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I mister dell'Hellas

Cioffi e Baroni, stesso destino: pesa l'eredità di Juric

Con l’Udinese l’Hellas ritroverà Cioffi, vittima del «credo» di Ivan. Baroni cerca di lasciare quella filosofia e far punti
A sinistra Juric ai tempi dell'Hellas, a destra Baroni (sopra) e Cioffi
A sinistra Juric ai tempi dell'Hellas, a destra Baroni (sopra) e Cioffi
A sinistra Juric ai tempi dell'Hellas, a destra Baroni (sopra) e Cioffi
A sinistra Juric ai tempi dell'Hellas, a destra Baroni (sopra) e Cioffi

Anche su Baroni l’ombra di Juric? Detta così, sembra che l’attuale allenatore del Toro sia uno dei tanti mister in cerca di squadra e stia col fiato sul collo del tecnico toscano. Niente di tutto ciò, ci mancherebbe ma è inconfutabile il fatto che un certo Gabriele Cioffi, prossimo avversario dei gialloblù, pagò in modo eclatante un certo tipo di fare calcio a Verona. Una cosa simile la sta passando sulla propria pelle lo stesso Baroni.

Il tecnico toscano, guardacaso lo è pure Cioffi, ha litigato fino alla gara col Lecce con la difesa a tre e quell’intensità tanto cara a Juric, ma vista finora poche volte col Verona.

Gabriele Cioffi

Di bell’aspetto, signorile e dalla parlantina fluente, Cioffi ereditò una squadra che aveva totalizzato ben 53 punti giungendo nona in campionato e mostrando un calcio, se vogliamo, «Zemaniano». Per non parlare poi del tridente delle meraviglie con Barak, Caprari e Simeone che realizzarono più di quaranta reti in tre. Insomma uno squadrone che fu smantellato. In tutto questo arrivò Cioffi, che se ne andò dall’Udinese sbattendo la porta dopo averla salvata. Cose che capitano nel calcio e in politica. Ci si ama, ci si odia e si ritorna insieme alla velocità della luce. Cioffi si trovò con un gruppo di giocatori di valore con le valige in mano. Anzi, Simeone e Barak erano già promessi, mentre Casale e Cancellieri avevano già preso la strada della Lazio. Caprari era l’unico valore pronto a rimanere insieme ai vari Lazovic, Montipò, Faraoni e Tameze. A dire il vero ci fu «l’affaire Marsiglia» per il serbo, mentre Tameze fu «prigioniero» per tutta la stagione. Difficile rinunciare ai soldi del Monza e bye bye a Caprari.

Arrivarono buoni giocatori come Hien, Doig e Henry ma giunsero in corso d’opera e Cioffi aveva già fatto e disfatto due o tre moduli di partenza. «A Verona fu un fallimento per due» raccontò Cioffi qualche tempo fa. In realtà qualche scusante il tecnico di Firenze l’aveva pure avuta. Lui stesso fece un po’ di confusione. In ritiro provò i quattro dietro e poi il 3-5-2.

Quando tornò sui suoi passi, sbagliando, cercò di ricalcare la filosofia di Juric. Un uno contro uno a tutto campo, con un 2+1 o un 1+2 in avanti. Era tardi e la squadra correva poco. Fu esonerato. Il resto è storia recente.

Marco Baroni

Altra età, altre esperienze. Baroni, complice il calcio d’agosto, è partito subito forte ma anch’egli dopo una o due partite a quattro dietro nelle amichevoli estive, si è affidato ancora al credo di Juric. «Fa qualcosina di diverso» ci disse Ivan dopo Torino-Verona 0 a 0. Però la scarsa intensità e la povertà degli schemi offensivi, complice scelte discutibili, l’hanno portato ad un passo dall’avvicendamento. Perchè insistere sulla difesa a tre, quando era possibile partire subito coi quattro dietro?

Alibi

È ora di abbandonare la filosofia di Juric e cercare di trovare la quadratura del cerchio fin dalla prossima gara contro Cioffi e l’Udinese. A Baroni comunque non mancano le giustificazioni. In tredici partite Hien tra infortunio e squalifica, è mancato in sei occasioni, Cabal in sette. Assente pure Doig, quattro gare e Dawidowicz tre. Alla Dacia Arena la prossima risposta.

Gianluca Tavellin

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