Ciccone muscoli e cuore Scappa e conquista Cogne

Riscatto e sorrisi Giulio Ciccone taglia il traguardo di Cogne chiamando l’applauso degli sportivi
Riscatto e sorrisi Giulio Ciccone taglia il traguardo di Cogne chiamando l’applauso degli sportivi
Riscatto e sorrisi Giulio Ciccone taglia il traguardo di Cogne chiamando l’applauso degli sportivi
Riscatto e sorrisi Giulio Ciccone taglia il traguardo di Cogne chiamando l’applauso degli sportivi

Ai piedi del Gran Paradiso, Giulio Ciccone dimentica... l’inferno del Block Haus, le delusioni di un Giro diverso da quello che aveva immaginato, costretto lontano da chi lotta per la maglia rosa. Si reinventa cacciatore di tappe e sulle strade verso Cogne regala una prestazione eccezionale. Le lacrime all’arrivo, seguite allo sbracciarsi continuamente negli ultimi metri della tappa e al lancio degli occhiali verso il pubblico, sono il naturale sfogo dopo tante amarezze. Non vinceva da due anni, dal Trofeo Laigueglia, ma soprattutto non è stato l’uomo classifica pensato dalla Trek, la sua squadra, ruolo nel quale Giulio credeva fermamente. Volontà feroce La vittoria di Cogne è voluta, cercata, inseguita con feroce determinazione. La conquista anche con saggezza tattica e capacità di gestire bene le energie. Entra nel gruppo dei ventotto atleti che lasciano il gruppo dopo pochi chilometri dalla partenza. Dentro c’è anche Van der Poel e la sua presenza assicura spettacolo. Infatti l’olandese, pur su un percorso adatto più agli scalatori, va all’attacco, resta davanti con Bouwman, il vincitore di Potenza che poi si spegne improvvisamente (da domani ripartirà con la maglia azzurra del gpm). Ciccone è il primo a reagire, sale sulla penultima salita con buon passo. Van der Poel va presto alla deriva e con l’abruzzese se ne vanno Buitrago, Pedrero, Tusved, Carthy, Rui Costa. Poi Cicconi dà un’altra botta quando mancano 18,8 km all’arrivo e nessuno regge il suo passo. Cavalcata trionfale Buitrago è l’ultimo a cedere e per Ciccone è cavalcata trionfale. La tappa, afflitta ancora da umidità e caldo (mentre per la terza settimana è atteso il maltempo), delude per quanto riguarda il confronto tra i big. L’Ineos, dopo la negativa giornata di Torino, è tutta attorno a Carapaz e detta il ritmo. Per un po’ ci prova l’UAE che ha mandato Formolo e Rui Costa nella fuga, ma la scelta non paga perché l’italiano, riassorbito, detta il passo per qualche chilometro e poi si stacca nettamente mentre il portoghese non riesce a lottare per la vittoria di tappa, venendo staccato sulle prime rampe, le sole impegnative dei 22 km finali, della salita che porta al traguardo. La vittoria di Ciccone, la terza italiana dopo quelle di Dainese e Oldani, è accolta con grande calore dal pubblico. Lui, calmatesi le lacrime, racconta: «È stato uno di quei giorni in cui mi sentivo Giulio Ciccone, ero me stesso. Stavo bene e sapevo che in questa tappa potevo dire la mia, dopo tante delusioni e problemi difficili da superare soprattutto sotto l’aspetto mentale, mentre tutti ti mettevano in dubbio e ti criticavano. Ci sono state anche cattiverie», aggiunge, «ma ho imparato a farmi scivolare addosso le critiche». Ciccone torna al giorno del Block Haus, la tappa che aveva a lungo sognato, per la quale tanto si era preparato e che l’ha respinto. «È stata», dice, «un’altra batosta, dopo quella che mi è capitata prima del Giro quando per la seconda volta ho avuto il Covid, seguita da bronchite a febbre alta con tanto di antibiotici. Insomma, il programma per il quale avevo lavorato era compromesso, proprio quando c’erano tante aspettative su di me. Questa è la vittoria più bella della mia carriera perché arriva in momento particolare, difficile. E poi vincere al Giro ha un altro valore». Riposo Oggi, dopo una settimana condotta ogni giorno a grande ritmo e con grande caldo, il Giro riposo per ripartire domani da Salò all’Aprica con il Mortirolo. •.

Renzo Puliero