L'intervista

Marasco e quel gol-promozione al Napoli: «Ho ricordi bellissimi di quegli anni»

Antonio Marasco dopo il gol al Napoli
Antonio Marasco dopo il gol al Napoli

«Melis mi ha dato la palla e ho battuto Coppola». Così Antonio «Totò» Marasco ricorda quel gol-promozione. La gara, il 6 giugno del 1999 al Bentegodi, era Verona-Napoli. Capitano dei partenopei era l’eterno nemico: Stefan Swoch. L’arbitro De Santis, quello che inventò il fallo di confusione sulla rete di Cannavaro del Parma a Torino contro la Juve. Bentegodi strapieno e quel fendente di Marasco che finisce dentro la porta degli azzurri. «Un ragazzo di Torre Annunziata che batte il Napoli con un suo gol e regala la promozione all’Hellas, che gioia!».

Il centrocampista campano, grazie a quel campionato e al successivo in serie A terminato con l’Intertoto, Uefa non disputata per scelta, entrò nel calcio che contava. «Mamma mia ricordo tutto» prosegue l’ex gialloblù, «Con la Reggiana veniamo a vincere al Bentegodi per 5 a 2. Prandelli fu criticato e tanti avrebbero già voluto esonerarlo. Pochi tempo dopo, alla fine di un’amichevole in provincia di Reggio Emilia il mio procuratore venne al capo e mi disse : «Prepara la valigia che te ne vai al Chievo. Il giorno dopo il mercato chiudeva alle 19. Venti minuti prima, giuro, mi arriva la telefonata di Giambattista Pastorello che all’epoca era uno dei migliori manager. E mi fa? “Ho sentito che lei andrà al Chievo. Non sarà mica matto. Venga all’Hellas che andiamo in A“. Non ci pensai un attimo».

 

La festa promozione
La festa promozione

 

 

Era un Verona costruito per stare a lungo in A ma poi ci fu Moggiopoli e mancò la liquidità a Pastorello. «Fu un peccato. Di quel periodo però voglio ricordare l’amicizia con Italiano, Brocchi, Guidoni e poi l’anno successivo in serie A con Frey. Il mio amico portierone era fortissimo. E poi ci fu Morfeo che ci diede la giusta personalità in campo». È dolce il file dei ricordi. «C’era gente che dava la vita per il proprio lavoro e non sto scherzando». Il riferimento di Totò è per il diesse dell’epoca, Foschi. «Vinciamo a Brescia, una gara fondamentale per la promozione. Torniamo felici negli spogliatoi e ci dicono di far silenzio. Sul lettino bianco come il lenzuolo che aveva sotto c’è Rino, aveva fatto un infarto. Da lì in poi l’avrebbero portato via. Non è facile far calcio importante in provincia. Noi ci riuscimmo con le perle in A della vittoria sulla Juve o del 3 a 3 a San Siro».

 

 

COME AMRABAT. Marasco era l’Amrabat del tempo. A differenza del marocchino segnava di più e aveva tempi importanti quando si inseriva. Con Vincenzo Italiano formava una coppia imbattibile lì in mezzo al campo. «Lui aveva tecnica da vendere. Calcio a 40 metri e testa alta. Io dai ero un buon centrocampista. Sapete qual è il problema di Amrabat? È che non c’è sta uno come Veloso. Troppo delicato quel ruolo. Ho visto la Fiorentina rdi Prandelli prenderne 6 a Napoli, umiliante». Eccolo l’aggancio con l’attualità, di mister Marasco, che allena nei dilettanti nel Gragnano. «Dovevo andare in D. Mi ha bloccato un contratto con l’Eccellenza, che al momento è ferma».

PRONOSTICO INCERTO. Resta sugli allenatori. «Juric è un fenomeno. Il valore aggiunto dell’Hellas. Ha idee e sa valorizzare i giocatori di tutta la rosa. Come Gattuso del Napoli è un grande motivatore. Domenica sarà una bella partita. Il Verona con le grandi ha sempre fatto bene. Non vedo il pronostico chiuso, mi giocherei la tripla». Come si fa a battere il Napoli? «In questo momento stanno bene. Petagna è carico e fa un grande lavoro. Bisogna togliere gli spazi a Insigne e Lozano». L'ultimo giudizio è sul «promesso» azzurro Zaccagni. «A Napoli sono convinti che l'operazione sia chiusa. Mi hanno chiesto se il ragazzo è pronto per una grande e la mia risposta è stata ovviamente positiva. Lui ha fatto la gavetta ed è cresciuto pian piano. La cosa migliore».

Gianluca Tavellin