Pari... Stretto

REGGIO CALABRIA La beffa è atroce, il verdetto severissimo eppure indiscutibile. Chi sbaglia paga ed è costretto a mangiarsi le mani, il fegato e pure quel che resta del cuore. E alla fine poco conta che abbia dominato a lungo la scena, sfornando opportunità in serie, mettendo ripetutamente alle corde il nemico. Pareva ritornello antico quello del Chievo abbonato ai rimpianti, alle occasioni sprecate. È tornato improvvisamente d’attualità nel pomeriggio umido del Granillo, chiuso sotto la pioggia che aveva risparmiato per quasi tutta la partita i gialloblù e la Reggina. Chiuso, soprattutto, con un pareggio che finisce per sbiadire la bella prova dei ragazzi di Aglietti e per esaltare il tuffo della disperazione di German Denis, bomber senza età che sfrutta l’unica vera occasione della partita - sua a dei suoi - per sigillare un pareggio incredibile. Uno a uno dunque. E tutta l’amarezza del mondo sulle spalle dei gialloblù, che fino all’89’ stringevano tra le dita un successo di grande significato. Meritato e preziosissimo in chiave recupero. Naturale che l’analisi del confronto diventi complicata, quasi imbarazzante. O, forse, tremendamente semplice. Così come semplici, e altrettanto spietate, sono le leggi non scritte (ma ben note) del pallone. Capita che a Reggio Aglietti ritrovi, quasi per incanto, le alchimie smarrite dell’ultimo, controverso mese di campionato. Cancellando in un attimo gli ultimi, teneri approcci di quelli della Diga. Difficile accorgersi che nelle fila dei gialloblù manca mezzo attacco, senza contare i vuoti al centro della difesa e le approssimative condizioni di salute di Joel Obi, costretto comunque a lasciare che non è trascorsa neanche mezzora. Stavolta in ogni caso, su un campo zuppo d’acqua, il Chievo gioca senza ansie, sfruttando tutto il campo, giostrando magistralmente grazie agli strappi dei suoi incursori ovvero Ciciretti, Garritano e Canotto, spesso e volentieri a far la spalla al centravanti Filip Djordjevic. Nessun pericolo per Semper, parecchi in compenso per Nicolas, che capitola però solo in avvio di ripresa grazie all’iniziativa, regale, del centravanti serbo. La gara ha un solo padrone: Canotto (che già aveva centrato un clamoroso palo nel primo tempo), prima ignora Djordjevic solo soletto al limite dell’area e poi riesce a fare la doppia carambola, toccando entrambi i legni con un unico sparo. Col tempo lievita anche il timore che l’episodio possa correggere il risultato. È l’effetto che riservano talvolta certe partite mai chiuse. E il timore si trasforma in castigo a settanta, ottanta secondi dal 90’, quando le gambe iniziano a farsi di legno e la vista di Bertagnoli (fino ad allora impeccabile) e compagni comincia ad appannarsi. Denis fiuta la preda, Semper non può manco improvvisare la presa. Esplode la panchina di Baroni mentre Aglietti e soci sgranano i moccoli. Quasi un oltraggio. Certo la fortuna stava guardando da un’altra parte. •

Francesco Arioli