Pierobon: «Veloso è il modello da imitare»

Cristian Pierobon  impegnato contro la Fiorentina
Cristian Pierobon impegnato contro la Fiorentina
Cristian Pierobon  impegnato contro la Fiorentina
Cristian Pierobon impegnato contro la Fiorentina

I primi calci con papà Angelo e il fratello Marco. Sotto il giardino di casa, nella minuscola Lentiai, circondato dalle montagne bellunesi. Cristian Pierobon è al quinto anno di convitto, troppo bravo con quei piedi così dolci perché l’Hellas non gli desse almeno l’opportunità di un provino dopo averlo visto giganteggiare nei Giovanissimi della Feltrese. Un ragazzino quel pomeriggio in cui mise piede all’antistadio, quando l’erba era ancora naturale e mai avrebbe creduto che un giorno sarebbe diventato uno dei grandi fari della Primavera. La dieci sulle spalle, la tecnica prima di tutto. Ed un modello fin troppo facile a cui ispirarsi. «Veloso, da uno come lui posso imparare tantissimo», la direttrice di Pierobon, vent’anni il prossimo 26 marzo, cresciuto nel mito di Kakà, una predilezione per Berrettini e labiografia di Kobe Bryant a dargli ulteriori scosse. Più una missione: quella di giocare a pallone. «Mai pensato ad altro, fin da quand’ero bambino», la strada di Pierobon, affascinato dalla matematica e attirato il giusto dalla playstation. Senza eccessi. L’equilibrio d’altronde l’ha sempre allenato e quindi migliorato, fin dai primi mesi lontano da casa quando di anni ne aveva appena quindici oltre alla saggezza che gli ha trasmesso Nicola Corrent, con tutti i codici pronti da trasmettere al ragazzo, dominante in mediana nelle ultime due vittorie con Milan e Juventus. Forse pensando al possesso palla del Barcellona dei tempi belli, folgorato come rimase un giorno dall’immensità del Camp Nou durante un viaggio in Catalogna. Un tocco in più l’ha avuto grazie alla meditazione, esercizio puntuale ogni sera prima di addormentarsi. «L’ho conosciuta quest’anno, mi aiuta a rimanere sempre focalizzato sui miei obiettivi», il piccolo segreto di Pierobon, per il resto appoggiato alle granitiche certezze di un talento che gli ha permesso di guidare, a testa alta e i pensieri sempre lucidi, il Verona reduce da sei punti nelle ultime due e diretto ora verso la trasferta di lunedì a Pescara. «Siamo partiti benissimo battendo l’Empoli, poi abbiamo attraversato un periodo non facile ma ne siamo usciti. Sempre attraverso la forza del gioco, quel che non dobbiamo mai perdere», il fermo immagine di Pierobon, ancora a secco di gol dopo i cinque della passata stagione fra cui quello in semifinale di Coppa Italia alla Lazio. «Nella finalizzazione devo migliorare, ma ci sto lavorando», il prossimo suo traguardo fissato, ciliegina di un percorso sempre virtuoso fra crescite esponenziali ed una maturità che inizia ad intravedersi con tratti parecchio marcati più una personalità che lievita a vista d'occhio. Lunedì a Pescara, nella casa che è stata di Marco Verratti, l’ennesima prova della verità.•. A.D.P.

Alessandro De Pietro