Che schiaffo

BRESCIA Fallita l’operazione allungo, accantonati i sogni di ulteriore accelerata, interrotta pure - a quota tredici - la lunga striscia di risultati favorevoli: il Chievo inciampa a Brescia tradito, in una delle maniere meno digeribili, da errori di mira, deficit di lucidità e sangue freddo, arbitraggio, varie et eventuali. Oltre che da qualche censurabile svagatezza difensiva, a cominciare da quella che ha determinato il risultato. Proprio come si conviene - si fa per dire - alla proverbiale serata storta. Davvero poco fortunata sotto tutti i punti di osservazione. Il gelo del Rigamonti esalta l’opportunismo di Florian Ayè, ritrovatosi al posto giusto e al momento giusto al culmine di un’incursione sulla quale la difesa gialloblù ha decisamente balbettato. Un’amnesia di reparto, uno sbandamento della linea cui in realtà la squadra della Diga avrebbe potuto - o dovuto, fate voi - rimediare considerato il massiccio governo della manovra e il numero esagerato di conclusioni verso la porta di Joronen. Laddove però la mira ha fatto sempre cilecca oppure il portiere di casa ha saputo appoggiare le classiche pezze. Nulla di tragico, per carità, lungo il sentiero che conduce verso i vertici della classifica. E nulla di compromesso neppure sul piano delle ambizioni più inconfessabili: piuttosto una frenata inattesa soprattutto per come il Chievo aveva approcciato la serata e per come si è poi dimostrato potenzialmente superiore all’avversario. Come detto però, al di là delle mancanze dei gialloblù - generosi ma imprecisi, a tratti arrembanti ma non abbastanza feroci al momento del dunque - ci sta pure un errore da matita blu da addebitare al signor Di Martino di Teramo, arbitro della sfida. Chiaro è infatti apparso un accomodamento di braccio di Ales Mateju, a metà della ripresa, per un rigore inutilmente rivendicato da Garritano - che al difensore ceco stava contendendo il pallone - e da tutti i componenti della panchina gialloblù. Evidentemente meglio appostati del direttore di gara. Una macchia bella grossa sullo sviluppo del match, un ulteriore motivo di rimpianto per Aglietti e compagnia. Resta un secondo posto in classifica - pur in coabitazione con altre concorrenti - e qualche inevitabile considerazione sulle rotazioni di giornata, in gran parte attese e rese praticamente indispensabili dall’elevatissimo minutaggio di alcuni stakanovisti. Non sono certamente mancate corsa, impegno, buona volontà. Qualche cosa invece sul piano della qualità assoluta. Come sulla capacità di capitalizzare le occasioni. Antico vizio - in verità - della squadra. Escluso invece che tecnico e giocatori si facciano troppo condizionare dallo sconforto: sabato al Bentegodi c’è il big match con il Monza grandi investimenti. Servirà una bella spolverata di autostima. E il ritorno a punti. •

Francesco Arioli