A tu per tu

Penzo consiglia il Verona: «Serve un blocco esperto»

Quarant’anni fa l’ex bomber insieme ai suoi compagni dava vita al ciclo più vincente della storia del club
Domenico Penzo con Ferdinando Chiampan Due che hanno fatto la storia dell’Hellas Verona FOTOEXPRESS
Domenico Penzo con Ferdinando Chiampan Due che hanno fatto la storia dell’Hellas Verona FOTOEXPRESS
Domenico Penzo con Ferdinando Chiampan Due che hanno fatto la storia dell’Hellas Verona FOTOEXPRESS
Domenico Penzo con Ferdinando Chiampan Due che hanno fatto la storia dell’Hellas Verona FOTOEXPRESS

Quarant’anni fa iniziò il ciclo più importante della storia del Verona. Dal 1982 al 1990, per otto stagioni di seguito in serie A. Due finali di Coppa Italia, due partecipazioni alla Coppa Uefa e, naturalmente la Coppa dei Campioni, successiva allo scudetto del 1985. Di quel gruppo di giocatori che, pareggiando con il Brescia 1 a 1, vinsero il campionato di B, c’era Domenico Penzo. Bomber di razza, che al Verona segnava con la stessa frequenza di Giovanni Simeone.
Nel 1983, Penzo chiuse a 15 reti in A. Il Cholito ti ha superato...
(Ride ndr). Si di due gol ma ha giocato di più. Scherzi a parte, fa piacere ricordare sia la B trionfale che la prima serie A da protagonisti con qualificazione all’Uefa.
Restiamo a Simeone. Andrà alla Juve come Penzo? Similitudini tra voi?
No, direi di no. È cambiato tutto, rispetto all’epoca. Sono felice che il Cholito sia accostato alla Vecchia Signora. ma lo vogliono pure in Spagna ed in Inghilterra.
Qual è la sua rete più bella?
Quella alla Juve. Credo sia stata una stagione memorabile, un po’ come fu la mia. Il Cholito è spietato nei sedici metri e poi a me piace l’abilità che ha nel girarsi e tirare dal limite dell’area avversaria.
Nico, tu andresti alla Juve?
No, se devo essere la riserva di Vlahovic o Chiesa. D’accordo ci sono tante possibilità, perchè oggi si gioca di più ma ho sempre preferito andare in un club dove potevo esprimermi da titolare.
Sta per iniziare l’Anno zero?
In un certo senso sì. Nel Verona rimane un uomo solo al comando: Maurizio Setti. Lui detta le condizioni. Se ne sono andati personaggi di grande spessore e carattere come Juric e D’Amico. Due professionisti che, insieme pure a Tudor, hanno fatto fare il salto di qualità al club. È normale che vi possano essere stati dei contrasti. Setti non cambia la sua linea. Lui è per le scommesse. Gli va dato atto che finora è stato molto bravo.
C’è da preoccuparsi?
Guarda, mi rifaccio alla storia. Negli Anni Ottanta bene o male otto ragazzi sono sempre rimasti. Uno zoccolo duro, che ha consentito a chi arrivava di ambientarsi. Serve continuità.
A chi non rinunceresti del Verona di oggi?
Tameze. Lui è molto bravo. Potendo però, non farei partire Barak. Lui è un fenomeno. Segna, fa gioco ed è fisico. Mentre al limite un’incontrista come Tameze, lo si può sempre trovare sul mercato. 
Sarà l’anno di Cancellieri?
Me lo auguro. A me piace molto. L’importante è che abbia possibilità di esprimersi e di disputare con continuità alcune partite. 
Anno zero anche per l’allenatore?
Gabriele Cioffi fa parte di un’infornata di giovani tecnici che stanno facendo bene. Oltre a lui non dispiace Dionisi del Sassuolo e pure Zanetti. Quest’ultimo a un certo punto della stagione non aveva fatto male col Venezia, prova ne sia che l’ha preso l’Empoli. Cioffi ha la fame necessaria per accettare alcune partenze.
Basteranno i giovani?
A me sembra che vogliano seguire questa linea. Via Casale, fiducia a Coppola, via Tameze e magari subito Hongla. Credo che comunque dei giocatori esperti debbano arrivare, altrimenti sarebbe rischioso. La serie A è sempre più difficile. Serve un nucleo esperto.
Quarant’anni fa la promozione con l’Hellas, l’inizio dell’epoca più bella. Torneresti indietro?
Per l’età subito e la voglia di giocarci (ride ndr). Ma per il resto decisamente no. Dopo quarant’anni è rimasta la stessa impreparazione dei miei tempi. Una cosa è cambiata: il denaro. Ne circola troppo. La vita va veloce e pure il pallone. Non mi piace la mancanza di rispetto che vari soggetti, siano essi allenatori, giocatori o dirigenti hanno verso i contratti. Oggi li firmano ma non hanno valore. Ai nostri tempi bastava una stretta di mano per essere fedeli a club e compagni. Il calcio così com’è, non mi manca per nulla

Gianluca Tavellin