Chievo oltre la collera Le doppie sconfitte? Aglietti ha la terapia

Rigione contro tutti: parole grosse al 96’ FOTOEXPRESS
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Oltre la rabbia la perversa tentazione di gettare la spugna. Oltre i lamenti la sconfortante percezione di non avere troppi santi nelle altissime sfere. E l’occhio ai numeri che, solo a una prima lettura però, non aiutano a risollevare troppo l’umore. Il Chievo si riscopre più indifeso (in senso letterale) che ferito, più vessato che fragile. Anche se nel bilancio parziale pesano, eccome e soprattutto, le due sconfitte consecutive che hanno brutalmente interrotto la marcia serena e sicura avviata a metà del dicembre scorso. Ma adesso, medicati graffi e scalfitture, c’è tutto il tempo per rivedere e correggere i piani di viaggio e preparare un volata di primavera che è tutt’altro che irrimediabile. A prescindere dall’importanza degli obiettivi eventualmente prefissati. IL DOPPIO STOP. Le due sconfitte di fila non sono un inedito per il Chievo sotto la gestione di Aglietti. Frenate altrettanto marcate si erano susseguite già l’estate dell’anno scorso (in quattro giorni dallo 0-1 di Cremona, il 13 luglio, al rocambolesco 2-3 di Castellammare di Stabia, il 17) e nell’autunno, sempre del 2020 (dall’1-2 interno col Lecce del 27 novembre al clamoroso harakiri di Frosinone, altro 2-3 patito in rimonta, del 5 dicembre). Al di là di alcune inquietanti analogie (lo sviluppo delle gare di Castellammare e di Frosinone) c’è il credito garantito dal modo in cui i gialloblù erano stati capaci di rialzarsi, in entrambe le circostanze. Prima risalendo prepotentemente la corrente per qualificarsi ai playoff 2019-’20 (abbandonati a poche bracciate dall’ultimo scoglio) e poi infilando la striscia di tredici risultati positivi troncata l’altra domenica sul prato del Rigamonti. GLI EPISODI. Quel che disturba, stavolta, e diversamente dalle altre sue doppie inchiodate, sono i cosiddetti episodi arbitrali. Minimo comun denominatore dei due confronti con le lombarde. A Brescia fu l’arbitro Di Martino, evidentemente male assistito dal guardalinee Raspollini, a sorvolare su un evidente fallo di mani di Mateju, in piena area, sull’1-0 a favore delle “rondinelle”. Sabato, invece, il tandem formato da Sacchi (arbitro) e Villa (collaboratore di linea) ha infilato un’imbarazzante sequela di sviste (chiamiamole così) tali da indurre a forti sospetti di miopia e pure peggio, stando almeno alle accuse di Luca Campedelli nel post-partita. Anche invocare l’estensione dell’uso della tecnologia in B è esercizio utile ma non proprio indispensabile, almeno nei casi finiti sotto il microscopio. Perché non serviva certamente l’occhio di falco per ravvisare nel fallo di mani di Pirola - decisamente scomposto - gli estremi del fallo da rigore. Né un drone per confermare la bontà della posizione di Margiotta in occasione del colpo di testa vincente di qualche minuto più tardi, malgrado l’inesatta segnalazione di fuorigioco. Più difficile, ma non impossibile, verificare come lo stesso Margiotta fosse di qua dalla linea dei difensori - o forse in corrispondenza della medesima - in occasione della fuga che avrebbe poi prodotto un altro centro. Inquieta, infine, il ritardo col quale Sacchi ha pensato di ammonire D’Alessandro dopo l’entrata maligna sulla caviglia di Garritano. A prescindere dalla tinta del cartellino, come mai quei venti secondi - con tanto di pausa di gioco ignorata - prima della sanzione disciplinare? I più maliziosi facciano le loro considerazioni. Qui basta riproporre gli eventi. Al di là, è chiaro, delle difficoltà incontrate dal Chievo nel corso della ripresa. LE PROSPETTIVE. Davanti al Chievo altri due mesi e mezzo di stagione regolare; almeno altri quattro, cinque scontri diretti, un modesto margine da ricucire per riagganciare il secondo posto e una distanza non così proibitiva rispetto al primo. Ci sono sicuramente da riaggiustare i numeri dell’attacco - un solo centro negli ultimi 270’, al netto degli errori arbitrali - e consolidare quelli della difesa, sempre tra le meno perforate del campionato. E, soprattutto, non smarrire la fiducia, indispensabile per ripartire forte. A cominciare da Cosenza, nel match di sabato prossimo. Aglietti sa benissimo come si fa. •

Francesco Arioli