Hart scrive la storia a Milano nel Giro più incerto di sempre

Tao Geoghegan Hart festeggia a Milano il successo al Giro n.103
Tao Geoghegan Hart festeggia a Milano il successo al Giro n.103

MILANO Doppia festa Ineos: Tao Geoghegan Hart conquista il Giro d’Italia, Filippo Ganna il quarto successo personale nella corsa rosa aggiudicandosi la cronometro finale di 15,7 km da Cernusco sul Naviglio a piazza Duomo a Milano. Tao vince il confronto diretto con Jai Hindley secondo pronostico. Dopo 3345 km e 85 ore e poco meno di 40 minuti di corsa, 39” dividono i due protagonisti. I due rendono il 103° Giro unico, il più imprevedibile e incerto. L’Ineos, venuta alla corsa per vincerla con Geraint Thomas, ha saputo reinventarsi dopo l’uscita di scena dell’inglese, causa una borraccia, una caduta, una frattura. «Abbiamo cambiato mentalità», conferma Ganna. Il gruppo, che poteva provocare antipatia per il modo di correre e lo strapotere nelle passate stagioni, si è fatto ammirare per come si è comportato in ogni tappa e per la strategia di corsa (Ganna ha vinto tre tappe a crono e una per distacco, Geoghegan Hart due, Narvaez una). Geoghengan Hart spiega così la suo crono: «Ho dato tutto. Nel finale non ho preso rischi inutili, ma poi ho spinto sino all’ultimo metro. Il primo mio pensiero quando ho avuto la certezza della vittoria finale è cercare la mia fidanzata, Anna, ciclista professionista. Non la vedo da un mese. Dalla mattina pensavo a lei ed ora potrò dire che non sono più il secondo miglior ciclista della famiglia». All’arrivo, Filippo Ganna lo accoglie con un abbraccio e il campione del mondo a cronometro si commuove. «Ero favorito? - osserva -, ma niente è scontato. È andata bene. Anche Dennis è andato bene, è un grande e, in futuro, potrebbe anche pensare alla classifica in un grande Giro. Devo ringraziarlo perché è dall’inizio dell’anno che mi stimola perché continui a migliorarmi. L’Ineos è come una famiglia. Dopo il ritiro di Thomas, ci siamo detti che dovevamo, comunque, onorare il Giro e i tifosi. Tao ha reagito alla grande e si è calato nel nuovo ruolo». La crono va secondo pronostico. Hindley pareggia il tempo dell’inglese nei primi tre chilometri, poi comincia a perdere secondi e la sconfitta matura metro dopo metro. È stato il più forte in salita, ma non è bastato. Il podio lo gratifica. Ha fatto meglio del suo capitano, Kelderman, terzo. Il Giro n. 103 si è concluso a Milano ed è una gran bella vittoria per l’organizzazione. Pochi lo pensavano possibile. Lo sforzo è stato grande in periodo di pandemia. Ci sarà, probabilmente, uno strascico perché non è ammissibile che una Jumbo Visma lasci la corsa (senza avvisare) e che si corra metà tappa in assenza di condizioni meteorologiche estreme. Se tecnicamente, può essere stato un Giro inferiore ai precedenti (causa il predominio del Tour nell’impostazione del calendario post lockdown e la concomitanza con grandi classiche in linea e con la Vuelta), considerazione comunque smentita da Nibali che assicura che «si è andati molto forte» (con i record di scesa a Piancavallo e allo Stelvio), la corsa ha esaltato i giovani (25 anni il vincitore, 24 Hindley, 22 Almeida, 15 giorni in rosa e 4° in classifica ), ha confermato il cambio generazionale in atto e regalato un finale unico nella storia. Ha confermato, purtroppo, che dopo Nibali il ciclismo italiano ha ben poco. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Renzo Puliero