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Rafael esce in presa alta: «L’Hellas non si fermerà»

Rafael de Andrade Bittencourt Pinheiro FOTOEXPRESS
Rafael de Andrade Bittencourt Pinheiro FOTOEXPRESS
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«Ciao Amigo, come va?» Dalla Sardegna, stranamente piovosa, ecco Rafael de Andrade; qualcosa in più di un semplice ex del Verona. «Ho fatto un mese a Londra per vedere da vicino un altro mondo e imparare alcune cose, ora sono a Cagliari». È raffreddato ma non è Covid. «Qui non sono abituati con i termosifoni, si va di aria calda con i condizionatori e mi sono fregato».

 

Calvario azzurro Ecco la prima risatina, contenuta come quella del «fratello» di una vita: Jorginho. Brasiliani atipici entrambi. Sempre insieme, come ai tempi del Verona. Quando c’è da festeggiare la vittoria in Champions del Chelsea o quando ci sono le lacrime di delusione da asciugare per ripartire. «Il calcio è così» racconta l’ex numero uno del Verona e tra i primatisti di presenze con 318 gettoni. «L’Italia può ancora farcela con gli spareggi. Forse andrebbe rivisto il regolamento. Rischia anche un certo Cristiano Ronaldo, in quello che avrebbe potuto essere il suo ultimo mondiale». Rafael parla da dirigente ma in realtà per il momento è un allenatore, visto che ha conseguito il patentino Uefa B. «Mi sento ancora calciatore» precisa, «se arrivasse una proposta concreta per gennaio, sono pronto. Mi sono sempre allenato, anche quando ero via. Non è un problema scendere di categoria, perchè le ho fatte tutte. Vorrei avere un club serio e per questo ha rifiutato alcune proposte. Che senso ha fare 3 o 4 partite e poi lasciare posto ad un giovane, piuttosto smetto».

 

Nei Top 11 Setti a Telearena aveva detto che l’attuale Verona era la sua miglior squadra. Per i nostri lettori su L’Arena.it, invece, il top 11 è quello dei vari Rafael, Hallfredsson, Toni e Iturbe. Con il 40% delle preferenze e 3.117 voti. «In quella stagione c’era un gruppo che era partito dalla C ed i ragazzi che sono arrivati si allenavano duramente. Siamo partiti bene e quando lo fai in serie A voli con l’entusiasmo. Si inventarono quel rigore per fallo inesistente di Albertazzi su Klose, altrimenti eravamo in Europa League. E pensare che l’avevo anche parato». Come del resto quel calcio di rigore al Bentegodi con la Juve su Tevez. Perchè quell’esultanza alla Toni in faccia all’Apache? «Semplice. Luca era in lotta per vincere la classifica dei marcatori e l’argentino era uno dei rivali. In caso di vittoria dei cannonieri, aveva promesso un rolex», l’ha poi mantenuta quella promessa? «Certo ho ancora l’orologio al polso con la sua dedica, che campione Toni».

 

Bomber Simeone A Cagliari Rafael ha giocato con gialloblù vecchi e nuovi. Tra questi «El Cholito». «Giovanni è un ragazzo d’oro» commenta, «un grandissimo lavoratore che non ha mai fatto pesare il nome che porta. Era partito bene ma poi è stato molto sfortunato. Lo ricordo anche da avversario. In area di rigore in Italia, è tra i migliori. Per me può segnare ancora moltissimo con l’Hellas. Ha trovato un gruppo di grandi lavoratori e molto umile. Una coesione così l’ho vista a Spezia. Mister Italiano ha grandi meriti ma è stata la coesione tra vecchi e giovani a far sì che i bianconeri si salvassero. Quando vedi tanti ragazzi che arrivano almeno un’ora prima al campo per stare insieme e prepararsi bene all’allenamento, capisci che le cose non possono andare male».

 

Inevitabile con Rafael parlare di Montipò. «Dovrei vedere qualche allenamento per farmi un’idea» dice il brasiliano, «ma così ad occhio vedo che lui è molto più sicuro delle prime uscite. Il portiere dipende molto dal rendimento della squadra. Il Verona può davvero andare lontano in questa stagione. A volte molti dimenticano che non è semplice giocare al Bentegodi. Il club ha una storia e ci sono stati grandi numeri uno. Montipò ha preso il posto di Silvestri, che con l’Hellas aveva ottenuto pure una convocazione in nazionale. Lo sta sostituendo egregiamente».

 

Il futuro Rafael ha avuto modo di misurarsi col calcio internazionale ma resta con i piedi per terra. «Fino a gennaio rimarrò a Cagliari poi vedremo se giocherò ancora oppure inizierò una nuova attività». Lui oltre al patentino Uefa B è diventato agente e continua a studiare. Ha molti progetti in testa. «In Italia andrebbero cambiate un po’ di regole. Ci sono ragazzi che grazie all’età giocano subito poi, a 23 anni abbandonano perchè soppiantati dai più giovani. Non costruisci così un calciatore». La regola degli Under nelle categorie minori andrebbe riscritta.

Gianluca Tavellin