Cesar e Vaisanen, le colonne Il Chievo ora ha basi più solide

Bostjan Cesar, pilastro e «chioccia» della difesa del ChievoSauli con la divisa finlandeseSauli Vaisanen in azione al «Picco» contro lo Spezia FOTOEXPRESS
Bostjan Cesar, pilastro e «chioccia» della difesa del ChievoSauli con la divisa finlandeseSauli Vaisanen in azione al «Picco» contro lo Spezia FOTOEXPRESS

Anche la difesa era partita dal nulla. Tutti via. Tomovic l’ultimo, giusto per completare una rivoluzione obbligata. Solo Cesar a conservare i codici del passato, 37 anni e sentirli a malapena, colonna di una linea ora sempre più autoritaria. Terza partita senza subire gol. E progressi sensibili. La chiave di tutto in mezzo. Una costruzione cominciata quando nel pacchetto di Tomovic confezionato con la Spal c’è finito anche Sauli Vaisanen, respinto dalla Serie A ma sul suo terreno al piano di sotto, dove tutto scorre più lentamente. Mica facile per Marcolini trovare la quadra. Quando dietro, quest’estate, al centro c’è finito persino Karamoko e Bertagnoli faceva il terzino, quando Tomovic in campo ci andava pur avendo detto chiaro e tondo al Chievo di voler andar via. Quando il titolare era Rigione, a Veronello senza squadra fino a gennaio e poi con pochi gettoni messi in tasca a Novara. Quando Leverbe era ancora da ricaricare, senza lo straccio di una presenza fra Sampdoria e Cagliari. COMANDA IL BOSS. Ci ha messo la sua mano sapiente Marcolini, consegnando a Cesar il compito di istruire gli altri. Quindi prima di tutto Vaisanen, giocatore di proprietà e quindi materiale su cui puntare senza dubbio alcuno. Buon affare prendere un nazionale finlandese di 25 anni. «Al Chievo sto molto bene, è stato facile entrare in questo gruppo. Peccato per l’infortunio di settembre, ma ora sono perfettamente a posto. E poi con uno come Cesar si impara in fretta», la fotografia di Vaisanen e l’investitura per il «Boss», sui campi di mezza Europa con la Dinamo Zagabria quando il compagno di difesa era solo un bambino che giocava fra le nevi di casa. Un maniaco Cesar, ossessionato dai dettagli e dalle distanze così come dalla sua massa grassa, da parecchio tempo ormai fra le più basse a Veronello. «Una macchina», secondo i suoi vecchi allenatori. Giudizio unanime. E anche oggi la bilancia continua a stupirsi. GERARCHIE SCRITTE. Non ha timore il Chievo a lasciarsi terreno alle spalle, nonostante quei due non siano certo dei fulmini. Passaggio però necessario per restare corti, perché la squadra resti propositiva. Perché in fondo è tutto il collettivo che difende. A cominciare dalle punte, da quel maratoneta di Meggiorini fino all’ardore di Rodriguez che in fase di non possesso ha certo maggior predisposizione nel correre all’indietro di Djordjevic. Il massimo poi è avere Obi da metodista. Altro livello lui, diga insormontabile attorno a cui tutti stanno decisamente meglio. Protezione impareggiabile anche per le due mezzali, anche per la linea dietro. «L’aiuto del centrocampo è fondamentale», il logico passo in avanti di Vaisanen, sempre più sicuro adesso che pure la condizione va velocemente lievitando. «Qualche problema lo sto incontrando ancora con centravanti fisici, mettere qualche chilo in più mi aiuterebbe ma avere uno come Cesar a fianco è già molto per la mia crescita. La sua esperienza è una risorsa per tutti», dice il finlandese, ormai titolare in una gerarchia ormai scritta. Con Leverbe terza scelta e gli altri ad aspettare il proprio turno. RADICI PROFONDE. La storia del Chievo nasce dalla difesa. Da Maran e D’Angelo, passando da D’Anna, Barzagli, Legrottaglie e Yepes. Campioni e miti. «Proteggersi bene per attaccare meglio», la regola di sempre abbracciata pure da Marcolini secondo una filosofia che a Veronello in cinque lunghe stagioni ha avuto modo di metabolizzare giorno per giorno. «Vogliamo sempre vincere, siamo consapevoli della nostra forza. L’abbiamo dimostrato anche con lo Spezia», la certezza di Vaisanen, punto fermo anche della Finlandia, modi gentili e sorriso facile atteso ad un ulteriore salto. La tappa successiva è Frosinone, davanti a chi di talento ne è pieno soprattutto là davanti. Anche senza la bandiera Ciofani, adesso della Cremonese. Avversario terribile per tutti, nuovo esame di maturità per una squadra in fondo giovane e non ancora del tutto a regime. «Dobbiamo andarci con grande entusiasmo, con l’energia giusta, con la voglia di essere quelli di sempre. E di far valere le nostre qualità», il piano partita già bollato di Sauli, investimento del Chievo a lungo termine dopo le assicurazioni ricevute dal suo ultimo campionato a Crotone. Abbastanza per dargli il privilegio di un posto al fianco di Cesar. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro De Pietro