Da Lignano al Granillo. Chievo, fatti due conti: così rischi i playoff

German Denis corregge il cross di Lakicevic e infila in tuffo: è l’ultima amarezza per il Chievo 2020-’217 novembre: Fabbro timbra a Lignano. Musiolik salverà il Pordenone27 novembre: Garritano riacciuffa il Lecce. Che la spunterà al 93’5 dicembre: Canotto apre la via a Frosinone. Finirà 3-2 per i ciociari
German Denis corregge il cross di Lakicevic e infila in tuffo: è l’ultima amarezza per il Chievo 2020-’217 novembre: Fabbro timbra a Lignano. Musiolik salverà il Pordenone27 novembre: Garritano riacciuffa il Lecce. Che la spunterà al 93’5 dicembre: Canotto apre la via a Frosinone. Finirà 3-2 per i ciociari
German Denis corregge il cross di Lakicevic e infila in tuffo: è l’ultima amarezza per il Chievo 2020-’217 novembre: Fabbro timbra a Lignano. Musiolik salverà il Pordenone27 novembre: Garritano riacciuffa il Lecce. Che la spunterà al 93’5 dicembre: Canotto apre la via a Frosinone. Finirà 3-2 per i ciociari
German Denis corregge il cross di Lakicevic e infila in tuffo: è l’ultima amarezza per il Chievo 2020-’217 novembre: Fabbro timbra a Lignano. Musiolik salverà il Pordenone27 novembre: Garritano riacciuffa il Lecce. Che la spunterà al 93’5 dicembre: Canotto apre la via a Frosinone. Finirà 3-2 per i ciociari

Reggio Calabria è solo l’ultima di una lunga serie. Di partite gettate al vento, di vittorie diventate delusioni, di prestazioni migliori del risultato. Lavorare molto e raccogliere il minimo è ormai il destino del Chievo di questi mesi. Limiti e paure. Tanti punti persi per strada, pochi presi oltre i propri meriti, altri tolti ingiustamente proprio sotto il naso in un labirinto senza fine. REGALI IN SERIE. Il pareggio della Reggina colto all’ultimo istante rievoca vecchi fantasmi. Facile tornare a Lignano, al pari col Pordenone al secondo minuto di recupero quando il gol di Fabbro avrebbe significato il quinto successo di fila dopo l’ottobre magico speso a battere in fila Reggiana, Brescia, Monza e Cosenza. A rivelarsi alla Serie B come la ventata d’aria fresca anche tatticamente. Guardandosi alle spalle, a bocce ferme e a mente fredda, anche il pari all’esordio di Pescara suscita rammarico. Per la prestazione promettente e per quel che avrebbe detto poi il campionato, senza poter sapere allora che davanti c’era una squadra sei mesi più tardi quasi in Lega Pro. Ha scialacquato tanto il Chievo. A Frosinone ad esempio, in doppio vantaggio e con l’inerzia della contesa in pugno dopo i lampi di Canotto e Margiotta. Tutto vanificato con l’andare della gara, col campanello d’allarme di Ciano verso il finire di primo tempo e la frittata completata nel secondo. Da un mese a questa parte la forbice s’è allargata, con errori ed episodi pagati a carissimo prezzo. Come al Rigamonti col Brescia che stava crescendo e che avrebbe vinto cinque delle successive otto gare, come davanti al Cosenza che in casa aveva al massimo pareggiato. Ma non solo. Giusto il pari di Ferrara, ma con la Spal in dieci per più di un tempo per l’espulsione di Strefezza qualccosa in più da quella trasferta di dicembre si sarebbe potuto ricavare. BOCCONI AMARISSIMI. Tante volte il Chievo s’è fatto male da solo, tante altre no. Con arbitraggi discutibili e risultati che hanno preso pieghe ben diverse da quanto ha raccontato il campo. A partire dalla battaglia con la Salernitana all’andata, col rigore non fischiato su Obi che ancora grida vendetta senza però raggiungere minimamente le vette toccate nella gara col Monza, ormai nella storia della stagione per uno dei pochi gol di Balotelli in una partita che ha poi spinto il Chievo a costruire un ampio dossier sui torti arbitrali. Alcuni dei quali proprio quel pomeriggio fra il fallo di mano in area di Pirola, il gol annullato a Margiotta qualche minuto prima fermato in fuorigioco su un’altra occasionissima da rete. O come il rigore negato ad Ascoli su Gigliotti. O quello non dato a Brescia per il mani di Mateju. O le mancate espulsioni di Mazzitelli a Pisa di D’Alessandro col Monza. Così come il contatto equivoco con l’Empoli fra Romagnoli e Fabbro. Anche se con la capolista il pari ci stava anche, come col Lecce prima dell’invenzione di Falco quasi allo scadere. Con i valori della carta a dire tutta la verità. TRAMA SCRITTA. Poche volte il Chievo ha ricevuto da una partita più di quanto dato. Poche volte ha raccolto il massimo col minimo sforzo, quelle vittorie prese anche in una giornata così così. Quelle che alla fine fanno la differenza, perché non sempre si può viaggiare a mille. È capitato con la Reggiana al ritorno, vittoria presa per i capelli in extremis grazie ad Obi dopo una serata parecchio complicata trascorsa per gran parte a parare i colpi avversari. A soffrire contro chi oggi si giocherebbe la salvezza ai playout col Cosenza. È successo anche col Frosinone, giusto una settimana fa, con un secondo tempo ballerino ed Aglietti a ringraziare gli errori di Novakovich, Rohden e Iemmello davanti a Semper. Neanche l’orgoglio è riuscito a metterci una pezza. Quello dispensato a piene mani a Pisa con la rimonta firmata da Djordjevic e Ciciretti quando la sconfitta era ormai dietro l’angolo o il pari al 90’ di Gigliotti col Venezia scattato subito con Forte. O il derby di Vicenza ripreso da Margiotta. Il resto è passato tutto dal gioco. Il colpaccio a Monza, il Cittadella domato con fiera resistenza e idee chiare, il Brescia ridotto ai minimi termini ad ottobre, il pari di qualità con l’Empoli, la Cremonese azzerata a casa sua, l’autorità nel liberarsi all’andata della Reggina, dell’Entella e del Pescara alla prima di ritorno. Sempre condannato il Chievo ad uno scambio alla pari. Con la produzione che viaggia di pari passo alle ore di lavoro. Senza sconti, manco il tempo per una pausa. Senza poter rifiatare un istante. E a metà marzo può capitare che i nodi vengano al pettine. Uno dietro l’altro. •

Alessandro De Pietro

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