L’Hellas ha buoni freni Con lo Spezia fermata la caduta verticale

Momento delicato  Dopo aver raggiunto la salvezza a Cagliari, l’Hellas non ha più vinto. Nella foto TamezeChe stacco Il gol di Salcedo che aveva illuso i gialloblù
Momento delicato Dopo aver raggiunto la salvezza a Cagliari, l’Hellas non ha più vinto. Nella foto TamezeChe stacco Il gol di Salcedo che aveva illuso i gialloblù

Un brodo caldo ma rigorosamente vegetale. È quello che il Verona ha preso contro lo Spezia. Due o tre pezzi di carne ci sono scappati dentro. Salcedo avrebbe potuto realizzare una tripletta ma l’impressione è quella che nel complesso l’Hellas sia stato molto più stanco dei rivali. Il dato positivo, al di là del punto, però c’è visto che da ieri il Verona ha matematicamente conquistato la permanenza in categoria. Risultato da tempo nell’aria ora confortato pure dai numeri. La mente nell’insistito palleggio dello Spezia è corsa al girone d’andata. Magnani metteva la museruola a Ibrahimovic e Lukaku, Tameze che rubava palla in attacco prima di appiattirsi sulla seconda palla e il Silvestri ermetico. Due o tre esempi per dire che oggi l’Hellas è un parente lontano di quella squadra. I segni di cedimento sono a livello di lettura di ciò che avviene in campo. Questo comporta una conseguenza sull’aspetto tecnico. E cioè posizione sbagliata in campo e passaggi tardivi, di poco magari, ma non efficaci com’erano nel girone d’andata o nel mese di gennaio. Poca benzina Se prima dello Spezia avevamo spesso scritto che era soltanto un problema di testa, contro Verde e compagni nella ripresa soprattutto abbiamo visto una compagine spremuta. Gli ultimi venti minuti hanno fatto venire i brividi a molti. L’Hellas è morta di sè medesima. Dov’è finito il gioco stabile dei gialloblù nella metacampo avversaria? Dove i cinque sei giocatori che aggredivano l’area avversaria? La ripartenza collettiva si è vista con l’Inter e con lo Spezia nel primo tempo ma non è durata. L’acquisto oneroso tra costo del cartellino e ingaggio di Kevin Lasagna, era nato anche per colmare vuoti collettivi del genere. Non è umano che Lazovic, Faraoni, Dimarco e in mezzo Barak e Zaccagni tenessero per 38 giornate quel moto ondoso perpetuo, fatto di allunghi e scatti. I contropiedi corali dell’Hellas hanno richiesto e richiedono un dispendio psicoenergetico folle. Il gioco di Juric è bello ma ha bisogno di tanta benzina. Per questo, fallita l’operazione Kalinic, si è pensato all’ex Udinese. Lasagna consente l’attacco frontale verticale negli ultimi venticinque metri. Mancano le sue reti. In Friuli per due volte è andato in doppia cifra. Non è che sia anche frenato dal grande lavoro che è costretto a fare l’attaccante nello scacchiere di Juric? Comunque Kevin, il suo lo fa e molto bene. Ma è stato preso proprio per colmare una falla che, prima o poi, si sarebbe aperta nella barca di Juric. Dopo sì sa il calcio è fatto di episodi e di fortuna. Resta pur sempre un gioco. La squadra è stanca. E le due uscite sbagliate di Sturaro, portano con se due verità. La scarsa brillantezza di Tameze, lasciato in panchina, e i limiti di un ottimo calciatore (l’ex Juve e Genoa) che però non può reggere com’era ai tempi della nazionale. Il futuro Il futuro resta incerto. A scuola per i non appassionati allo studio, era sempre meglio finire alla grande il secondo quadrimestre, rispetto al primo. Inevitabile avere delle flessioni dopo che a gennaio si brindava ai sette in pagella. La stessa cosa sta avvenendo al Verona. Setti non è disposto a far follie sul mercato. Juric quello che aveva da dire l’ha detto. Al momento nessuno dei due esce allo scoperto. L’aveva timidamente fatto il Mago di Spalato, a cui tutti devono tanto, dopo il ko col Sassuolo. «Sto bene a Verona». Aveva detto. Ma dal Mapei Stadium ne sono seguite di uscite scomposte. Riprendersi è un dovere che i gialloblù hanno nei confronti di loro stessi. Ancora dodici punti a disposizione. Farne almeno la metà appare obiettivo alla portata.•.

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