Piccolo e fragile Il Chievo si disfa anche a Lecce

LECCE Chievo sull’orlo di una crisi. Di risultati, di nervi, di identità. Sbattuto e sconfitto, puntato e travolto, bastonato e ridimensionato. Da Lecce, auspicata tappa della riscossa dopo il buio col Vicenza, non arrivano punti né segnali troppo confortanti. Tutt’altro. Perché la trasferta in Salento coincide con un ulteriore passaggio a vuoto, anche più demoralizzante rispetto a quello di lunedì. Di più: con la peggior performance collettiva dell’intera stagione. Un tempo trascorso a cercare di frenare la dilagante macchina da gioco della squadra di Corini - non per caso quella col miglior attacco della categoria - e un altro, a naufragio ormai conclamato, a cercare di rimettere insieme i pezzi. Inutilmente. Fa cinque sconfitte nelle ultime sei partite, la quasi paradossale permanenza in zona playoff - pensate dove potrebbero essere i gialloblù se non stessero vivendo questa traumatica involuzione - e la necessità, divenuta ormai inderogabile, di mettere pulizia tra i pensieri e reagire vigorosamente. Salvo rischiare di ritrovarsi davvero nel tunnel di un’emergenza dagli effetti difficilmente prevedibili. Alfredo Aglietti, al centro della burrasca, fiuta evidentemente che l’aria a Veronello non è più quella di qualche settimana fa e cambia parecchio rispetto al match di lunedì. Cambia sistema di gioco, innanzitutto, rispolverando il 4-2-3-1. E cambia diversi interpreti, dando fiducia a Viviani e Obi nel mezzo e a Vaisanen in difesa. Mandando poi in avanscoperta Canotto e Di Gaudio, assistenti ai lati di De Luca con Garritano nel cuore della tre quarti. A Via del Mare, però, gli spifferi iniziano subito a farsi sentire, consistenti soprattutto alle spalle. Il Chievo è privo di equilibrio. Slegato e sfilacciato tra le linee, fragile dietro e poco efficace davanti. Manca lo spirito, indispensabile collante di squadra? Manca la migliore condizione, segnatamente di alcuni giocatori? Tempo venti minuti e mancherà pure Vaisanen, la cui resa anticipata non può che creare allarme. Ma di sicuro manca l’attenzione, soprattutto dietro, e Maggio impiega poco tempo per mettere a fuoco la porta di Semper e scaricargli alle spalle il primo proiettile. Obi pare rimetterla in sesto ma è una pia illusione perché le accelerazioni laterali dei giallorossi sono laceranti: Coda e Pettinari ci vanno a nozze, raccogliendo persino meno di quello che potrebbero e chiudendo comunque il primo tempo sull’imbarazzante risultato di 4-1. Dopo l’intervallo i gialloblù hanno altro piglio, altri movimenti, altra disinvoltura. La salita però è troppo impervia ormai, malgrado il bel gol di Mogos. Perché Leverbe spreca il rigore del possibile 3-4, De Luca non è abbastanza freddo qualche minuto dopo - nonostante la bella intuizione - e il Lecce è troppo solido e scafato per concedere altro. Dopodomani spunta, subito, l’ennesima occasione per rialzare la testa. Fallire ancora sarebbe perverso. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Arioli

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