Il caso

I curatori fallimentari: «Il Sona non può usare il marchio del Chievo»

Luca Campedelli presidente del Chievo Verona dal 1992
Luca Campedelli presidente del Chievo Verona dal 1992
Luca Campedelli presidente del Chievo Verona dal 1992
Luca Campedelli presidente del Chievo Verona dal 1992

Paletti doverosi. Il Chievo accorpato al Sona non è il Chievo. Almeno non quello vero, non l’A.C. Chievo Verona srl fallito il 24 giugno e gestito ora solo ed esclusivamente dai curatori fallimentari Alberto Panozzo e Luca Toninelli che hanno ben altro da fare che pensare di unirsi ad una società di Serie D per continuare a far calcio. Quello è il desiderio della persona di Luca Campedelli, del fedelissimo Marco Pacione ultimo vero superstite del Chievo che ha giocato 17 anni in Serie A. Uno presidente per oltre un quarto di secolo, l’altro team manager dal 1994. Presidente e dirigente del Chievo che ha scritto la storia del calcio ma che adesso è nelle mani solo della curatela.

 

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«Ogni attività riguardante la gestione e la liquidazione degli assets patrimoniali sportivi e non del Chievo Verona e delle sue controllate è rimessa in via esclusiva agli organi della procedura e ai curatori che hanno assunto l’amministrazione ex lege dei beni della fallita nell’ambito della procedura concorsuale con la conseguenza che non è neppure solo ipotizzabile l’utilizzo di assets della società Chievo Verona - ivi compreso il marchio, la matricola, l’avviamento - e delle sue controllate senza l’autorizzazione del Tribunale», la puntualizzazione di Panozzo e Toninelli, gli unici a poter muovere i fili del Chievo. Come il mandato all’avvocato Stefano de Bosio per portare avanti al Consiglio di Stato la ragioni del Chievo nella battaglia legale con la Figc per l’esclusione dalla Serie B, strenua difesa che ha ottenuto dal Consiglio di Stato l’udienza di merito per il 6 ottobre dopo aver congelato la precedente decisione del Tar. «Non esiste alcun rapporto, relazione od anche semplice trattativa fra l’A.C Chievo Verona srl in fallimento e la Asd Sona Calcio che legittimi quest’ultima all’utilizzo del marchio Chievo e ad accreditarsi come successore a qualsiasi titolo del Chievo Verona», il passaggio successivo di Panozzo e Toninelli a cancellare di fatto la comunicazione del Sona che ha ufficializzato il cambio di denominazione sociale in “Chievo Sona”. Fin troppo facile identificare Luca Campedelli nel Chievo. La storia parla chiaro, ma non basta. Tanto più ad utilizzare il marchio Chievo, bloccato dal Chievo Verona srl quando Sergio Pellissier ed Enzo Zanin, prima di ripiegare su Clivense diventata ora Clivense SM dopo la fusione col San Martino Speme, decisero originariamente di chiamare la società Chievo 1929. Che poi Campedelli abbia voglia di far rivivere il Chievo è un’altra storia.•. 

Alessandro De Pietro