«Juric dentro una nuova era. Hellas, è l’ora di divertirsi»

Ivan Juric e Gian Piero Gasperini. La sfida si ripropone domenica al Bentegodi FOTOEXPRESSPiero Fanna, oggi 62 anni, stella del passato del Verona
Ivan Juric e Gian Piero Gasperini. La sfida si ripropone domenica al Bentegodi FOTOEXPRESSPiero Fanna, oggi 62 anni, stella del passato del Verona

Una magia che ha compiuto da poco diciotto anni. Un gol che ha un nome: «Gliel’ho dato io: fuga per la vittoria». Era il 2 gennaio 1983, stadio San Paolo. Pierino Fanna parte defilato sulla sinistra. E si beve tutto il Napoli. Scatto, accelerazioni, stop, dribbling, rete. «Rischiavi menischi e crociati. Ma quello era il mio calcio». Sfuma il racconto di un Napoli-Verona 1-2, essenza del calcio di Pierino. Doppio ex anche della sfida che è in arrivo tra Hellas e Atalanta, domenica all’ora di pranzo. Fanna, il Verona oggi? «Divertimento». Nel senso: può permettersi di andare leggero? «Bagnoli ci diceva sempre: ragazzi, pensiamo a guardarci le spalle. E poi, divertiamoci». L’Hellas se l’è guadagnato il divertimento? «Può permettersi di non guardarsi alle spalle. E da qui alla fine deve dare tutto se stesso. Senza limiti e senza paure». Pensare all’Europa (in assoluto) è rischioso? «Juric insegna che nulla è scontato. E che in campo non si va mai per fare il compitino. Il mister ha fatto entrare l’Hellas in una nuova era, ha dato il cambio di passo. Quindi, oggi il Verona è nella posizione di giocare leggero, cattivo, spietato». L’Atalanta è immagine di quello che vorrebbe essere il Verona domani? «Loro sono un passo avanti. Hanno messo la testa in Europa, e si sono resi conto quanto sia difficile misurarsi con le stelle. Ma l’Atalanta ha alta qualità, talento e un allenatore alla Juric». Pure lei a dire che Gasp e Juric sono “gemelli diversi“? «Hanno condiviso un percorso, hanno in testa un calcio che “non ti aspetta“. Verona e Atalanta sono puro dinamismo, intensità, attacco alla palla. E alla fine, ti fanno divertire». Dicono che Barak faccia ricordare tanto Briegel. In questo Hellas c’è qualcuno che le ricorda Fanna? «No, mi fermo prima: non amo i paragoni, possono risultare pericolosi. E a volte ingenerosi. Per chi c’è e per chi c’era». Il calcio che ama di più oggi? «Manchester City e Bayern Monaco: sontuosi, eleganti, in pieno controllo. Aggrediscono la partita, usano le individualità per andare oltre lo spartito. Spettacolari. Da tempo guardo più in Europa che al campionato italiano. Quando vedo Vinicius del Real Madrid puntare mezza difesa dell’Atalanta faccio un salto nel passato». E sospira? «Oggi sono pochi quelli che puntano e saltano facile l’uomo. Il calcio è diverso. Gli uomini sono diversi». Ma i campioni restano tali «Certo. Faccio un esempio che vale per tutti. Quindici reti in serie A trent’anni fa, oggi varrebbero almeno il doppio. Uno come Van Basten viaggerebbe a 50 gol a stagione». La perla del Verona è Zaccagni. Su questo siamo d’accordo? «Zaccagni è entrato nella fase della piena maturità. La crescita è evidente. Il ragazzo fa la differenza. Ma Bagnoli diceva: il contorno esalta il singolo». Cosa manca ancora all’Hellas «Nulla. Ha personalità, impone spesso il suo gioco. Ora si diverta a mettere ancora sotto le grandi. Lo ha già fatto in passato. Juric è la garanzia. E resta un punto fermo per il futuro». •

Simone Antolini

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