LEGNAGO

Sambou è implacabile «Merito della squadra»

Una storia incredibile quella di Boubacarr Sambou
Una storia incredibile quella di Boubacarr Sambou
Una storia incredibile quella di Boubacarr Sambou
Una storia incredibile quella di Boubacarr Sambou

Quattro giorni di deserto a piedi. Fatto prigioniero in Libia. Il Senegal, il Mali e la Mauritania attraversati uno dopo l’altro per fuggire dal Gambia. Per arrivare in Italia, in un modo o nell’altro. Altro che il calcio, Boubacarr Sambou per tanto tempo ha dovuto dribblare ben altro. «In Africa non ho mai toccato un pallone, le priorità erano altre», racconta Sambou, appena finita la seduta ieri pomeriggio al Sandrini, un delicato velo sul suo passato e la voglia di non pensarci più, circondato da una fiducia ormai infinita da parte di tutti. Più che mai l’oro del Legnago. Ventidue anni, ma è come se avesse vissuto tante vite. I gol prima come rifugio, poi come ancora di salvezza. Al Legnago c’è finito rimbalzando dalla D campana, prima alla Casertana e poi al Gladiator della vicina Santa Maria Capua Vetere, prima ancora il Rimini e la Fidelis Andria partendo dal Picerno dove ha anche giocato tre spezzoni in Serie C. Ad un’ora di strada da Salandra, provincia di Matera, dove a Sambou diedero un tetto e un posto in Seconda categoria. «Una fortuna la chiamata del Legnago e di mister Donati, adesso voglio solo ripagare tutti con tanti gol. Non credevo di cominciare così bene, ma questo non vuol dire che non fossi ottimista e consapevole delle mie qualità. Non ho ancora fatto niente però», la fotografia di Sambou, il ragazzo del giorno in Serie D. Fino a diciott’anni non aveva mai giocato a undici Sambou, altro che tagli e diagonali. Solo forza, corsa e talento grezzo. È andato ovunque, in ogni mattonella del campo. Soprattutto in mediana, poi avvicinandosi sempre più alla porta. Sembrava uno dei tanti pacchi postali che all’altezza della D viaggiano più o meno sottotraccia lungo l’Italia, ma a Legnago qualcosa è cambiato. Sambou ha intanto rovesciato ogni gerarchia, dopo nemmeno due mesi già un intoccabile. Cinque gol in tre domeniche, due doppiette compresa quella al Montebelluna in campionato dopo il Lumezzane in Coppa e il gol con la Luparense. Per adesso non c’è storia, lui e Rocco titolari e gli altri dietro. Dovrebbe essere così anche nella trasferta di Chioggia, quando il Legnago capirà una volta di più di che pasta è fatto. «Quel che conta», chiude Sambou, «è il bene della squadra. Valgono i punti in classifica, non i miei gol». •.

Alessandro De Pietro