Dopo l'incidente in Francia

Davide Formolo, il cinghiale non lo ferma: «Adesso penso solo al Giro»

Un 2022 impegnativo per Davide Formolo (foto BiciCailotto)
Un 2022 impegnativo per Davide Formolo (foto BiciCailotto)
Un 2022 impegnativo per Davide Formolo (foto BiciCailotto)
Un 2022 impegnativo per Davide Formolo (foto BiciCailotto)

A sessanta all’ora in discesa, un cucciolo di cinghiale attraversa la strada, tocca la ruota anteriore e Davide Formolo si trova a terra. È accaduto il 3 gennaio. La discesa era quella del Col de la Turbie, frequentatissima dai corridori che si allenano sulle strade della Riviera, italiana e francese. Davide ne è uscito malconcio, teme qualche frattura. Spiega: «Sembra non ci sia niente di rotto, ma nelle mani ci sono diversi ossicini e solo dopo una decina di giorni si può sapere qualcosa di sicuro e preciso. Intanto, ancora non riesco ad alzarmi in piedi sulla bici».

Formolo sentenzia e racconta: «La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. Non ho potuto evitare il contatto perché stavo scendendo velocemente. Ho battuto forte il polso destro, speriamo in bene». L’infortunio, inevitabilmente, condiziona la preparazione di Davide che, comunque, sperando sia confermata la mancanza di fratture, ha tempo davanti a sé per raggiungere una buona condizione per l’inizio della sua stagione. «Ogni giorno che passa», avverte Formolo, «mi sento sempre meglio. La situazione della mano è molto migliorata, ma sono partito, davvero, da un dolore impressionante».

Il 2022 dell’atleta di San Rocco di Marano di Valpolicella, alla nona stagione tra i prof, presenta alcune modifiche rispetto agli ultimi anni. Tra queste, la più significativa, «che mi porta dispiacere, è la rinuncia alle Ardenne». Formolo non sarà alla Liegi-Bastogne-Liegi, la corsa che ama più di ogni altra e che ha dimostrato, in passato, anche con un 2° posto, di poterla vincere un giorno. «Non sarò alle Ardenne per arrivare pronto al Giro d’Italia».

In UAE i programmi sono ben definiti. Formolo, così, non sarà al Tour in appoggio del suo amicone e capitano Tadej Pogacar «ed è un altro dispiacere perché con Tadej c’è un gran bel feeling», ma Davide aggiunge subito di sentirsi «lusingato che la squadra mi dia la possibilità di giocare le mie carte al Giro d’Italia», dove il capitano della squadra sarà Almeida «che ha già dimostrato di saper lottare per vincere un Giro, mentre io non ci sono mai andato vicino». «Sono pronto», avverte Davide, «a dargli tutto il mio aiuto, ma avrò anch’io le possibilità di fare bene in qualche tappa.

Il Giro che si concluderà a Verona ha tante tappe mosse che si addicono alle mie caratteristiche. Dentro di me, ho tanta voglia di rivivere le emozioni provate nel 2015 quando vinsi la tappa di La Spezia». L’UAE, del resto, è formazione che, stagione dopo stagione, si è sempre più rinforzata «e quest’anno ancora di più e, così come è stato al Tour per Pogacar, mi sento onorato di dare una mano ad Almeida per un podio al Giro d’Italia e ribadisco che, se Joao dovesse essere in grado di lottare per l’alta classifica, mi metterei totalmente a sua disposizione».

Al Giro d’Italia mancano ancora quattro mesi. Prima, ci sarà tanto da pedalare. Formolo comincerà tra Maiorca e Besseges, in febbraio, poi sarà al Trofeo Laigueglia, corsa d’apertura del calendario italiano. «In calendario», aggiunge, «ho le Strade Bianche, altra gara che mi piace molto su un terreno dove ho già fatto bene. Poi correrò la Tirreno-Adriatico assieme a Pogacar e la Milano-Sanremo, una classica che piace anche a Tadej e dove anch’io conto di fare bene». Formolo individua nel «Giro dei Paesi Baschi un percorso dove giocare bene le mie carte, visto che presenta un percorso molto duro, che sento adatto a me». Seguirà un periodo in altura in Sierra Nevada, assieme a Almeida, «per preparare al meglio il Giro».

E dopo il Giro? Il sogno è «meritare una maglia azzurra al Mondiale». Non gli è mai riuscito, a parte il ruolo di riserva nel 2014 a Ponferrada. Nel 2020 era tra i possibili titolari di Cassani, ma la caduta al Tour glielo impedì. «In Australia», fa presente Formolo, «da una parte si parla di percorso facile, ma sono convinto che sarà impegnativo, insomma voglio provarci». Per arrivarci al meglio e meritare la convocazione da parte del c.t. Bennati, ci sarà il Giro di Polonia, che seguirà il Giro di Svizzera e il campionato italiano. E dopo il Mondiale «concluderò con le classiche italiane, comprese le due corse nel Veneto e di giri dell’Emilia e di Lombardia».

Renzo Puliero