Demare firma la tripletta Bardet si ammala e si ritira

Sempre più leader Amaud Demare vince la sua terza tappa: la maglia ciclamino sembra incollata addosso
Sempre più leader Amaud Demare vince la sua terza tappa: la maglia ciclamino sembra incollata addosso
Sempre più leader Amaud Demare vince la sua terza tappa: la maglia ciclamino sembra incollata addosso
Sempre più leader Amaud Demare vince la sua terza tappa: la maglia ciclamino sembra incollata addosso

Nel giorno del ritiro dal Giro d’Italia di Bardet, i francesi si consolano con il terzo successo di Arnaud Demare, sempre più in maglia ciclamino, che si conferma il velocista più forte del gruppo. Cavendish prova a rimontarlo inutilmente, è Bauhaus velocissimo negli ultimi metri ad arrivargli alle spalle, fanno bella figura Dainese e Consonni, mentre Gaviria incassa l’ennesima sconfitta. Il colpo di scena della tappa arriva dopo 35 km: Romain Bardet scende dalla bici, si accascia, siede sul marciapiede. È bianco in faccia, pallidissimo, le mani sullo stomaco. Quanto la sua squadra, la Dsn, temeva alla partenza, si verifica. Il francese, quarto in classifica a 14” da Lopez, si è ammalato nel corso della tappa dell’altro giorno e, nella notte, le condizioni di salute sono peggiorate. Bardet è partito ma non ce l’ha fatta. Il Giro perde un altro protagonista. Da tempo non si vedeva Bardet così brillante come in questa prima metà della corsa rosa. Finale coi brividi Il finale regala emozioni. In quattro mettono alla frusta il gruppo: Van den Berg, Eenkhoorn, Prodhomme e Mirco Maestri, in fuga dalla partenza (col solito Tagliani per i primi chilometri), pedalano forte e di comune accordo. Raggiungono un vantaggio massimo di 6’42” ma, soprattutto, ne hanno 3’45” a 35 km dall’arrivo, ancora tre ai meno 30, nonostante dietro le squadre dei velocisti siano impegnate al massimo. Quando ai -15 i quattro hanno ancora 1’50” di margine, cresce in loro la speranza di giocarsi la vittoria. I velocisti si appellano alle proprie squadre che cercano di impiegare il massimo degli uomini possibile. L’inseguimento Negli ultimi 13 km il gruppo rosicchia 10” al chilometro e deve ricucirne solo 10” a 1200 metri dal traguardo. I quattro davanti cominciano a guardarsi e quando il gruppo è ormai alle spalle, è Maestri a tentare il tutto per tutto, lanciandosi ai 700 metri. Demare, però, è pronto. La sua Groupama è la squadra che si è accollato il maggior peso della rincorsa e lui mette in campo una progressione irresistibile. Non c’è stata, così, la possibilità di vedere il terzo successo consecutivo di un italiano. Maestri, peccato Mirco Maestri, uno che da professionista come da Under, è un attaccante nato, commenta: «Dopo un’occasione nel 2019 è la seconda volta che mi prendono all’ultimo chilometro. Ho rischiato più di tutti, partendo ai 700 metri, ma dietro venivano su forte. Pazienza, questo è lo sport», prosegue. «Ho cercato, nella fuga, di risparmiare più energie possibili. Ci ho creduto. Negli ultimi due chilometri, ognuno di noi quattro ha cercato, come logico, di fare le sua corsa, ma prima siamo sempre andati d’accordo. Come squadra, Eolo Kometa, stiamo facendo un bel Giro». «Verona? Lontana» Demare si accascia subito a terra dopo lo sprint. Riceve i complimenti di Cavendish e Dainese. È stanchissimo: «Abbiamo fatto molta fatica a riprendere la fuga», spiega. «Facevamo i turni davanti per ricucire. La squadra ha lavorato tantissimo: ogni 20” cambiavamo il primo uomo. Mi chiedevo se ce l’avremmo fatta. Poi quel falsopiano finale ha reso ancora più dura la volata. Vincere la terza tappa era un obiettivo. La maglia ciclamino? Ci tengo, ma Verona è ancora lontana». Oggi si riprende a salire. Da Santena a Torino, c’è da arrampicarsi sul Col della Maddalena (pendenza media 8 per cento, punte al 20, ma breve: 3 km) prima dello strappo di Santa Brigida. Poi Superga e ancora il passaggio della Maddalena: insomma, una tappa niente affatto agevole che metterà a dura prova gli uomini da classifica. •.

Renzo Puliero