Hellas, una panchina lenta D’Amico non vuole sbagliare

Tony D’Amico  A lui e al presidente Setti il compito di scegliere il misterFrancesco ModestoIgor TudorPep Clotet
Tony D’Amico A lui e al presidente Setti il compito di scegliere il misterFrancesco ModestoIgor TudorPep Clotet

Riflettori puntati su Tony D’Amico. Dopo l’addio all’allenatore con il quale ha formato una coppia affiatata e vincente, le luci sono solo per lui. Mai amato da chi ha sempre trattato l’Hellas per luoghi comuni, il giovane diesse pescarese era giunto a Verona come consulente di Filippo Fusco. Un dirigente, quest’ultimo, che ha contribuito, magari a suon di delusioni, a salvare l’Hellas Verona da un nuovo fallimento. Ora Tony, che non ama le luci della ribalta, è tornato ad occupare un posto di rilievo nella mappa gialloblù. A lui si aggrappa Setti per andare alla caccia di un record: la terza stagione consecutiva in serie A. Calma e gesso. Per non sbagliare scelta, il Verona dovrà prendersi tutto il tempo a disposizione. Vien da sorridere quando si leggono i lunghi elenchi di giocatori e allenatori già piazzati in quella o in quell’altra squadra. Pensate, nemmeno ieri è stato ufficializzato Juric al Torino. Eppure ci sarebbero almeno sei o sette nomi caldi per la panchina scaligera. Potenza del copia e incolla che, si spera, aiuterà a pagare una parte della pensione alla stampa tradizionale. Quella che pensa, ragiona e spende anche intere giornate a cercare dei riscontri. Uno sconosciuto. Per questo, possiamo garantirvi, che Tony D’Amico ma soprattutto alcuni dei suoi collaboratori, sono andati a visionare più volte Francesco Modesto, l’unico che in Italia gioca in purezza, lo stesso calcio di Gasperini e Juric. Un’azzardo per la serie A? Certo. Ma non dimenticate che a Setti piacciono le scommesse. Qualcuna l’ha vinta(Aglietti e Juric), qualcun’ altra l’ha persa (Grosso più che Pecchia). La rosa inanzitutto. Il primo orientamento di D’Amico e quindi della società, è quello di preservare gran parte della rosa. Inutile cercare un allenatore, almeno in questi giorni, che stravolgerebbe totalmente l’impostazione data da Ivan Juric. Uno tra Lovato e Barak se ne andrà, mentre bisognerà attendere cosa farà Zaccagni. Per il resto Dimarco tornerà all’Inter ma Ilic verrà riscattato. Un semisconosciuto. Figlio di un bel mix di calcio tra Bielsa e Guardiola, Pep Clotet è un altro nome spendibile per la panchina del Verona. Ha appena chiuso col Brescia di Cellino, perchè il club non gli dava garanzie per il futuro. Una specie di caso Inter-Conte in piccolo, anzi, di Verona-Juric. Il 38enne spagnolo potrebbe «accontentarsi» della rosa dell’Hellas ma soprattutto guidarla ad un antico ma affidabile 4-4-2. Un modulo meno traumatico rispetto ad altri per chio giunge dal purissimo 3-4-3 o 3-4-2-1. Inzaghi e gli altri. Il presidente Setti ha sempre avuto un debole per certi nomi e fra questi c’è quello di Pippo Inzaghi che però è appena retrocesso con il Benevento. In seconda battuta Davide Nicola, che era stato prima di Juric ad un passo dal Verona. Ma il nome nuovo è quello che Ivan Juric chiamava «fratello» ovvero il croato Igor Tudor. Una stagione passata alla Juventus nello staff di Andrea Pirlo, Tudor sarebbe pronto a tornare a guidare in prima persona una squadra di Serie A. L’ex difensore bianconero però, piacerebbe anche all'Udinese, club nel quale ha già lavorato in passato. Più difficile la pista che porta all’ex regista gialloblù Vincenzo Italiano, che piace moltissimo al Sassuolo. Lo stesso discorso vale per Luca Gotti, alla fine di un miniciclo con l’Udinese. A Setti non dispiace come anche l’esperto Maran. Nomi accennati anche quelli di Vanoli e Aglietti. •.

Gianluca Tavellin

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