Zona gialla

A pensare male si farà pure peccato però niente è probabilmente più doloroso che far la figura dei fessi. E ritrovarsi, alla fine, col raccolto azzerato e il pesante senso di fastidio che si arrampica fin dallo stomaco. Sensazioni diffuse nelle fila del Chievo, che cade per la seconda volta di fila, stavolta in maniera ancora più dolorosa rispetto a sette giorni fa a Brescia, al cospetto del Monza grandi firme. E non solo perché quello di ieri era un delicato scontro di vertice ma anche perché più di un episodio da moviola (una volta si diceva così) ha contribuito ad indirizzare il punteggio, lasciandosi dietro una pesante, sgradevole scia di perplessità e sospetti. Tutto e soprattutto in due situazioni, frutto della superiorità manifestata in avvio dal Chievo: prima (minuto 6) il cross di Mogos ribattuto a braccio sinistro apertissimo da Pirola all’altezza del primo palo; poi - sei minuti dopo - il gol sottratto a Margiotta (furbo e velocissimo) per un offside più che fasullo. Nel mucchio ci starebbe pure un’altra iniziativa di Margiotta castrata dall’assistente Villa - sempre lui, oggettivamente disastroso - con relativa fuga e palla nel sacco. Più complessa da analizzare, al di là del fischio del signor Sacchi, arrivato ben prima del tocco in porta. Questo agli atti, nel contesto di un primo tempo che il Chievo ha dominato sul piano tattico, anche nelle fasi di possesso palla avversario. Un Chievo ordinato, determinato, tonico. Non proprio travolgente ma puntuale nel proporsi e nel saper colpire. E perfetto nel saper cogliere l’attimo fuggente - fatte salve le sviste della terna - nelle fasi clou di un confronto molto controllato. Quello che, del resto, era normale attendersi tra due aspiranti al vertice. Passata la buriana e risistemati gli equilibri nell’intervallo, la musica è leggermente cambiata nella ripresa. Quando il Monza ha prima iniziato a seminare ostacoli lungo le linee di passaggio dei gialloblù e poi ha cercato pure di scovare qualche soluzione d’attacco più efficace. Quella che era completamente mancata per i primi tre quarti d’ora. Lì, approfittando anche del progressivo calo nervoso dei ragazzi di Aglietti, Balotelli ha pescato lo spiraglio perfetto per fare secco Semper e mettere la gara su un piano decisamente inclinato. Inutili i cambi del tecnico gialloblù, uno dei quali (quello di Garritano) forzato dopo l’entrata violenta di D’Alessandro, a palla lontana. E vani gli sforzi nel cercare di dare l’assalto a un fortino difeso adesso benissimo dalle sentinelle di Di Gregorio. Al punto che è stato addirittura Barillà a sprecare la comoda palla del bis. Zero a uno, seconda piazza abbandonata, una mezza secchiata gelida per la banda della Diga, castigata ben oltre i propri demeriti. A pensare male si fa peccato? Anche ad arbitrare così, però, non ci si guadagna il paradiso. •

Francesco Arioli