Rinascono i bomber Chievo più sicuro in vista della volata

Manuel De Luca a caccia del pallone A Empoli il centravanti gialloblù ha firmato il gol del temporaneo 1-1
Manuel De Luca a caccia del pallone A Empoli il centravanti gialloblù ha firmato il gol del temporaneo 1-1

Finalmente gli attaccanti. Musica per le orecchie di Aglietti che non poteva ascoltar melodia più dolce nella sua cinquantesima panchina col Chievo. De Luca e Margiotta ad Empoli, Djordjevic con la Reggina. L’intruso Garritano con Pordenone e Spal, punta aggiunta spesso e volentieri. Un problema per tutti quando gira il Chievo, soprattutto quando si azionano leve a lungo arrugginite. Pensando e ripensando ad un centravanti da doppia cifra, fra reali necessità e mezzi miraggi. Un traguardo, quota dieci, toccato finora solo da Coda, Mancuso, Forte, Aye, Tutino, Valoti, Marconi, Meggiorini, Diaw e Ciofani. Dieci in tutto. Gente che si conta con due mani. Il resto spesso va preso altrove. O accontentandosi di quel che si ha in casa. E ragionare di conseguenza. Come ha fatto Aglietti. Quadro elastico. La mappa del gol in B è parecchio articolata, ma non necessariamente un cerchio delimitato dalle punte a parte le prime due. Perché il Lecce ha Coda e l’Empoli ha Mancuso, fuori concorso entrambi. Ma i primi quattro marcatori delle prime dieci del campionato raccontano molto altro. Il miglior realizzatore del Monza è una mezzala come Frattesi, sette reti come Garritano. La Spal ha mandato in avanscoperta Valoti, già salito a undici, così come il Venezia ha fatto coi nove di Aramu secondo a tre dai dodici di Forte. Il più prolifico del Cittadella è Gargiulo con otto, centrocampisti più o meno offensivi ma non proprio uno d’area. L’Empoli dipende dai suoi primi quattro per il 61 per cento dei gol complessivi, il Lecce per il 64, la Salernitana per il 58, il Monza per il 55, il Venezia per il 60, il Cittadella per il 49, la Spal per il 65, il Chievo per il 52, la Reggina per il 51, il Brescia per il 53. Varie letture, differenti interpretazioni. Meglio incanalare il gol in una sola direzione o diversificare? Il Chievo, per visione e per necessità, ha preso la seconda via. E non pare proprio una cattiva idea. Nel grande Monza le stelle Maric e Gytkjaer, capocannonieri dell’ultimo campionato croato e polacco, hanno garantito tre gol in meno di De Luca e Margiotta. Otto contro undici. Ulteriore conferma di quanto disse a fine mercato Corrado Di Taranto, direttore generale del Chievo, per il quale «l’unico giocatore che avrebbe fatto la differenza sarebbe stato Coda». Concetto neanche così sbagliato, abbracciando magari anche quelli che stanno facendo gli spettatori in Serie A. Come Moncini, tre spezzoni di partita nelle ultime diciotto giornate a Benevento anche a causa dei soliti guai alla caviglia. Non sempre è tutto oro quel che luccica. Ultimo sforzo. De Luca più Margiotta fanno undici gol, più i quattro di Djordjevic come quelli di Obi e i sette di Garritano che resta il più decisivo di tutti. Già con Reggiana e Brescia all’andata, poi a stracciare gli equilibri con grande puntualità e spesso a rompere il ghiaccio quando di spazi ce n’erano proprio pochi. Non è un caso che sia stato lui il più delle volte a chiudere manovre costruite sul filo degli attimi, aperte il più delle volte a destra e sigillate a sinistra dai suoi piedi morbidi. Le fasce a farla da padrone, là dove non s’è alzata spesso la voce di Ciciretti che però fra una pausa e l’altra ha marchiato le gare con Pisa all’andata, col pareggio in extremis dopo un’orgogliosa rimonta, spaccato quella con l’Entella e inaugurato il tris al Pordenone. Pochi ma buoni. E pesanti. Quel poco che manca è nei numeri in area, rincorsa che De Luca e Margiotta hanno preso ad Empoli. Col Chievo il gol non bisogna inventarselo, basta buttarla dentro. La costruzione è nei piedi degli altri, la rifinitura anche, la finalizzazione per forza di chi è lì proprio per quello. Senza per forza rivolgersi a Garritano. Margiotta non rispondeva all’appello da più di tre mesi, dall’andata col Vicenza dopo aver prodotto in avvio anche più di De Luca. Quando il posto era di Djordjevic, anche lui con tutto il tempo di lasciarsi alle spalle gli sbagli passati e far lievitare il bottino. Aglietti ha ormai scelto per i tre piccoli dietro un centravanti, opzione spinta dalle alte frequenze di Canotto e all’occorrenza dai minuti di valore di Fabbro. Il proscenio? Quasi tutto di De Luca, concluso l’apprendistato della sua prima volta a lottare per qualcosa di consistente. Il solco deve scavarlo lui, come a Empoli. Anche se con quattro partite in undici giorni ci sarà bisogno di tutti. Come ai playoff. •.

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