La batosta

Chievo, ora è fallimento. Ma la partita non è finita

Luca Campedelli presidente del Chievo
Luca Campedelli presidente del Chievo
Luca Campedelli presidente del Chievo
Luca Campedelli presidente del Chievo

Il Chievo è ufficialmente fallito. La sentenza ieri, la numero 82 del Tribunale di Verona, ultimo atto dopo l'udienza di otto giorni fa che già andava in quella direzione. L'ultimo capitolo dopo una storia di 93 anni, di diciassette campionati di Serie A, di un preliminare di Champions League, di altre vetrine in Europa, di uno scudetto Primavera, di giocatori passati da Veronello diventati campioni del mondo, di una delle più belle favole del calcio italiano. La partita non è finita però, tutt'altro. «Se dovesse esserci fallimento vorrà dire che alla Figc potremmo chiedere un risarcimento ancor più sostanzioso», la posizione prima del verdetto di Stefano de Bosio, uno dei legali del Chievo, ancora in gioco alla camera di consiglio che già la prossima settimana potrebbe confermare i dubbi proprio del Consiglio di Stato che, non a caso, ha congelato l'ultimo provvedimento del Tar che non aveva fatto altro che ribadire l'esclusione del Chievo dalla Serie B e lo svincolo di tutti i giocatori come in tutti i precedenti gradi di giudizio a partire dal Tribunale Federale fino alla Corte d'Appello della Figc e il Collegio di Garanzia del Coni.

«Sarebbe come mettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi», il messaggio di de Bosio alla Federcalcio, in una battaglia che potrebbe presto entrare davvero nel merito, se il Consiglio di Stato dovesse decidere di aprire un nuovo procedimento dopo gli interrogativi lasciati dal tribunale amministrativo. Il Chievo è deciso a non fermarsi, ad uscire se dovesse servire anche dai confini della giustizia italiana. Convinto sempre che le norme emergenziali e quindi le regole dello Stato, con l'impossibilità ad un certo punto di poter rateizzare il debito col fisco, venissero prima delle scadenze della Figc e delle sue disposizioni.

Il Chievo ha quantificato il danno subito attorno ai 140 milioni di euro, includendovi il patrimonio della rosa oltre al titolo sportivo decaduto e a tutto il resto, a partire dalla perdita di valore del marchio. Proprio l'altro ieri il Chievo ha ottenuto il rinvio della decisione del Consiglio di Stato dopo aver evidenziato in una precedente comunicazione come tre dei giudici fossero stati prima partecipi di precedenti sentenze contro il Chievo in altre sedi parallele. Posizioni equivoche che hanno portato il presidente ad astenersi e due membri del collegio a rimettersi alla sua volontà. Cruciale la prossima partita, una delle ultime carte che ha il Chievo ma non l'ultimissima. Possibile anche, eventualmente, una trattativa con la Figc e l'ipotesi di riavere in cambio una categoria professionistica, più probabilmente la Serie C, rispetto al pagamento dell'intera cifra che i legali di Luca Campedelli chiederebbero. Tutto in gioco, un filo di speranza ancora c'è. Legato al Consiglio di Stato ma non solo. Al di là del fallimento..

Alessandro De Pietro