L'intervista

Montipò rassicura l'Hellas: «Come finirà? Ci salviamo»

Lorenzo Montipò
Lorenzo Montipò
Lorenzo Montipò
Lorenzo Montipò

Un anno fa, Lorenzo Montipò arrivava dal Benevento per sostituire una colonna dell'Hellas: Marco Silvestri. Oggi lui è già un punto fermo dei gialloblù. Ci accoglie con un bel sorriso nel giardino dell'Hotel Luis, a Fiera di Primiero. L'erba se possibile, è ancora più verde di quella del campo. «È stato un anno, quello passato, con la partenza in salita» esordisce subito il numero uno dell'Hellas, «Ho avuto un intervento al ginocchio, che mi aveva costretto ad allenarmi tutta l'estate e a saltare la prima di campionato, però allo stesso tempo, mi ha davvero fortificato dentro. Poi sapete com'è finita. Mi auguro che si possa ripartire da dove abbiamo terminato, per crescere ancora».

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Grande convinzione È ottimista Montipò, che prosegue nelle risposte per capire qual è la forza del Verona. «La nostra più grande dote sono società e giocatori. Abbiamo una squadra con ragazzi che sono disposti a dar tutto in campo. Noi non molliamo mai. Siamo convinti di fare molto bene pure quest'anno. Questa è la nostra forza». Le Pale di San Martino sono illuminate dal sole ma a Fiera comincia a piovigginare, scherzi dell'estate. Montipò, sollecitato, continua una specie di ping-pong tra la scorsa stagione e quella che andrà ad iniziare.

Quando fermò Dybala La parata più bella? Lorenzo ci pensa un po' e poi racconta: «Nel finale con la Juve, l'intervento su Dybala. È stata la più determinante». Difficile dargli torto. È sempre più arduo fare il difensore, in questo calcio moderno, figurarsi il portiere. Tra palloni leggeri come «Supertele», terreni bagnati e rigori inventati a video, la vita non è semplice per i numeri. E poi ci sono quei tagli forti in mezzo nella terra di nessuno, dove è sempre difficile scegliere se uscire o meno. «Esatto» rivela Montipò, «ogni allenamento che facciamo, curiamo ogni dettaglio. Cataldi(preparatori dei portieri ndr) si adatta a quello che gli chiede il mister. Di Francesco ad esempio chiedeva maggior pratica con i piedi, Tudor invece voleva che calciassimo sull'esterno. E così facevamo».

Prime indicazioni tattiche E Cioffi cher cosa chiede? «Adesso è presto, però la linea difensiva mi pare sia più bassa. C'è sempre l'idea di giocare uomo contro uomo, per non snaturare la nostra identità. Saremo più attendisti, in modo di non andare uno contro uno a metà campo. Vedremo che frutti porterà. Cioffi è stato molto chiaro». Chiaro per te, sarà più facile seguirlo. Eravate tutti al Novara. Ride Montipò, «Sì la scuola del Novara». L'estremo difensore gialloblù, non ha dubbi. Il miglior portiere è sempre Gigio Donnarumma, quello della nazionale». E Lorenzo, ci pensa all'Italia? «Qualcosa avevo fatto nelle giovanili. Certo che penso alla maglia azzurra» rivela, «se c'è l'ha fatta Caprari(sorride ndr), possono farcela tutti. No, scherzo Luca è un grande. Io lavoro ogni allenamento per fare bene col Verona, poi si vedrà».

A proposito di scherzi in ritiro. Come siam messi? «Ma sai che finora, poco» commenta divertito, «forse perchè nei primi giorni è dura prendere il ritmo. Però del sale nell'acqua, è già partito. Mancano i materassi sui poggioli ed i gavettoni, arriveranno. Chi è il più attivo? Senza dubbio Ceccherini. Lui è il peggiore di tutti. Vive per queste cose». E com'è la vita di Montipò a Verona? «Risposta fin troppo facile» commenta, «una città a grandezza d'uomo. Si vive bene. La qualità è molto alta. Il rapporto con i tifosi è ottimo. E poi si mangia bene». Tipo? «Bè, tipo il lesso con la pearà e comunque i bolliti in genere. Al Torcolo da Luca, sono il top. Vino? Bevo poco vino, preferisco la birra». Lorenzo secca, come finisce quest'anno? «Va che ci salviamo ancora. Ne siamo convinti»..

Gianluca Tavellin