Dopo la retrocessione

La D è una «giungla», il Legnago spera ancora nel ripescaggio

Antonio Minadeo, direttore sportivo del Legnago
Antonio Minadeo, direttore sportivo del Legnago
Antonio Minadeo, direttore sportivo del Legnago
Antonio Minadeo, direttore sportivo del Legnago

Meglio salvarsi in Lega Pro che vincere la D. Più facile, più comodo. E più conveniente, perché in Interregionale di ricavi sensibili non ce ne sono rispetto ai contributi sulle valorizzazioni dei giovani che in C sono un eccellente cuscinetto.

Il Legnago non sarà competitivo davanti alla potenza della Clodiense che ha in mente di mettere insieme in attacco Aliù e Gnago, gente da venti gol a testa a stagione, tremendi ormai ex terminali di Desenzano Calvina e Arzignano. Parecchio aspro il terreno della D dove anche Cjarlins Muzane, la Luparense di Mauro Zironelli e la solita Adriese non si faranno certo problemi a spendere quel che serve per provare a ritagliarsi vera gloria e abbandonare le solite vie dei vecchi derby fra la Laguna e il Polesine, fra Padova e Belluno salendo fino ai confini con la Slovenia.Tutte a caccia dell’unico posto che varrà la C.

Il Legnago adesso è una scatola semivuota, aspettando la metà di luglio quando la Lega Pro si pronuncerà sui ripescaggi. Un mese in sospeso, col rischio di rimanere col cerino in mano perché dopo tanti piagnistei alla fine tutte, forse tranne il Messina, l’iscrizione la presenteranno. La scure vera sarà quella successiva della Covisoc, ma per il presidente di Lega Francesco Ghirelli «la situazione è meno preoccupante della scorsa estate». Quando di società ne saltarono cinque, gli stessi fallimenti più o meno di cui avrebbe bisogno il Legnago per riavere i professionisti. Presto per le sentenze vere, ma certo non per fare mercato e iniziare a darsi un’identità. E cominciare a pensare che la Serie C sia un po’ più lontana di quanto non appariva dai primi scenari, a meno che dalle verifiche della Covisoc non emergano criticità finora sepolte. E che non tutte le ripescabili siano disposte a versare trecentomila euro per entrare in graduatoria. Il nodo è quello. Il Legnago ha pronto lo staff di Massimo Donati, dal preparatore atletico Andrea Bellini che l’allenava ai tempi del Verona di Mandorlini al responsabile dei portieri Matteo Martini fino al collaboratore tecnico Andrea Faccioli che diventerebbe vice di Donati nel caso di permanenza in D senza altre aggiunte.

La squadra tecnica è la solita, fra la direzione sportiva nelle mani di Tonino Minadeo e lo scouting capeggiato da Alberto Misturini più l’osservatore Marco Puttini ma senza l’esperienza e la conoscenza di Mario Pretto che dopo quattordici anni ha ripulito la sua scrivania lasciando di fatto il calcio dopo una vita nel pallone anche sfiorando la Serie A col Mantova di Di Carlo. Al di là del decentramento delle competenze scelto dalla società, una figura così il Legnago comunque non ce l’ha più. L’equilibrio va ricercato passo dopo passo. In sede segnate due date: il 4 settembre con l’inizio della Serie D e il 28 agosto con la prima giornata di Lega Pro. La prima evidenziata più della seconda..

Alessandro De Pietro