Ancora lui

SALERNO Il Chievo lotta. Il Chievo ci crede. Il Chievo non molla. Mai. Va a fondo e riemerge, incassa e riparte, soffre ma sa benissimo come rimettersi in piedi e ribaltare l’inerzia di una partita complessa, seminata di insidie, durissima sul piano delle energie fisiche, mentali, nervose. Vissuta pericolosamente nel primo tempo, dominata con vigore e lo spirito della grande squadra dopo l’intervallo, pareggiata con merito anche al di là del gol segnato dal solito De Luca, a lungo contestato dai granata per quella palla che era difficile interpretare se tutta dentro - come avrebbe poi dimostrato la tv - oppure no. Battaglia doveva essere, sul prato dell’Arechi, e battaglia è stata. Senza vincitori né vinti, come recita l’uno a uno finale, ma con tante preziose conferme sul fronte dei gialloblù. Che per l’ennesima volta - quello di ieri è stato il dodicesimo risultato utile di fila - hanno dato ampia dimostrazione di organizzazione, lucidità, temperamento. Venendo a capo di uno dei rebus peggiori della stagione, forse il peggiore vista l’intensità e la carica agonistica spremute da quelli di Castori finché è stato possibile. E finché ha prodotto frutti l’approccio, estremamente determinato, dei primi minuti. È soprattutto lì che il Chievo, schierato con il classico 4-4-2 da Aglietti, rischia di scoprire le falle più drammatiche. Ed è lì che a un certo punto Tutino trova il varco giusto per catturare la palla centrata da Capezzi, scansare l’ingenuo Leverbe e fare secco Semper. Impegno già gravoso e gara in ulteriore salita, insomma, come del resto si conviene a un testa a testa di altissimo livello, tra due delle seconde forze del campionato. Cui i gialloblù restano aggrappati con le proverbiali unghie, sfiorando il pareggio soprattutto con i calci da fermo di Ciciretti. Ma è nel secondo tempo che l’andazzo vira bruscamente: gli eroi del primo tempo adesso sembrano intimiditi, l’assalto del Chievo è continuo, ispirato, pure furioso. Tanti uomini nei presidi del nemico e finalmente il gol, nato da uno spunto di lusso di Garritano e perfezionato dal tocco sottomisura di De Luca cui Belec cerca inutilmente di mettere una pezza. Palla dentro? Palla fuori? L’arbitro, su indicazione di chi è piazzato meglio di lui, la vede tutta oltre la linea. E l’equilibrio regna nuovamente sovrano. Con una differenza rispetto al primo tempo: che adesso il pallino è stabilmente nelle mani di quelli della Diga. Che rischiano su un errore in uscita di Renzetti ma accarezzano l’idea del raid assassino a poco più di dieci minuti dallo scadere, quando ancora De Luca imbecca Djordjevic dentro l’area. Stavolta l’intervento di Belec - coraggioso e tempista - ha pieno successo. Al Chievo resta un punto pesantissimo e, soprattutto, la soddisfazione di aver conservato un secondo posto in classifica di enorme valore. •

Francesco Arioli