Scatti e controscatti. Ora Canotto è al top «Chievo, sei grande»

Gigi Canotto pressa De Vitis durante il posticipo tra Chievo e Pisa di lunedì sera FOTOEXPRESS
Gigi Canotto pressa De Vitis durante il posticipo tra Chievo e Pisa di lunedì sera FOTOEXPRESS

Voleva smettere Gigi Canotto. Ancora ragazzino, quando la Reggina lo rispedì a casa, pensò che il sogno fosse finito prima ancora di cominciare. Che il calcio in fondo era solo un’illusione, che alla fine non poteva essere proprio lui a scavalcare quel muro che a 16 anni gli parve altissimo. Non era proprio così, il tempo gli avrebbe dato ragione. Per la prima volta ora nell’alta Serie B, con un triennale in tasca. A giocare per qualcosa di davvero grande. Va veloce Canotto, sempre di più, non solo perché suo è una delle reti più rapide della storia del calcio italiano. Nemmeno cinque secondi, contro il Melfi, quando nel 2016 era al Matera nel mare della Lega Pro dopo un po’ di Interregionale e la Primavera del Siena dove cominciò davvero il feeling col gol. Uno anche alla Fiorentina di Semplici in cui brillava già la stella di Bernardeschi. Canotto sembra arrivato al momento giusto, quello che spacca partite difficili da vincere e sposta equilibri complicati da scalfire proprio adesso che tutti hanno il fiatone. Una scheggia col Pisa, imprendibile negli spazi larghi ma anche nello stretto, freccia di nuovo affilata come poche volte s’era visto prima. Tanto che l’asticella è proprio lui ad alzarla. «Questa è una squadra davvero forte, in ogni reparto, in tutti i suoi giocatori. Soprattutto completa. Ancora non ce ne siamo resi conto del tutto ma è così», l’iniezione di autostima dispensata da Canotto a “Che Aria Tira”, in diretta su TeleArena e RadioVerona, il giorno dopo lo show col Pisa, su quella fascia di destra dove nessuno l’ha mai nemmeno visto. MARCE ALTISSIME. Un missile Canotto, un incubo per Pisano, Lisi e Mazzitelli ma soprattutto gioia per gli occhi di Alfredo Aglietti, che aveva bisogno come il pane della sua frenesia, completamento perfetto con la tecnica di Ciciretti e i colpi d’autore di Garritano. Serve tantissimo al Chievo uno così, uno capace di andare oltre il semplice spartito e rendere la manovra ancor più sbrigativa. «Quando sto bene io sono questo», la fotografia di Canotto che sa tanto di promessa per il finale di stagione. Prima esterno, poi la digressione da seconda punta in una mattonella comunque già ricoperta più volte anche alla Juve Stabia. Meno compiti, più istinto. Lunedì è tornato all’antico, letale a destra in ogni sua accelerazione. Sempre più lontano dai campi di periferia, da quelle paludi da cui pareva non dovesse più uscire. Troppo poco in B al Trapani, retrocesso in C1 dove s’assestò rispondendo alla chiamata della Juve Stabia. Quindi la promozione, la cadetteria prima ritrovata e poi di nuovo perduta. A rispedirlo di nuovo più in giù, almeno fin quando fra i trequartisti vagliati dal Chievo è spuntato il suo nome. Ogni giorno più in evidenza nella lista di Giorgio De Giorgis. Un affare prenderlo da svincolato, bravo ma comunque con qualche incognita perché Canotto con l’alta classifica di B non s’era mai misurato. La fortuna di sicuro non gli ha dato una mano, disseminando lungo il suo cammino un sacco di trappole che gli hanno tolto brillantezza e tempo. Quel che non vede l’ora di recuperare adesso. «Col Pisa abbiamo una dato una bella scossa, alla classifica ma soprattutto a noi stessi», l’ulteriore cambio di passo di Canotto, punto di partenza per le prossime con Cittadella, Venezia e Cremonese. Tutte sfide decisive. SOGNO E REALTÀ. Torna al grande sogno Canotto. «La Serie A, il mio pensiero fisso fin da quand’ero bambino. Avverto tutti i giorni la sensazione di essere nel posto giusto. La società è carica, il presidente è una grandissima persona oltre che un grande tifoso. E, ripeto, la rosa ha tutto per arrivare fino in fondo», l’asticella di Canotto, mai così in alto, slancio figlio della logica più che delle semplici intenzioni. «Ci mancano sei o sette punti, basti ripensare alle trasferte con Pordenone e Reggina quando avevamo il risultato in pugno», lo sguardo all’indietro di Canotto, giusto un attimo prima di lanciare la volata. Una sfida a tutte le altre, anche quelle che ora sono davanti e nemmeno di poco. «Nel motore abbiamo ancora tantissima benzina, soprattutto abbiamo un grande obiettivo. E faremo di tutto per realizzarlo. Sono certo che andremo in A. Se non sarà quest’anno sarà il prossimo, ma ci riusciremo», l’agenda di Canotto, l’arma in più di Aglietti, quel che serviva per scaldare ancor di più il motore del Chievo. E renderlo ancor più imprevedibile. •

Alessandro De Pietro

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