Calabrese made in Verona «Siamo un gruppo coeso»

Capitan Calabrese
Capitan Calabrese
Capitan Calabrese
Capitan Calabrese

Veronese doc. Bernardo Calabrese, nasce a Verona il 25 aprile 2002, vive in provincia di Verona e gioca nell’Hellas. Il suo percorso calcistico non è molto articolato. Anzi. Segue una sola strada: Pescantina-Verona e ritorno. Inizia a tirare i primi calci al suo paese. Ma le naturali potenzialità tecniche del ragazzino non sfuggono agli occhi degli osservatori del Verona. La società non perde tempo e sfrutta subito l’occasione per mettere questo promettente fiorellino nella sua serra. Per coltivarlo. Per farlo crescere Allora Bernardo Calabrese non aveva neppure 10 anni e da allora ha sempre indossato la maglia gialloblù. Brucia le tappe nelle varie categorie minori mettendosi sempre più in luce. Centrale difensivo con compiti di regia del reparto arretrato, Calabrese è dotato di una buona tecnica, tanto carisma e una spiccata personalità. Un giocatore affidabile che riesce a fare con i piedi tutto ciò che la testa gli comanda. Un altro giovane gialloblù in rampa di lancio che non a caso, si è meritato il grado di capitano della Primavera. «È motivo di orgoglio» racconta «essere riuscito con i miei compagni, a portare il Verona nella categoria che merita». La fascia di capitanoa a volte pesa. «Sicuramente il ruolo di capitano è un ruolo molto importante. Personalmente non ne sento il peso perché ho la fortuna di essere circondato da un gruppo di ragazzi di carattere. Un gruppo super unito, che lavora sodo negli allenamenti per poi dare il meglio in partita». L’Hellas volata in Primavera 1 non ha trovato solo discese. «Difficoltà ce ne sono sempre in un campionato incerto e per niente scontato. Però noi siamo riusciti a superarle grazie alla compattezza e all’affiatamento del gruppo». La vittoria più bella? «Quella contro il Chievo in rimonta all’andata. Ma ne abbiamo vinte tante altre. Belle e importanti. Come quelle esterne ottenute in campionato contro il Vicenza e in Coppa Italia contro il Cagliari. Tanto per citarne alcune». Non mancano anche le stonature. «Senz’altro il ko contro la Lazio in Coppa. Dall’andamento della gara, dai valori emersi in campo e dal gioco espresso dalla squadra, meritavano qualcosa in più. Invece, è andata male. Siamo rimasti rattristati perché pensavamo di andare in finale. Come l’anno precedente». Pensiero per Corrent. «Un tecnico bravo, preparato che si applica molto. E che crede nel lavoro. E questo ci ha permesso di migliorare. Con lui mi sono trovato benissimo sin da subito. Ci siamo sempre capiti e rispettati». E la maglia gialloblù sulla pelle? «Motivo di vanto per me e per la famiglia» . F.L.

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