Il Chievo non ha fretta. Quante analogie col 2019

Attesa e... contropiede Luca Campedelli, presidente del Chievo che si radunerà la prossima settimana
Attesa e... contropiede Luca Campedelli, presidente del Chievo che si radunerà la prossima settimana
Attesa e... contropiede Luca Campedelli, presidente del Chievo che si radunerà la prossima settimana
Attesa e... contropiede Luca Campedelli, presidente del Chievo che si radunerà la prossima settimana

Due anni fa l’agenda del Chievo era la stessa. Le scadenze anche. Michele Marcolini venne annunciato il 4 luglio, poco prima del ritiro di Comano Terme. Pellissier aveva appena smesso, ultimo capitolo di una retrocessione mai davvero messa in discussione e di una stagione cominciata male e finita peggio. Tutto da rifare, la squadra da rifondare, nuove basi da creare. Tanti big avevano già salutato, sacrifici necessari sull’altare di un’iscrizione stavolta ultimata senza abbassare invece la soglia di talento. I migliori partiranno tutti, sabato prossimo, per Pieve di Cadore. E non è detto che debbano per forza andarsene. Si valuterà strada facendo, anche seguendo le direttive di Marco Zaffaroni. La scelta per la panchina è fatta, anche se neppure ieri il Chievo ha chiuso la pratica. Vite parallele Tante analogie col 2019, ma quel Chievo stava peggio. Bani era già del Bologna dove sarebbe poi finito Juwara; De Paoli della Samp dove l’avrebbe raggiunto Leris; Barba del Real Valladolid, Jaroszynski del Genoa. A Comano c’erano Tomovic ed Hetemaj, gravati da pesanti ingaggi e poi finiti a Spal e Benevento. Presenti, ma mai davvero nel piano di ripartenza. Kiyine sarebbe andato alla Lazio, Rigoni al Monza, Seculin alla Samp. Obi era rientrato dall’Alanyaspor, ad aggiungersi ai pesantissimi contratti di Djordjevic e Giaccherini. Quei tre ingaggi adesso non ci sono più, macigni polverizzati dalla scadenza del 30 di giugno, sufficienti per far tirare al Chievo un profondo sospiro di sollievo. La sottrazione tecnica sensibile è soprattutto legata ad Obi, male però assolutamente digeribile considerato quel che guadagnava. Navigò a vista quel Chievo, lungo equilibri sottili, plasmato dai rientri dei prestiti di Garritano e Rigione, rafforzato dagli innesti di Ceter, Cotali, Segre, Esposito, Dickmann più l’acquisto a titolo definitivo di Vaisanen inserito nel pacchetto-Tomovic. Tutto al risparmio, come dovrà essere adesso. Ma con premesse un po’ diverse, anche se alla fine uno o due pezzi da novanta dovranno salutare per dare al Chievo maggior serenità. Somme provvisorie Cortissima la coperta di Marcolini, che Pellissier l’avrebbe visto volentieri in campo più che al suo fianco da direttore sportivo, seguendo con occhi speranzosi le movenze delle sue punte, capendo fin da allora quel che sarebbe stata la vera questione da risolvere. Il mal di gol, lacuna mai davvero superata. A meno di una settimana dalla fine del mercato poi Stepinski disse chiaro e tondo che lui voleva la Serie A. La ricostruzione fu faticosa, il passo spesso pesante ma quel Chievo, preso poi in corsa da Aglietti, dopo la semifinale di andata dei playoff con lo Spezia poi promosso aveva due gol di vantaggio incamerati all’andata dopo il sesto posto della stagione regolare. Un grande risultato, nonostante il faticosissimo avvio e premesse non certo straordinarie. Neanche adesso son tutte rose e fiori ma l’estate è parecchio lunga. E i conti si faranno alla fine. Boccata d’ossigeno Blindata l’iscrizione senza cessioni eccellenti, il Chievo ha dalla sua la forza di non dover subire il prezzo fatto degli altri anche se nemmeno potrà fino in fondo imporre i suoi. Qualcuno dovrà andarsene, ma senza troppa fretta. Garritano ha altri due anni di contratto, parecchi occhi addosso ma nessuna vera pretendente e neanche troppa voglia di muoversi da Verona, dove ha ormai messo radici. Il Lecce continua ad osservarlo, al Venezia piace ma nessuno s’è davvero fatto avanti in maniera decisa. Per un trequartista che sa far tutto, anche gol vedi gli otto messi in fila con Aglietti più tanti assist, serve davvero un’offerta sostanziosa. Altrimenti potrebbe anche rimanere. Idem per Gigi Canotto, pure lui vincolato dal club fino al 2023 e un ingaggio piuttosto interessante. Molto si chiederà ai giovani, a partire da Bertagnoli e Viviani ma anche a Zuelli atteso al definitivo salto di qualità dopo un’annata da ultimissima carta della mediana. La crescita dovrà essere di campo, quindi graduale, al netto di arrivi necessari e partenze più o meno dolorose. Quella di Semper, in cantiere da tempo, è di nuovo poco più che un’intenzione e nulla di più. I tempi lenti del mercato, frenato dall’Europeo, hanno fatto anche il gioco del Chievo. Sicuro di completare il mosaico, tassello dopo tassello. Come fu due anni fa. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro De Pietro

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