L'intervista

Pacione e Fiorentina-Verona: «Firenze pretende. Indimenticabile quel gol del 1986»

«Henry? Ci somigliamo. Grande colpitore di testa, sostiene il reparto, aiuta la squadra, ha grande prestanza fisica»
Marcio Pacione esulta dopo il gol decisivo a Firenze
Marcio Pacione esulta dopo il gol decisivo a Firenze
Marcio Pacione esulta dopo il gol decisivo a Firenze
Marcio Pacione esulta dopo il gol decisivo a Firenze

Speciale. Come il suo gol. «Segnare a Firenze, vincere a Firenze in un Franchi strapieno ti regala emozioni forti». Marco Pacione, ex attaccante dell’Hellas e storico team manager del Chievo, ci riporta indietro nel tempo. Era il 26 ottobre 1986: Fiorentina-Verona 0-1. Landucci non trattiene, Marco la spara in porta. «Eravamo un Hellas da Uefa. A fine torneo arrivammo quarti. Grandi uomini, grande squadra. Sugli spalti veronesi e fiorentini tutti insieme. Una grande festa di popolo».


Pacione, voi eravate da Uefa. E il Verona di Cioffi?
«Ha qualità, ho sensazioni positive. Pure i giovani sono interessanti. Ma serve pazienza. Cioffi è nuovo. Sta lavorando. E deve capire il suo Hellas. Il tempo potrà dire molte cose».
Riesce a dare una dimensione a questa nuova squadra?
«Si sta esplorando. Dovrà capire fino in fondo chi è. Troppo presto per dirlo ora. Dicevo: segnali confortanti non sono mancati. Ma è lungo il percorso che impari a capire chi sei».
Perdoni la dimenticanza: ci ha raccontato del suo gol a Firenze. Lo mette sul podio delle sue reti veronesi?
«Lo mando a...medaglia con la doppietta alla Juventus e il gol che contribuì al pareggio in casa di un grande Milan. Capace il mercoledì successivo di battere 5-0 il Real Madrid».
Henry come Pacione?
«Ci assomigliamo per il nostro modo di stare in campo».
Dica di più?
«Thomas segna reti d’autore. Ma non mi stupirei più di tanto. A Verona è arrivato con un buon biglietto da visita: nove gol con il Venezia alla sua prima stagione in serie A. Non è da tutti ambientarsi in fretta in un campionato complicato come il nostro».
Come lo racconta Herny?
«Thomas è un grande colpitore di testa, sostiene il reparto, aiuta la squadra, ha grande prestanza fisica e mi pare si sia inserito molto bene da subito nei giochi dell’Hellas. Direi che lo sento molto vicino a me per modo di interpretare il ruolo».
La Fiorentina non vince dal 18 agosto, ultimo successo in Conference contro il Twente
«Brutta storia. Nel senso: partiranno fortissimo, saranno carichi a mille. Per la Fiorentina è già una partita che conta moltissimo. Il Verona dovrà dimostrarsi bravo a reggere l’urto».
Italiano è già nella tempesta?
«Firenze pretende. Ma ho grande stima di Vincenzo. Italiano è un temperamentale. Sa trasmettere tutta la sua forza. E gli deve essere riconosciuto il grande lavoro portato avanti la scorsa stagione. La Fiorentina ha avuto un percorso irregolare ma resta squadra capace di produrre grande qualità sul campo. Per questo, per il Verona sarà test utilissimo nel suo percorso di crescita».
Andiamo un po’ più in là. La corsa scudetto?
«Il primo nome? Il Milan. Sono campioni uscenti, sono là in alto, il mio amico Stefano Pioli sta lavorando molto bene».
Poi?
«L’Inter ha i numeri, le qualità e la forza per giocarsela fino in fondo».
In questo momento il Napoli, tra Italia e Europa, sembra essere la più in forma tra le accreditate al titolo
«Il Napoli può diventare la mina vagante per la corsa al titolo. Si sta proponendo ad alti livelli e ha già regalato prestazioni clamorose».
La crisi della Juve?
«La Juve può rientrare. E non possiamo assolutamente farla uscire dai giochi. Il potenziale è elevatissimo. E il percorso ancora lungo».

Simone Antolini