<img height="1" width="1" style="display:none" src="https://www.facebook.com/tr?id=336576148106696&amp;ev=PageView&amp;noscript=1">
Dopo la sentenza

Chievo, lo sfogo di Campedelli: «Senza calcio è stata durissima»

di Alessandro De Pietro
.
Luca Campedelli alla conferenza stampa dopo la sentenza del Consiglio di Stato (fotoExpress)
Luca Campedelli alla conferenza stampa dopo la sentenza del Consiglio di Stato (fotoExpress)
Luca Campedelli alla conferenza stampa dopo la sentenza del Consiglio di Stato (fotoExpress)
Luca Campedelli alla conferenza stampa dopo la sentenza del Consiglio di Stato (fotoExpress)

Il calcio, soprattutto quello. Il Chievo e basta. Il resto verrebbe dopo. Luca Campedelli mette il piede sul freno, quel che lascia andare è solo il lato romantico. «Una vittoria questa? Non direi, è solo il nono round di un incontro di boxe di quindici. Diciamo che stavolta abbiamo messo più punti sul cartellino noi. Ma non voglio farmi troppe illusioni. Troppe bastonate e litigi in questi mesi», il realismo estremo di Campedelli, spalla di de Bosio nell’incontro del Bottagisio.

Piedi per terra, null’altro. Quel che doveva fare l’ha fatto, fino in fondo. Senza mai mollare la presa, credendoci sempre. La torta potrebbe essere ricchissima, centoquaranta milioni di partenza per tutto quel che al Chievo è stato sottratto. Gli avvocati al lavoro, lui a guardare ad altro. Ad immaginare un pallone che riprende a rotolare con un bel po’ di gialloblù attorno. «Io sono abituato anche a dimenticare, questo è un anno che mi ha insegnato tanto. Se ci sarà un risarcimento d’accordo, se non ci sarà va bene uguale. L’importante è che il Chievo torni a giocare a calcio», la volontà di Campedelli, a guardare dalla terrazza del Bottagisio una delle sue creature più belle. Una palestra di calcio all’improvviso rimasta deserta. Come Veronello.

«La categoria ideale da cui ripartire? Quella da cui ci hanno estromesso, ma a questo punto è davvero irrilevante», l’idea di Campedelli, fra quella B da cui il Chievo è stato escluso dopo due semifinali di playoff contro Spezia e Venezia poi promossi e una Serie D di fatto vicinissima grazie all’accordo ormai vicino col Sona, al Bottagisio con tutta la dirigenza compresi Nicola Zanini, ex del Verona ora allenatore navigato in Interregionale, e la leggenda Fabio Moro che dovrebbe fargli da secondo e curare soprattutto la fase difensiva. Uno di quel Chievo quasi invincibile dei 54 punti in A nella stagione da matricola, vicinissimo alla qualificazione in Champions andata poi al Milan di Ancelotti che solo un anno dopo avrebbe vinto la Coppa dei Campioni.

Ricordi, un’infinità. Ma quelli Campedelli per adesso li mette da parte. Due partite diverse, ben distinte. Il Chievo da una parte, il feeling con il Sona dall’altra. Tutte e due con i propri percorsi. «Stiamo andando avanti», conferma Campedelli, pronto a rituffarsi di sicuro al più alto livello dei dilettanti in attesa di sviluppi dalle aule dei tribunali. Il Chievo marcerà ancora per un po’ fra avvocati e sentenze, come nel suo recente destino. Impossibile prevedere quel che succederà dopo lo scatto del Consiglio di Stato. Il punto vero, per Campedelli, è un altro. «I soldi sono importanti, ma conta il Chievo. L’unica cosa che vale per la mia vita», chiude Campedelli, «al di là della famiglia e delle amicizie. Altrimenti non c’è ragione d’esistere».

 

Leggi anche
Campedelli a Report: «Noi la Cenerentola della A? Non è venuto nessun principe a salvarci»

Suggerimenti