Alle 15 al Bentegodi

Juric non s’accontenta: «Il mio Hellas in campo soltanto per vincere»

L’allenatore Ivan Juric
L’allenatore Ivan Juric
L’allenatore Ivan Juric
L’allenatore Ivan Juric

All’andata fu il capolavoro del gruppo e del suo allenatore. Una vittoria all’Olimpico con la Lazio, che mancava dai tempi dello scudetto. Juric s’inventò Tameze falso nove e quest’ultimo lo ripagò con la rete del successo. «Sono d’accordo» esordisce il tecnico gialloblù in conferenza, «fu la serata più bella della stagione ma non tanto per come giocammo ma per l’applicazione in tutti i novanta minuti. Per un allenatore vedere la squadra, seppur in difficoltà, applicata in quel modo, è davvero una soddisfazione». Si illuminano gli occhi del Mago di Spalato. Lui che non vuole abbassare la guardia. «In campo contro la Lazio (oggi alle 15 al Bentegodi) andrà chi è più in forma. Tutti possono avere una possibilità. Mi piacerebbe poter vedere Ruegg che ha giocato meno e quando è entrato mi ha dato buone sensazioni. Vogliamo vincere e quindi sceglierò i migliori».

 

VIEIRA E FAVILLI OUT. Juric non lascia spazio alla fantasia e racchiude in poche parole le condizioni dei suoi giocatori. «Gunter non dall'inizio» rivela il mister gialloblù, «ma è a disposizione, Kalinic meglio questa settimana, Colley c'è, Ceccherini ha avuto un problemino ma si è allenato regolarmente. Rimangono fuori Favilli e Vieira». Fuori Lovato per squalifica. Rientrerà invece Dawidowicz.

 

IL BRACCIO DESTRO. Il condottiero dei gialloblù spende parole dolci per Veloso che sembra destinato a ripercorrere le tappe del maestro come disse in un’intervista al nostro giornale. Ma per mandarlo in panchina in tuta c’è tempo. «Miguel interpreta al meglio tante situazioni in cui ci fa giocare bene. Dall'inizio lui ha cambiato molto questo club, nel lavoro, nell'essere capitano, nel gestire varie situazioni. Ha trasmesso tutto quello che penso si debba dare, poi ha umiltà e valori. Nello spogliatoio non gestisco niente, gestiscono loro. È il mio braccio destro».

 

«SONO IMPULSIVO». Cagliari dà, Cagliari toglie. «Ho visto il mio gruppo, quello che avevo un po’ perso con l’Atalanta. A cominciare da Silvestri deciso in ogni piccolo intervento in porta, a finire con l’esultanza di Sturaro al gol di Barak. I miei giocatori per primi volevano quella vittoria. Per quanto mi riguarda, ho insultato Semplici su una rimessa contestata e dopo un secondo ho chiesto scusa. Non sono riuscito a trattenermi. Resto un impulsivo. Sono molto critico su tutto, perché è l'unico modo di migliorare. Se non impari dagli errori come fai a fare cose positive? Quest'anno abbiamo fatto un bagno di umiltà, e abbiamo fatto lì, il salto di qualità».

 

SALVEZZE MEMORABILI. Verona che con la Lazio giocherà con la serenità di chi può osare tutto. «C'è grande soddisfazione per come sono arrivati, per la crescita del gruppo: rimane questo per me» commenta Juric, «L'anno scorso andò in un modo, quest'anno in un altro, ma sempre bene. Dico che stiamo facendo meglio dell’anno scorso». Poca Lazio e molto Verona in questa vigilia. «Loro sono un grande complesso ma credo nella mia squadra». Taglia corto il mister che non si sbilancia sul «terzo di difesa». Non muterà di molto l’undici di partenza rispetto a Cagliari, anche perchè come ha ricordato il tecnico: «Ci sono cinque cambi». Infine abbiamo chiesto al mister se da bambino, visto l’Album delle figurine dell’Hellas, in regalo con l’Arena, avesse avuto una figurina speciale. «No, c’era il comunismo da noi» sorride Juric, «ricordo solo che avevo il poster di Maradona attaccato in camera».

Gianluca Tavellin

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