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L'intervista

Daniele Cacia: «I tifosi del Verona? Avanti anni luce, come me. Dopo il covid sono diventato ansioso...»

L'intervista all'attaccante del Verona, 52 presenze e 24 gol con il Verona fra il 2012 e il 2014
Mimmo Maietta abbraccia Daniele Cacia
Mimmo Maietta abbraccia Daniele Cacia
Mimmo Maietta abbraccia Daniele Cacia
Mimmo Maietta abbraccia Daniele Cacia

«Come state? No, l’attività l’ho portata a Piacenza ma come si fa a dimenticare Verona e l’Hellas? Impossibile». Daniele Cacia, uno dei tre capocannonieri della gestione Setti, dall’altra parte del telefono. «Hallfredsson ha fatto bene a smettere, mentre Gomez gioca ancora a cinquant’anni. Fa gol da fermo, smetti Juanito».

 

Cacia parla di Mandorlini e Sogliano

La risata è quella dei tempi migliori quando Mandorlini mandava Mazzola a prendere la Nutella per l’attaccante che con le sue reti ha consentito a Setti di creare l’impero-Hellas. «O salivamo quell’anno oppure sarebbe stata durissima» ricorda Cacia. Ventitré reti, tutte decisive e titolo di capocannoniere in B. «Mandorlini sta facendo bene in Romania, sono contento. Lui è uomo di mondo, mi è dispiaciuto com’è finita a Mantova».

Sogliano ci aiuta a chiudere il libro dei ricordi. «Sean ha ragione» rivela l’ex bomber gialloblù, «ottobre è ancora lungo e i gialloblù hanno otto punti, l’anno scorso a gennaio erano ancora cinque, quindi...».

Daniele Cacia con la maglia dell'Ascoli riceve l'applauso del Bentegodi
Daniele Cacia con la maglia dell'Ascoli riceve l'applauso del Bentegodi

 

Cacia e i tifosi dell'Hellas

Cacia è uno di famiglia, per chi ha avuto la fortuna di frequentarlo. «Oggi è impossibile avere un rapporto tra calciatori e stampa, ma stavamo meglio noi. Che vuoi che ti dica, dopo il Covid non sono più lo stesso. Ho una bella famiglia. Vanessa e poi Nicolò, Mattia e Tommaso, sono una bella squadra. Sono diventato ansioso, meno male che ancor prima di smettere ho investito nel vecchio caro mattone. A Piacenza vado di Bed & Breakfast». L’inglese è aspirato, come solo un calabrese sa pronunciarlo. «Non prendermi in giro, mi devi la rivincita a tennis. Il Padel? Cos’è, si mangia?». 

Magico Cacia che fece innamorare il Popolo gialloblù. «I tifosi dell’Hellas? Unici. Chi vuoi che capisca la loro ironia, quando vogliono sono avanti anni luce, com’ero io. Se avessi avuto una sponda come Djuric, ne avrei fatti quaranta di reti». Daniele sogna un ruolo nel calcio, magari di campo. Per quello si documenta ed attende una chiamata. «Ho letto che la squadra di Baroni non segna. Vero ma non subisce reti e sa stare bene in campo».

Cacia parla dell'Hellas di oggi

Il quarantenne di Catanzaro va a briglia sciolta. «Il Verona a tratti gioca un bel calcio, Baroni è un allenatore maturo che è ha allenato in tutte le categorie, Folorunsho una forza della natura. Gli attaccanti non segnano d’accordo, ma non è facile far gol in Serie A». Cacia prova ad analizzare il difetto più evidente di questo inizio di stagione della squadra gialloblù.

«Djuric non ha mai fatto tanti gol ma è prezioso. Bonazzoli è riuscito a far bene in una piazza difficile come Salerno che, per certi aspetti, somiglia nella passione a Verona. Lui i numeri li ha. Va aspettato. E poi c’è Ngonge. Non ha fatto bene nelle ultime gare ma gli basta poco. Prendere o lasciare è fatto così. Magari vince la partita da solo a Frosinone. Cruz non lo conosco ma se Sean l’ha preso vuol dire che è in gamba. Arriveranno i gol, ne sono sicuro. Poi a Baroni basta farne uno, il resto lo fa l’ottima organizzazione».

Gianluca Tavellin

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