Il Chievo chiede 140 milioni «Ma siamo pronti a trattare»

L’avvocato  Stefano de Bosio FOTOEXPRESSSperanza Chievo L’incontro tra Campedelli, media e tifosi al Bottagisio
L’avvocato Stefano de Bosio FOTOEXPRESSSperanza Chievo L’incontro tra Campedelli, media e tifosi al Bottagisio
L’avvocato  Stefano de Bosio FOTOEXPRESSSperanza Chievo L’incontro tra Campedelli, media e tifosi al Bottagisio
L’avvocato Stefano de Bosio FOTOEXPRESSSperanza Chievo L’incontro tra Campedelli, media e tifosi al Bottagisio

S’aspetta una chiamata il Chievo. Dalla Figc, magari anche in tempi brevi. Da quella Federcalcio che l’ha escluso dalla Serie B e mandato in fumo, svincolando d’ufficio i giocatori, un patrimonio tecnico complessivo attorno ai cinquanta milioni. Centoquaranta mettendoci dentro tutto il resto, dal marchio agli sponsor fino a tutte le sottrazioni d’immagine e le altre leve che il calcio sa garantire. Vedi i diritti televisivi, mai così tanti in B come nell’ultimo campionato. Meno, alla fine dei conti, nell’effettiva valutazione conclusiva di un giudice. Il Consiglio di Stato che nella fase di merito congela la decisione del Tar, in attesa della decisione della camera di consiglio del 23 giugno, è la scintilla che il Chievo attendeva. La molla per ricaricarsi dopo tante sberle, il pertugio da cui intravedere un po’ di luce. Insistere, senza mai gettare la spugna, è servito. Strategie varie. Stefano de Bosio, uno dei legali del Chievo, parla chiaro. «Se questo provvedimento venisse confermato è evidente che in prospettiva la palla passerà alla Federazione. Sarà suo a quel punto il rischio di un risarcimento mostruoso, pari in sostanza a cento milioni che sembra sia il danno che la Figc ha subito per la mancata qualificazione ai Mondiali», lo spietato quadro di de Bosio al Bottagisio, tornato a rianimarsi come non mai. Parcheggio pieno, tifosi ad aspettare, tanti uomini di calcio, Luca Campedelli per lo più in silenzio. Solo una tappa vinta, ma è già qualcosa. Il cammino sarà ancora lungo, un varco però s’è aperto. La questione non balla solo entro leggi e regole, adesso può sconfinare su altri piani. L’arte del compromesso. Una vera e propria trattativa potrebbe aprirsi fra la Figc, davanti in teoria ad una montagna di denaro da pagare, ed il Chievo che potrebbe accontentarsi di riceverne anche solo una parte in un pacchetto risarcitorio in cui però deve necessariamente trovare spazio una categoria di calcio relativamente alta. Il Chievo deve tornare a vivere sul campo. Meglio ovviamente la Lega Pro che la Serie D, meglio subito che dalla stagione 2023-2024. Soprattutto se quel dialogo da sempre negato al Chievo dal governo del calcio iniziasse già verso fine mese, senza sconfinare nel verdetto definitivo del Consiglio di Stato che pur con tutta la buona volontà di accelerare il passo non arriverebbe prima di settembre o ottobre. Regole e paradossi. Perentorio de Bosio. «Il Chievo è stato vittima di una vera e propria discriminazione, si sarebbe comportata allo stesso modo la Figc con la Juventus o col Milan? Non credo», il parallelo di de Bosio, riavvolgendo il nastro fino a quei torridi mesi di un anno fa, da fine giugno quando la domanda di iscrizione del Chievo venne gettata nel cestino ai primi di agosto quando i giocatori vennero svincolati. Dal primo all’ultimo. Fino all’ultimo stop del Consiglio di Stato che ha vietato alle società di tesserare quei calciatori prima del Chievo, rimasti senza contratto. «La logica del legislatore è perversa. I soldi», il punto di de Bosio, «si prendono da chi è in regola, chi non è in regola secondo quell’assurdo teorema i soldi non li ha. Quelli in bonus, quindi rispettosi di certi parametri anche di arretrati ne hanno ma non hanno avuto la cartella esattoriale, hanno quindi un adempimento meno grave di quelli che l’hanno avuta. E a quelli metti le mani nelle tasche per prendergli i soldi, anche durante la pandemia. Gli altri, comunque insolventi già prima, li lasci stare. Non è vero che quelli che sono in fase esattoriale sono messi peggio dal punto di vista finanziario. Magari ne hanno anche di più, come nel caso del Chievo. La Lazio per esempio è in questa condizione da trent’anni».•.

Alessandro De Pietro