L'intervista

Foschi: «Il Verona senza Juric avrebbe 7 o 8 punti in meno. Dopo di lui vedrei bene Italiano»

Vincenzo Italiano e Ivan Juric
Vincenzo Italiano e Ivan Juric

«Pronto? Chi sei?». Basta nome e cognome e provenienza per scaldare Rino Foschi. «Verona, i tifosi e voi. Che bel regalo di fine anno. Son per strada aspetta che mi fermo». L’ultimo o fra gli ultimi dirigenti di un calcio che non c’è più. Giocatori per i presidenti e titoli per i giornalisti. Ecco le sue credenziali. Foschi rappresenta quarant’anni di calcio. Ravenna, Modena, Verona, Torino, Palermo, Genoa, Padova e Cesena. Sempre con passione e voglia di stupire. Lui quel che ha da dire lo dice. Una notte, tre giorni dopo la vittoria del campionato di B con Prandelli, in Piazza dei Signori al caffè Dante diede vita ad uno show memorabile. «C’eri e ti ricordi?».

Certo e c’erano pure i colleghi Mario Puliero e Adalberto Scemma con il direttore de L’Arena dell’epoca, Mino Allione oltre a Giambattista Pastorello. «Quante gliene dissi? Tante. Se le meritava». «Vede», mi confidò Pastorello, «sopporto e so che mi critica Rino, ma è bravo, onesto e quindi...». Un calcio che non esiste più, come del resto la comunicazione, tutta omologata. Un po’ come poter assistere oggi alle discussioni tra Tony D’Amico, Maurizio Setti e Ivan Juric.

 

Rino Foschi
Rino Foschi

 

PADRE E FIGLIO. «Guarda» racconta Foschi, «che Gasperini e Juric, li ho avuti al Genoa. Sono come fratelli, magari padre e figlio, non so. Eccezionali ma difficili da domare e...». Ride Rino, che poi si riprende e ammette la realtà. «Il Verona senza Juric avrebbe almeno 7 o 8 punti in meno. Lui è lavoratore, furbo e bravo. Conosce il calcio e sta facendo bene. La salvezza? I gialloblù ce l’hanno già in tasca. D’Amico e Setti sono stati bravi quando l’hanno preso. Ora però arriva il mercato e si vedrà».

ITALIANO, IL FUTURO. «Ve lo dico ora», dice Rino, «se dovesse andar via Juric per naturali ambizioni e dopo che qualche cessione di troppo, almeno così si legge sui giornali, l’allenatore giusto è Vincenzo Italiano. Il Verona farebbe un colpo della Madonna...». Perchè? «Lo firmo subito. Questo è bravo come Ivan, anche se fanno un calcio diverso. Era già allenatore in campo quando era con me a Padova. Sa parlare ai calciatori ed è bravo a portarli dalla sua parte. È molto preparato. Ha imparato da Prandelli, da Malesani e da Gasperini. Ha preso da tutti. Deve maturare è chiaro ma ha un buon futuro da allenatore».

CENTOVENTI MILIONI DI LIRE. Beppe Corti, tra i più talent scout italiani. È sempre stato i miei occhi in fatto di calciatori. Lo vedemmo al Trapani. Pastorello era indeciso ma gli dissi che Ricky Sogliano del Parma era pronto a prenderlo. Fu la chiave di volta». Perchè? «All’epoca Pastorello soffriva Moggi, Sogliano e qualche altro che non ricordo...». Foschi va a briglie sciolte, fosse anche per quello che all’epoca tifosi, stampa e sportivi potevano condividere insieme. Ci si misurava come uomini e come conoscenze. Non c’erano i post e le tastiere, c’era la frequentazione. «Esatto. Oggi è una ...lascia perdere. Italiano è stato un grande centrocampista. Andò in Primavera con Corti e poi Cesare Prandelli lo lanciò anche se aveva giocato credo anche con Cagni e Maddè, no? Ma dai comunque fu Prandelli a consacrarlo al grande calcio». Italiano ha raccolto meno di quanto avrebbe potuto. «Esatto. Va bene gli infortuni ma doveva fare di più. Un buon siciliano però tanto permaloso. I musi che non mi faceva». Ride Foschi che dopo averlo scoperto, l’attuale tecnico dello Spezia, se lo portò al Genoa e al Padova. «Da tecnico fa un 4-3-3 ma al di là dei numeri sta imparando bene».

«OTTIMO VERONA». Foschi non sa come finirà la sfida di domenica. Lo Spezia ha bisogno di punti e bisogna vedere chi recupererà l’Hellas. «A Juric gli hanno venduto quasi tutti, però è arrivata anche gente capace. La filosofia del club è questa. Però sta facendo molto bene. Ivan come concetti, come grinta e come lavora è forte. In più ha valorizzato giocatori per svariati milioni. Vedremo a gennaio».

Gianluca Tavellin
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