Dea bella e fortunata Hellas, che rimpianto Simeone non basta

Il tiro dell’illusione Simeone porta in vantaggio il Verona e sigla la dodicesima rete in campionatoFOTOEXPRESS
Il tiro dell’illusione Simeone porta in vantaggio il Verona e sigla la dodicesima rete in campionatoFOTOEXPRESS
Il tiro dell’illusione Simeone porta in vantaggio il Verona e sigla la dodicesima rete in campionatoFOTOEXPRESS
Il tiro dell’illusione Simeone porta in vantaggio il Verona e sigla la dodicesima rete in campionatoFOTOEXPRESS

Santa Lucia amara per l’Hellas. I gialloblù lottano ad armi pari ma si devono arrendere per 2 a 1 ai nerazzurri. Tudor sorprende il Gasp. In campo dal primo minuto Lasagna e non Barak, probabilmente ancora non al meglio della condizione. E l’ex Udinese nei primi venticinque minuti di gioco è una validissima compagnia per Simeone là davanti. In mezzo c’è il bambino Ilic e non il vecchio Veloso. Per il resto tutte scelte obbligate al cospetto di una squadra, la Dea, ferita per il mancato passaggio agli ottavi di finale di Champions. Due le assenze pesanti per l’Atalanta: Malinovskyi e Gosens ma per il resto è un gruppo che si giocherà lo scudetto sino a fine campionato. E sono dodici In quindicimila sugli spalti a sfidare il freddo in questa vigilia di Santa Lucia. E Simeone ci prova subito a fare un bel regalo ai tifosi. L’imbucata di Faraoni è da favola, il Cholito la tramuta in gol per la sorpresa del portiere ospite Musso. È un bel Verona, anzi è un grande Verona. Muriel e Miranchuk graffiano ma Magnani, Casale e Ceccherini sono all’altezza e poi c’è l’atteggiamento dei gialloblù come garanzia per la porta di Montipò. Sempre in avanti la squadra di Tudor con geometrie rapide e ficcanti. Tameze corre per quattro e recupera un numero impressionante di palloni, sulla destra fa la stessa cosa Faraoni. L’Hellas sfiora il raddoppio con Lasagna che si vede respinta la conclusione dall’ex compagno dell’Udinese Musso. È pure iellato l’attaccante mantovano. Cala leggermente di tono il Verona e cresce l’Atalanta. Pasalic scuote il palo alla sinistra di Montipò ed è un campanello d’allarme, anche se ci vuole un intervento poco felice di Ilic in area su Pezzella a lanciare Miranchuk che firma l’uno a uno. La condizione Il Verona accusa il colpo e l’Atalanta ci prova ma Simeone e compagni hanno carattere, tant’è che chiudono in avanti con una mischia paurosa davanti a Musso. Cos’ha detto il primo tempo? Che finché i gialloblù sono andati a mille all’ora sono riusciti a pareggiare e, in alcuni casi, sovrastare una rosa che vale quattro volte quella dell’Hellas. La ripresa Purtroppo i gialloblù non sono fortunati. Da un quasi gol di Tameze, alla sfortunata deviazione dello stesso che manda la palla calciata da Koopmeiners alle spalle di Montipò. La partita a guardar bene è tutta ion queste due azioni. Un due a uno per la Dea che è risultato bugiardo, almeno per quanto espresso fino a quel momento da entrambe le formazioni. Ma il Verona perde i pezzi. Ilic sente la fatica e pure Lasagna, Tudor manda in campo Bessa e Veloso. Gasperini manda dentro invece Ilic e Zapata. Da questo momento in poi l’Atalanta giustifica l’esiguo vantaggio. Un vero peccato che nelle due segnature bergamasche vi siano degli errori dei gialloblù. La squadra di Tudor comunque ha grande spirito ed è con quello che va a fare la guerra contro la corazzata del Gasp. Il Bentegodi si illude quando Caprari lavora un pallone meraviglioso e serve sulla corsa Faraoni, che però non segna a causa di un salvataggio in extremis di Pezzella. Merita il pareggio il Verona anche perché Juan Luca Sacchi dirige all’inglese, dimenticandosi però che quando c’è un fallo va fischiato. Questo wrestling favorisce però la squadra più piazzata: l’Atalanta. Zapata è mister muscolo ma certi suoi atteggiamenti sono rivedibili. L’ultimo quarto d’ora è un continuo capovolgimento di fronte, anche se di vere occasioni non ve ne sono. Con il cuore il Verona butta la palla nell’area atalantina ma il tanto sospirato pari non arriva. Bisogna ricaricare subito le pile perchè domenica si va dal Toro di Juric.•.

Gianluca Tavellin