«Chievo, non perdere la testa. Con il Frosinone sarà dura»

Andrea Mantovani con la maglia del Chievo nel 2011Paolo Sammarco, ex di Chievo e Frosinone, oggi all’Arzignano
Andrea Mantovani con la maglia del Chievo nel 2011Paolo Sammarco, ex di Chievo e Frosinone, oggi all’Arzignano

Differenze sottili. La foga del Frosinone da una parte, la manovra avvolgente del Chievo dall’altra. Equilibrio sovrano, almeno sulla carta. «La classica partita da tripla, in cui può davvero succedere di tutto», la sintesi di Paolo Sammarco, uno che ha vissuto su entrambe le sponde, ancora bello vispo nel centrocampo dell’Arzignano in Serie D. Quattro anni al Chievo, cinque a Frosinone. «Meglio loro per consistenza dell’organico, ma l’organizzazione creata da Aglietti può risultare decisiva», il punto di Andrea Mantovani, pilastro a Veronello dal 2005 al 2011, lungo 169 partite passando fra tanta Serie A e la trionfale stagione di B con Iachini. La contesa di sabato vale tanto, all’alba di un mese che dovrà dire molto. FILO SOTTILE. Sammarco allarga in fretta il campo. «Già la Serie B è particolare, per certi versi sfuggente. Il periodo non fa che aggiungere incertezza, oltre a valori molto simili fra due squadre che valgono l’alta classifica. Il Frosinone», il quadro di Sammarco, «è solido come sempre, col consueto modulo, con il solito modo di intendere il calcio. Mai bellissimo a dir la verità, ma sempre capace di fare le cose nella maniera giusta. Era così ai miei tempi, è così adesso». Una variante? Lo stadio Stirpe. Meno feroce il Frosinone nella sua nuova casa. Meno intenso. Impianto di proprietà, tutto molto moderno ma anche con un rendimento diverso rispetto al vecchio Matusa. «Dove ci sentivamo tutti dei gladiatori, quel che avvertivano anche gli avversari. Il passaggio», racconta Sammarco, «io l’ho vissuto in prima persona e devo ammettere che qualcosa abbiamo pagato, compreso l’atteggiamento delle altre squadre, che rispetto al passato venivano spesso e volentieri a giocare più propositive. Quasi come se avvertissero meno il fattore campo. Ed in effetti è successo proprio questo, non mi sembra un caso che negli ultimi due anni il Frosinone sia sceso di livello nelle partite casalinghe». I 90 minuti di sabato restano però una storia tutta da scrivere. «Nesta ha giocatori di categoria», la fotografia di Sammarco, «gente che una partita può risolverla con un solo colpo. Il Chievo però mi pare stia bene, col Lecce ha giocato come doveva contro probabilmente la più forte della B. Ci vorrà una gara gagliarda difensivamente prima di tutto, ma il risultato resta apertissimo. Aglietti ha tutto quel che serve per poter osare, fra elementi esperti e giovani davvero molto bravi». SPAZI APERTI. Mantovani ha qualche perplessità in più. «Non vedo il Chievo da primissimi posti, anche se ha iniziato bene mostrando anche un gioco interessante. Le ambizioni del Frosinone credo abbiano basi più concrete», il passo successivo di Mantovani che comunque lascia aperta ogni strada. «Aglietti ha lavorato molto bene, il Chievo sa cosa fare ovunque. Non sarà facile, ma può anche vincere. Anche se la forza del Frosinone mi sembra piuttosto evidente». Non è solo una questione di tecnica e tattica. «Uno dei vantaggi del Chievo per me sarà proprio la sua maggior tenuta mentale. Il Frosinone qualche perplessità me la lascia. Prima che iniziasse la stagione per me era la Juventus della Serie B», l’etichetta di Mantovani, «fra l’altro dopo essere andato molto vicino alla promozione perdendo la finale dei playoff con lo Spezia. Mentalmente però qualcosa tende a concedere. Qualche limite in questo senso l’ha mostrato. Per carità, il tasso tecnico non si discute. Una partita però vive anche di molto altro». Non solo. La fase difensiva del Frosinone qualcosa ha sempre concesso. «Il Chievo deve saper attaccare la profondità, visto che loro si spingono parecchio in avanti nelle marcature lasciando spazi alle spalle. Fondamentali», la ricetta di Mantovani. •

Alessandro De Pietro
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