IL PERSONAGGIO

Bordon para i ricordi: «Mi manca Mariolino. Zigoni? Un campione»

Ivano Bordon colonna dell’Internazionale con cui ha vinto due scudetti FOTO ARCHIVIO L’ARENA
Ivano Bordon colonna dell’Internazionale con cui ha vinto due scudetti FOTO ARCHIVIO L’ARENA
Ivano Bordon colonna dell’Internazionale con cui ha vinto due scudetti FOTO ARCHIVIO L’ARENA
Ivano Bordon colonna dell’Internazionale con cui ha vinto due scudetti FOTO ARCHIVIO L’ARENA

Quattordici campionati all’Inter per un totale di 382 presenze ed un record di imbattibilità di 686 minuti. Un traguardo mai raggiunto da un portiere nerazzurro. Due scudetti e due Coppe Italia. Un campionato del Mondo (Spagna’82) come vice di Zoff. Un uomo semplice e perbene, che Sandro Mazzola aveva soprannominato «pallottola» dopo la serata magica di Berlino nella quale l’Inter eliminò il Borussia Moenchengladbach negli ottavi di Coppa dei Campioni. Bordon, che ha da poco compiuto settant’anni, parò tutto, perfino un rigore di Seelof.

 

«Ero il più giovane di quel gruppo, la Grande Inter, che aveva vinto tanto. Quando debuttai c’erano i vari Mazzola, Facchetti, Corso, Burgnich e molti altri». Restiamo in tema. Per ricordare un signore nato a San Michele Extra che ci ha lasciato un anno fa: Mario Corso. «Mariolino» fa una pausa al telefono Bordon, «era più di un compagno di squadra. Conosco tutta la sua famiglia e perfino i nipoti. Andavamo al mare da lui in Sardegna dove aveva un appartamento. Lo avete descritto bene. Era un signore. Quando ero giovane in allenamento mi faceva sempre gol, poi ho imparato a conoscerlo ed era più dura per lui. Ma è stato immenso».

 

QUANDO I CALCIATORI...Bordon è amministratore su Facebook di un gruppo nato proprio a Verona da nome evocativo: «Quando i calciatori avevano facce da calciatori». «Ci si diverte e si rivedono con delle belle dirette i compagni di una volta. Venerdì ne faremo un’altra, sul Mondiale del 1982». Cos’era affrontare il Verona negli Anni Settanta? «Una squadra ostica soprattutto al Bentegodi» rivela Bordon, «c’erano ottimi giocatori. E poi c’era Zigoni, un campione assoluto. Non segnava molto, però mandava in gol tutti. Estro, fantasia e classe. Poi con la Samp affrontai il Verona dello scudetto. Che squadra con Briegel e Elkjaer, giocavano a memoria. E poi c’era il mio amico Fontolan. Tempi belli e felici di un calcio che ora ha perduto molto».

 

SEGUO L’HELLAS. Bordon para la nostalgia e lo fa parlando dell’Hellas di Juric. «È dalla passata stagione che fa cose importanti. Dico la verità. Di partite dei gialloblù ne ho viste tante e sa perchè? Perchè è una squadra concreta. Rapida e veloce. Si è salvata anche quest’anno con molte giornate di anticipo». Parole misurate e ricche di educazione com’era nel suo stile quando era in campo. Difende i giovani colleghi. Handanovic su tutti. «È troppo facile vedere l’errore del portiere» spiega Bordon, «Handanovic resta una colonna dell’Inter. Ha salvato situazioni complicate. Ad inizio stagione i nerazzurri prendevano gol abbastanza facilmente. Mister Conte li ha sistemati bene e ora sono ad un passo dall’obiettivo».

 

Ciò nonostante da Milano è uscita un’indiscrezione sulla possibilità che l gialloblù Silvestri venga all’Inter. «Sì, ho letto» ammette Bordon, «anche Meret e Cragno sarebbero in lizza per fare il secondo ad Handanovic. Ma a portieri così conviene giocare solo qualche partita in Coppa Italia e tre in campionato? Non saprei. Ci vuole tanta esperienza per reggere la pressione che può dare la porta nerazzurra». Oppure essere un predestinato come lei. «La ringrazio ma sono altri tempi e situazioni diverse». Bordon parla da mister quando gli chiediamo chi preferisce dei gialloblù. «Il collettivo» dichiara. «È stato bravissimo Juric. Dire dei nomi scadrei nel banale ma è chiaro che giocatori come Pessina l’anno scorso, Barak e Zaccagni ora abbiamo avuto un marcia in più».

 

IL DIALOGO. Milan e Inter hanno seguito la Juve di Agnelli nella possibilità di creare una super lega europea. Ora tramontata. «Vede» commenta l’ex portiere nerazzurro, «avrebbero dovuto cercare la via del dialogo con Uefa e Fifa. Però non voglio parlare di cose che non so. Si rischia di fare una brutta figura». Come quella di Madrid nel 1982 durante la finale. «Vero» ride Bordon, «al gol di Paolo Rossi volevo entrare in campo a festeggiare ma un poliziotto mi ributtò in panchina. Si vede nelle immagini. Ma sulla terza rete di Spillo Altobelli non riuscirono a fermarmi...».

Gianluca Tavellin