Premi Ussi: intervista a Damiano Tommasi

«Bravo Tudor, mi ha stupito la sua velocità ad inserirsi. Difra? Era dispiaciuto...»

Un momento della presentazione
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«Eusebio? L’ho sentito a ridosso dell’esonero ed era ovviamente dispiaciuto come lo era stato a Cagliari. Normale per uno come lui, abituato a costruire progetti. Interromperlo all’inizio è sempre spiacevole» anche se «col senno di poi il Verona ha fatto la scelta più saggia»: Damiano Tommasi, ex compagno di squadra nonché «amico fraterno» di Di Francesco, racconta la sua sulle più recenti vicende del Verona dal Teatro Comunale di Vicenza, sede della 21esima edizione del Galà del calcio triveneto, apprezzato classico autunnale.
Sul palco le massime cariche dell’Associazione calciatori - di cui Tommasi è stato presidente per nove anni - e dell’Ussi, partner dell’appuntamento organizzato ancora in collaborazione con il Giornale di Vicenza e con l’Ufficio scolastico berico. 
 

Presenti e... assenti Poi allenatori, calciatori, arbitri a condividere applausi con Umberto Calcagno, nuovo numero uno dell’Aic; con Alberto Nuvolari, presidente dei giornalisti sportivi del Veneto; con Matteo Brighi e Davide Biondini, pure loro oggi ai vertici Aic. Oltre a Luca Ancetti, direttore del Giornale di Vicenza, e a Gianni Grazioli, direttore generale Aic investito anche quest’anno del ruolo di moderatore. 
Tante assenze - visti soprattutto gli scherzi del calendario di A, B e C - ma qualificate le presenze di Daniele Chiffi, arbitro padovano prossimo internazionale, e quelle di Luca Garritano, ultimo testimone del Chievo, a qualche poltroncina di distanza da Paolo Zanetti, l’allenatore del Venezia che qualche mese fa aveva estromesso i gialloblù della Diga dalla corsa per la A.

 

La svolta Manca tra i premiati Davide Faraoni, in procinto di sfidare l’Empoli. A riceverne il riconoscimento Pantaleo Longo, direttore operativo del club gialloblù: «Non abbiamo ancora fatto niente perché la salvezza va ancora conquistata», le sue parole. «Abbiamo cambiato allenatore, c’è stata una svolta merito soprattutto del direttore sportivo e del presidente, che si sono accorti di un inizio sbagliato. E il cambiamento ha restituito forza e coraggio», spiega Longo. «Tudor ha ripreso la squadra in mano sulla scia del lavoro di Juric ma per me il bello deve ancora arrivare. Di Francesco? Resta un professionista».
La sfida perduta E proprio di DiFra Tommasi, oggi candidato designato sindaco del centrosinistra, parla anche a margine dell’evento: «Probabile che all’atto dell’esonero la società abbia fatto riflessioni con elementi validi per cambiare la rotta. Non c’è la prova del nove per capire come sarebbe andata diversamente» ma «col senno di poi è facile dire quale era la scelta da fare» e «il cambio in corsa è stato saggio». 
Peccato perché «per Eusebio quella di Verona era una sfida importante, motivante e consapevole. In una piazza importante». 
Quindi l’elogio di Tudor, «che sicuramente ha riportato un po’ lo spirito di Juric in una squadra che in quel modo di interpretare le partite ritrova anche le sue sicurezze. Stupore? Mi ha stupito la velocità con cui ha saputo rialzare il Verona: i giocatori avranno messo qualcosa in più anche negli allenamenti. Ma non dimentichiamo che le prime di Tudor erano anche partite complicate che lui ha saputo condurre benissimo in porto».

Simeone & Barak E a proposito di giocatori, «fossi un avversario chiaro che oggi al Verona toglierei Simeone, uno che come la tocca fa gol. Poi c’è Barak, che in estate veniva dalle fatiche della nazionale e magari doveva ancora carburare nel modo giusto: ora è un valore aggiunto che anche le avversarie riconoscono».
Pericoloso, stando a Tommasi, pensare di poter alzare troppo l’asticella: «L’Europa? Certe società non devono mai perdere di vista la loro natura. Oggi bisogna mantenere la continuità, poi gli obiettivi specifici possono pure cambiare in corsa ma attenzione: l’operazione resta complicata». E pericolosa.
Inevitabile un moto malinconico alla premiazione di Garritano: chissà se e quando capiterà ancora a un tesserato del Chievo: «La speranza è l’ultima a morire», replica Tommasi. «Ci può essere sempre qualche investitore che voglia rimettere in pista la società. Bisognerebbe piuttosto riflettere su quanto lo sport per una città abbia un valore che va oltre l’attività privata e privatistica».
In sostanza: «Oggi il sistema è organizzato per società totalmente private che gestiscono un valore pubblico. Qualche considerazione le istituzioni dovrebbero farla sull’organizzazione delle squadre, sul loro equilibrio e sulla loro continuità». Insomma, «servirebbe qualche rimedio perché il Chievo - al di là della sua storia e dei suoi tifosi - era patrimonio importante per la nostra città». 

Francesco Arioli