Idee chiare, muscoli e iniezioni di fantasia Vecchi, l’ora del decollo?

Maurizio DomizziMichele MignaniIl nerazzurro Stefano Vecchi quando allenava la Primavera dell’Inter
Maurizio DomizziMichele MignaniIl nerazzurro Stefano Vecchi quando allenava la Primavera dell’Inter

Sempre in rampa di lancio Stefano Vecchi. Tante prove di decollo, senza mai davvero prendere quota. Il più serio candidato alla panchina del Chievo ha i tratti di tanti giocatori arrivati a Veronello senza troppi crediti ma poi esplosi d’incanto. Vecchi ha molte delle credenziali che cerca il Chievo: elasticità, l’equilibrio misto alla giusta dose di azzardo, la fame di salire più in alto dopo la veloce apparizione in B nel Venezia edizione 2018, passato già all’ottava giornata nelle mani di Zenga e poi in quelle di Cosmi che la salvezza la raggiunse in extremis. Ebbe poco tempo per metterci davvero del suo Vecchi, appena uscito dal ciclo d’oro all’Inter in cui vinse tutto quel che si poteva tanto da meritarsi anche i giorni da traghettatore coi grandi nell’inframezzo fra De Boer e Pioli. Uomo-Inter in tutto e per tutto, tanto addentrato nel sistema da pensarci due volte quand’è stato il momento di staccarsi per sempre dalla casa madre. Quando bisognava camminare da solo, dove basta poco per essere spazzati dal vento. Come accadde a Venezia. Tanto da ricacciarlo indietro, fra i tanti laboratori della Serie C anche se in una società come il Sudtirol che ha poco da invidiare a quelle del piano di sopra. Vittorie e palestre Tipo tosto ma col sorriso Vecchi. Sangue bergamasco, onesto mediano davanti alla difesa nel calcio di provincia in una carriera in cui s’è fermato soprattutto alla Spal che non a caso andò a riprenderselo nel momento di maggior bisogno, nella stagione precedente il fallimento chiusa con la retrocessione dopo i playout. Vecchi veniva dal grande lavoro al Tritium, condotto fino alla Prima Divisione dopo un’entusiasmante galoppata. Quindi la prima puntata al Sudtirol e il Carpi, fino al salto all’Inter dov’era stato da giovanissimo. Vecchi capita alla Pinetina al momento giusto, quando l’Inter sta accelerando il lavoro col suo vivaio e la mentalità vincente diventa qualcosa di necessario. O ce l’hai o te ne impossessi strada facendo. Con la Primavera trionfa due volte di fila, impresa nella storia riuscita solo altrettante volte al Torino e poi a Roma, Perugia, Lecce ed Atalanta. Conto alla rovescia Vecchi s’è appena salutato col Sudtirol, a lungo in lotta per la B ma sfiancato alla distanza da Perugia e Padova. La linea a quattro sempre ad accompagnarlo, tre centrocampisti e tre davanti. Il suo scheletro è sempre stato più o meno questo. Meglio con un uomo fra le linee, più tanti chili e centimetri in ogni angolo. Il suo ultimo Sudtirol era un carro armato, con la spinta forte dei terzini e mezzali pronte all’inserimento. Manovra essenziale, ampi poteri al trequartista e il coinvolgimento di tutti gli altri. Il Chievo il capitolo l’aprirà e proverà a chiuderlo in fretta. Più realista del re la dirigenza, com’è stato per Aglietti al momento di guardarsi in faccia. Ci sarà da stringere i denti all’inizio, prima di cominciare a respirare. Ci penserà Vecchi, prima scelta ma non l’unica opzione. C’è Calabro che però ha un altro anno di contratto a Catanzaro, c’è Mignani libero dal Modena e Domizzi che lascerà Pordenone. Alternative cresciute nella polvere, pieni di motivazioni. Come Vecchi. L’attenzione ora è tutta su di lui, profilo tra i più apprezzati nella Lega Pro, da sempre ottima palestra per chi vuole sperimentare ed emergere. Come fu per Dionisi, candidato al Chievo quand’era ancora all’Imolese. Come Zanetti, promosso col Venezia dopo il riscaldamento giusto al Sudtirol prima di Vecchi. •.

Alessandro De Pietro

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