Verona-Atalanta, il commento

Il veterano e i «buteleti»: Lazovic, Coppola e Terracciano anima dell'Hellas

Filippo Terracciano in azione contro l'Atalanta. Sullo sfondo Cioffi (Fotoexpress)
Filippo Terracciano in azione contro l'Atalanta. Sullo sfondo Cioffi (Fotoexpress)
Filippo Terracciano in azione contro l'Atalanta. Sullo sfondo Cioffi (Fotoexpress)
Filippo Terracciano in azione contro l'Atalanta. Sullo sfondo Cioffi (Fotoexpress)

Il vecchio ed i bambini. Darko Lazovic, classe 1990 è stato il Verona. Un irriducibile al quale solo la Dea bendata, è il caso di dirlo, ha voltato le spalle. Il Musso è stato salvato dalla traversa. Forse avrebbe meritato di subire quel gol, per quel rotolarsi inutile dopo che una specie di Svarowski come Lasagna l’aveva urtato. Ed invece no. La palla è tornata in campo, magari non come quella di Henry a Bologna ma i legni non sono amici dell’Hellas in questo inizio di stagione. Eppure Lazovic ha lottato, scartato e tirato. Una prova gladiatoria, anche a destra, quando uno dei bambini dell’Hellas, Josh Doig, è entrato con personalità a sinistra. Lo scozzese è l’ultimo dei baby schierati da Cioffi. Sarà qualcosa in più di una semplice alternativa a Lazo quando si andrà finalmente a regime.

 

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Dall’orgoglio delle alte terre del nord, a quello veronese. Filippo Terracciano e Diego Coppola, hanno giocato una partita praticamente perfetta. Se Doig è del 2002, i buteleti sono del 2003. Ebbene non hanno tradito emozione e neppure timore nei confronti dei più quotati avversari. Terracciano, figlio d’arte, alla sua prima gara dall’inizio è cresciuto insieme alla squadra. Lui e «Coppolone» hanno presidiato con grande ferocia la corsia di destra. Certo quando l’Atalanta ha pigiato sull’acceleratore la fatica fisica e mentale si è fatta sentire pure per i prodotti del vivaio gialloblù. Con le calze alla Scaini, la maglietta tatuata sulla pelle, hanno resistito. Il «Terraccia» si è perfino in area avversaria a cercare gloria. Errori? No sbavature ma chi non può averle fatte a nemmeno vent’anni?. Avanti così col vecchio ed i bambini.

 

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Gianluca Tavellin