanto dinamismo possa avere per stare sulla corsia laterale. Per me è un fantasista. Assomiglia più a Beppe Colucci che a me. Vedrei più Lazovic sull’esterno. Ma a Saponara in questo Verona un posto bisogna trovarglielo. Troppo piatta la squadra vista negli ultimi mesi. Serve qualità».

Ferrarese chiude con un augurio. «Spero che l’Hellas si risollevi, grazie anche a Saponara. Ha grande qualità e quando viene dentro può metterti l’uomo davanti alla porta». Non fu un taglio ma un lancio millimetrico quello dell’ex viola per Terracciano a Frosinone. Peccato che in quell’occasione non sia arrivato il gol che avrebbe cambiato le sorti di quell’incontro.

«Mi fa piacere sentirvi ma ho pochissimo da dire». Al cellulare Emiliano Salvetti, sempre schivo e ritirato nella sua casa di Milano Marittima. «Ecco vedo ogni tanto le reti in televisione, ma non seguo più come una volta il calcio. Fa parte del passato della mia vita. Saponara? È di Forlì come me. Fortissimo. Dovrebbe sempre giocare».

Al Verona grazie anche alle reti di Salvetti arrivarono due campionati di livello in A, ma era finita l’epoca di Pastorello e l’ambiente l’aveva criticato ben oltre le sue responsabilità. Per questo Emiliano rimane da anni isolato dal calcio.

Dalla Romagna alla Puglia e più precisamente ad Ostuni. «Mi sa che devo tornare nel calcio, perchè a gestire appartamenti mi è venuta la pressione alta» scherza Luciano Bruni, centrocampista del Verona dello scudetto. Da Ostuni dove ieri c’erano venti gradi racconta: «Saponara? Se sta bene fisicamente deve giocare sempre». La sentenza del popolare «Piso» che ricorda. «Ottimo giocatore. Allenavo credo la Juve Primavera o un’altra squadra e lo vidi al Viareggio. Poi Vincenzo Italiano lo metteva sempre dentro al posto di Ikonè o di un altro esterno d’attacco. Con la Fiorentina è partito spesso pure titolare».

Bruni chiede informazioni sul Verona ma torna volentieri a parlare del trequartista romagnolo. «Ultimamente l’ho visto di sfuggita in tv e mi pareva un po’ rigidino, però stiamo parlando di un giocatore che i colpi li ha, eccome. Ripeto bisogna vedere come sta a livello fisico, se è al top considerando l’età deve giocare assolutamente. Il Verona mi pare abbia necessità di avere i piedi buoni».

D’accordo il gol-salvezza nel 2001 da cineteca di Michele Cossato ma al Granillo a scodellare quel pallone per SuperMike fu Colucci il giovane, da anni nell’area tecnica dell’Empoli che cerca la storica quarta salvezza in serie A. «Saponara nel 4-3-3, è perfetto. A sinistra che rientra col piede invertito nel mezzo, è la sua. Credo che i gialloblù siano entrati in un brutto vortice ma hanno la forza per uscirne».

Gianluca Tavellin

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