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Hellas Verona

Saponara, il talento giusto da valorizzare

Il centrocampista finora poco utilizzato, ma ha le qualità per cambiare le cose in campo
Riccardo Saponara
Riccardo Saponara
Riccardo Saponara
Riccardo Saponara

Una gara dall’inizio e cinque da subentrato. Solo un’ora a Frosinone dove è sceso in campo nell’undici titolare. Col Bologna non è stato impiegato mentre a Sassuolo era infortunato. Ecco qui il ruolino di marcia, certo poco brillante, di Riccardo Saponara. Il trentunenne di Forlì era giunto in riva all’Adige con altre premesse. Era stato, dopo l’acquisto lampo dello svincolato Mboula, il primo vero colpo del mercato gialloblù. «Saponara non ha ancora il ritmo partita» aveva sentenziato mister Baroni, quando gli si chiedeva di un giocatore dal buon passato. Fiorentina e anche Milan ma è ad Empoli che il trequartista aveva fatto parlare di sè.

 

Le qualità di Saponara

Saponara ricorda per qualità e movenze un altro introverso del calcio gialloblù: Emiliano Salvetti. Entrambi romagnoli ma diversi dallo stereotipo degli abitanti della terra più allegra d’Italia. Tecnici, estrosi con la palla tra i piedi ma riservati e con limiti di costanza. Ha fatto nettamente di più Saponara rispetto a Salvetti ma quest’ultimo segnava con più regolarità. Ecco, forse, Riccardo avrebbe bisogno di maggior fiducia. Non averlo messo subito in campo da parte di Baroni, può aver condizionato il proprio rendimento. Pur essendo apprezzato per le diverse giocate spettacolari mostrate nel corso degli anni, i progressi della carriera di Saponara sono stati limitati da alcuni problemi fisici ricorrenti e, anche per ammissione del diretto interessato, alcuni limiti caratteriali, entrambi fattori che hanno inciso sulla continuità del suo rendimento in campo.

 

Sul campo come nella vita

Se il calcio come altri manifestazioni dell’uomo che prevedono sacrificio, lavoro, gioia e dolori è specchio della vita, Saponara com’è sul terreno di gioco, immaginiamo sia nella vita. Da brividi il suo ricordo per l’amico e compagno di squadra Davide Astori. Una lettera meravigliosa. «Mi hai lasciato una maturità superiore...» ha scritto Riccardo dopo la prematura e improvvisa scomparsa del capitano viola, «Quella con cui oggi vivo il calcio. Prima lo facevo con ansia: si vince, si vive bene. Si perde, la settimana sarà una merda. No. Grazie a te ho capito che il calcio è una parte della vita e che è proprio l’equilibrio fuori dal campo che ti porta ad affrontare con maggiore positività la tua professione. Mi hai mostrato che puoi essere calciatore, ma anche designer di interni, critico cinematografico e appassionato della materia più impensabile. La vita merita di essere vissuta con serenità, comunque vadano le cose. Ed è quello che voglio trasmettere agli altri. Sono una persona introversa, e ho capito che non c’è niente di male. Che vado bene così...».

 

Sostegno e stima

Saponara non ha bisogno di aiuti, sia chiaro, ma di stima. Lui a Frosinone, per chi crede ancora che il calcio non sia fatto solo dal conta chilometri sul petto dei calciatori, ha toccato due palloni da artista. Troppo poco? Certo, che lo è. Ma Riccardo può diventare il Simone Verdi della passata stagione. Non va dimenticato infatti, che al di là della dietrologia che accompagna i guadagni dei calciatori, l’ex fantasista del Toro risollevò il Verona in più di un’occasione. Nel passaggio col contagiri per la testa di Terracciano c’è tutto Saponara. Il numero 8 del Verona è un trequartista, capace di abbinare a tecnica e forza anche velocità e doti nel dribbling, senza dimenticare la fase difensiva. Può agire anche come mezzala o ala offensiva.

A Baroni non servono consigli ma se bisogna aspettare ed insistere su un calciatore è proprio Riccardo Saponara. Centotrentaquattro minuti, coi recuperi di oggi sono una partita e un tempo appena. Non può essere giudicato un talento del genere con una squadra, tra l’altro, che deve ancora trovare la propria strada là davanti. Se c’è qualcuno su cui puntare, cari tifosi gialloblù, è proprio lui: Riccardo Saponara.

Gianluca Tavellin

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