Il doppio ex

Pippo Maniero: «Hellas oltre il suo limite. Barak è la chiave di tutto»

Antonin Barak pezzo pregiato del Verona di Igor Tudor FOTOEXPRESS
Antonin Barak pezzo pregiato del Verona di Igor Tudor FOTOEXPRESS
Antonin Barak pezzo pregiato del Verona di Igor Tudor FOTOEXPRESS
Antonin Barak pezzo pregiato del Verona di Igor Tudor FOTOEXPRESS

Pippo Maniero Re di Legnaro. Il bomber padovano, 49 anni, si è preso una pausa. «Continuo a dare una mano, ma non alleno più nel mio paese». L’assenza, a volte, aiuta a ritrovare la voglia. Pippo è doppio ex della sfida di domenica del Penzo. Ha segnato tanto con il Venezia. A Verona, nella sua unica stagione gialloblù, è andato in doppia cifra. Legnaro resta il suo mondo antico. Con vista la serie A. Balcone dei sogni frequentato anche da Pippo.

Maniero, l’Hellas mette appetito? «Molto. Mi diverte perché pensa soprattutto ad attaccare. Il calcio con i fronzoli, invece, fatto di infinito possesso palla, non mi piace. Non è il mio. Penso ai miei tempi: quando Trezeguet, Vieri, Batistuta e Toni attaccavano l’area, si aspettavano sempre il cross. Oggi, invece, vedo ragazzi che dal fondo la passano indietro e si torna al portiere. Così non è bello».

Il Verona a cosa deve pensare oggi? «L’Hellas viaggia oltre il limite. Ha fatto cose grandi. Ma non deve perdere il senso del suo viaggio».

Tudor lo ricorda spesso: solo salvezza «Giusto. Ti salvi, metti da parte le ansie, ti togli ogni dubbio e dopo puoi anche lasciarti andare. Quando l’obiettivo è raggiunto, poi tutto diventa più facile. Un Verona libero da assilli può anche regalarsi qualcosa di grande».

Simeone che non segna per due partite sembra quasi un’anomalia «Per chi non ne capisce di attaccanti, magari lo è. Simeone è un buon attaccante per squadre di media taglia. Lo dice il passato e il suo presente. Va giudicato nel lungo periodo. E soprattutto ricordatevi: la vita da attaccante è strana e imprevedibile. Passano momenti nei quali segni anche di schiena. Ne arrivano altri in cui la porta diventa piccola che quasi sparisce».

La chiave di lettura di questo Verona? «Sta tutta in Barak. Sa fare un po’ di tutto. Abbina quantità a qualità. Ha corsa, ma ha pure talento. Il Verona gira intorno alle sue giocate. Un giocatore così è preziosissimo per gli equilibri di squadra».

Tudor arriva che il Verona è in fondo alla classifica e senza punti. E la storia cambia. Lei come se lo spiega? «La chiamano chimica. Ma io lo chiamo: evento inspiegabile. E mi spiego: con gli stessi giocatori puoi magari dare una prima scarica di adrenalina. Ma poi l’effetto svanisce. Tudor, evidentemente, è riuscito ad andare in profondità. E, in tempo brevissimo, ha preso in mano il cuore della squadra».

Qualcuno dice: un film già visto «Se il riferimento è Ivan Juric, mi trovo d’accordo. A oggi il tecnico del Torino è il più bravo nel plasmare le squadre assegnando ai suoi giocatori il miglior ruolo possibile. In serie A amo il calcio proposto da Hellas, Torino e Atalanta. E anche l’ultimo Bologna di Mihajlovic sa farsi piacere».

Dice che l’Atalanta quest’anno potrebbe mettere il naso nella corsa scudetto? «L’Atalanta non è più una novità. Non si tratta di un “fenomeno passeggero“ ma di una certezza. Con Napoli, Milan e Inter ci sono anche loro».

Maniero l’allenatore come semplificherebbe il senso del suo calcio? «Difendi la porta e vai a fare gol. Lo scopo del gioco è chiaro. Ma, a volte, non per tutti».

Cioé? «La costruzione dal basso non deve essere un obbligo. Non tutti la sanno fare. Non sempre il possesso palla è sinonimo di dominio. E torno a Juric e Tudor: hanno saputo dare ruolo e dimensione ai loro giocatori. Chi tiene troppo la palla, non necessariamente poi la vince».

Simone Antolini